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Ebola fa paura all’ONU, Ban Ki-moon chiede aiuto a Barack Obama

Karin Landgren, Special Representative of the Secretary-General for Liberia, parla al Consiglio di Sicurezza (Foto UN/Enskinder Debebe)

Karin Landgren, Special Representative of the Secretary-General for Liberia, parla al Consiglio di Sicurezza (Foto UN/Enskinder Debebe)

Dopo gli ultimi terrificanti dati diffusi dall'OMS sulla diffusione del virus, il Segretario Generale delle Nazioni Unite con il Presidente USA programma una riunione speciale con altri capi di Stato in occasione dell'Assemblea Generale. Intanto al Consiglio di Sicurezza si discute della Liberia, il paese più colpito da Ebola

 

L’Ebola si sta diffondendo come un cancro, in maniera “esponenziale”: parola dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e delle Nazioni Unite. Le due istituzioni internazionali sono fortemente preoccupate dalla più grande epidemia del virus Ebola, da quando è stato scoperto nel 1976 in Congo e Sud Sudan. Dopo aver sentito al telefono il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e altri Capi di Stato, il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha detto che convocherà i capi di Stato che saranno a New York per l’Assemblea Generale per discutere sul problema e dare una risposta al pericolo che sta travolgendo l’Africa occidentale.

La paura del virus è legata anche al fatto che la trasmissione è molto rapida, avviene attraverso i fluidi corporei come muco, sangue, lacrime o saliva, ma basta anche il semplice contatto con oggetti usati dalla persona malata per essere contagiati. E’ in questo modo che probabilmente il virus sta esplodendo in Liberia. Nel paese dell’Africa occidentale ci sono stati almeno 2070 casi accertati, tra cui 160 operatori sanitari. Lo ha detto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu ieri Karin Landgren, la Rappresentante dell’UNMIL (la Missione delle Nazioni Unite in Liberia). “Molti operatori sanitari non erano muniti di una protezione appropriata, né della giusta formazione o retribuzione”. – ha detto – Inoltre, contribuiscono a diffondere il virus anche i riti dei funerali locali, che prevedono di toccare e lavare il morto, insieme alla tradizionale usanza di prendersi cura dei parenti e degli amici del defunto”.

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In queste circostanze, le condizioni di una grande città sono ideali per la diffusione del virus. Per questo le organizzazioni mondiali hanno alzato l’asticella dell’attenzione.

Contemporaneamente l’OMS ha pubblicato i dati della distruzione causata dall’Ebola, aggiornati allo scorso 6 settembre. Dipingono un quadro terrificante. Secondo i Ministeri della Salute di Guinea, Liberia e Sierra Leone l’epidemia di Ebola ha fatto registrare fino ad oggi 4269 casi di virus e 2288 morti tra questi tre paesi, tra i più pericolosi per la trasmissione e diffusione dell’Ebola. Quasi la metà delle persone morte, circa 1200, erano cittadini della Liberia, un paese che vive una fase di transizione post-bellica, con un economia e una situazione politica molto fragili e problemi di sicurezza da non sottovalutare. 

Ne ha discusso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu di martedì 9 settembre, che ha posto l’attenzione sui rischiosi effetti a catena che la crisi dell’Ebola può provocare in Liberia. Il Presidente della Liberia Configuration H.E. Mr. Mÿrten Grunditz, Rappresentante Permanente della Svezia per le Nazioni Unite, che ha visitato il paese ai primi di luglio, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che “ci sia nel paese una forte presenza internazionale, inclusa la Missione delle Nazioni Unite in Liberia (UNMIL)”- e ha aggiunto che “l’ingresso della Liberia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio potrebbe essere importante in questo senso”.

L’impegno degli Usa non si ferma qui. Per la fine della settimana prossima saranno mandati nell’Africa occidentale più di 100 esperti del virus. Il governo statunitense ha già speso più di 100 milioni di dollari e ne ha annunciati altri 75. Lo ha assicurato l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu Samantha Power, che ha aggiunto: “Dobbiamo evitare panico e paura. Vorrei ricordare che questa malattia è prevedibile e la sua diffusione controllabile”.

L'ambasciatrice Power (nel video sotto) ha dovuto anche rispondere a delle domande dei giornalisti che le chiedevano che misure l'ONU intendesse prendere per quanto riguarda i rischi di contagio al Palazzo di Vetro che si potrebbe correre con l'arrivo, tra due settimane, di molti diplomatici e funzionari dal West Africa a seguito dei loro capi di stato per l'apertura dell'Assemblea Generale. Power ha cercato di rassicurare, dicendo che ad una recente conferenza a Washington DC sull'Africa, i controlli sono stati adeguati alla situazione.

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Anche se meno gravi, l’Oms guarda con preoccupazione anche ai casi della Nigeria e del Senegal. Nel primo paese ci sono stati 21 casi di Ebola e 8 morti; nel secondo solo un caso di contaminazione è stato confermato e non ci sono stati morti o casi sospetti.

Tuttavia, il pericolo resta dietro l’angolo. Secondo l’Oms in 6-9 mesi oltre 20 mila persone potrebbero essere contaminate. La paura non proviene solo dall’Africa ma dal cuore dell’Onu stesso. In vista dell’Assemblea generale dell’Onu, le misure previste per evitare che ci sia qualsiasi forma di contagio potrebbero non essere sufficienti, di fronte all’arrivo di persone da 193 paesi del mondo.

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