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Dopo il fuoco, si soffre la fame in Ucraina: l’Onu in soccorso

Una donna di Artema, periferia di Sloviansk, Ucraina (Foto UNHCR/Iva Zimova)

Una donna di Artema, periferia di Sloviansk, Ucraina (Foto UNHCR/Iva Zimova)

Nonostante la tregua iniziato una settimana fa, l'Ucraina è stata colpita da una grave crisi umanitaria. 310 mila persone sono sfollate e hanno bisogno di generi alimentari. L'Onu distribuisce ogni giorno 10 mila porzioni di cibo. Intanto Kiev denuncia la rottura del cessate il fuoco da parte di ribelli e truppe russe

 

Dal 5 settembre le popolazioni in Ucraina dovrebbero dormire sonni più tranquilli. Ma il coprifuoco deciso con il Protocollo trilaterale tra le due nazioni belligeranti e l’OSCE ha allentato la tensione, ma non la fame. Quella sofferta da una popolazione lasciata sola di fronte a una guerra che fa ogni giorno in media 36 vittime, come denuncia l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

A sei mesi dall’occupazione e dal tentativo d’annessione da parte della Russia della Repubblica Autonoma di Crimea, l’Onu ha deciso di intervenire attraverso il Programma Alimentare Internazionale (WFP). Dall’inizio di settembre le popolazioni di Donetsk e Luhansk stanno ricevendo beni di prima necessità, assistenza medica e cibo come carne, pesce, frutta, verdura e pane. Attualmente il WFP distribuisce ogni giorno 10 mila porzioni di cibo per 2 mila persone per 5 giorni la settimana.

L’obiettivo, che l’agenzia per l’alimentazione dell’Onu vorrebbe raggiungere prima della fine del mese, è quello di arrivare a distribuire 90 mila razioni giornaliere per circa 18 mila persone, mentre sta pensando di lanciare un’operazione d’emergenza in Ucraina con cui sfamare 120 mila persone per i prossimi sei mesi, al costo di 15 milioni di dollari.

Tuttavia, anche in questo caso, le persone che verrebbero aiutate sono molte meno di quelle che attualmente non hanno un tetto sotto cui stare. Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR) gli sfollati interni all’Ucraina sono circa 310 mila. Considerando anche quelli che dall’Ucraina sono fuggiti il numero potrebbe raddoppiare.

I combattimenti degli ultimi mesi, principalmente nelle città di Luhansk e Donetsk e delle aree circostanti, hanno fortemente interrotto l’accesso al cibo e ai servizi di base” – ha spiegato Carlo Scaramelli, Direttore regionale per Medio Oriente, Nord Africa, Asia centrale e Europa dell’Est del Programma Alimentare internazionale.

Su questa “terra di confine”, questo significa il nome Ucraina, non si decidono solo le sorti di una popolazione. Il cessate il fuoco che doveva salvarla e porre un freno ai combattimenti in realtà ha mostrato tutta la sua fragilità.

“Sia l’esercito russo che i terroristi hanno rotto il coprifuoco e bombardato l’esercito ucraino e i civili più di 100 volte da quando la tregua è iniziata”. A dirlo è l'ambasciatore dell’Ucraina alle Nazioni Unite, Yuriy Segeyev che venerdì durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro ha invece assicurato che l’Ucraina dal canto suo “sta facendo di tutto per rispettare il protocollo”.

Interrompere il coprifuoco anche se per poco significa compromettere la vita delle persone e ostacolare l’arrivo degli aiuti. “I terroristi impediscono la consegna degli aiuti umanitari”, ha denunciato ancora Segeyev – e ha aggiunto – Come possiamo fidarci di un paese che sta occupando territori come la Crimea?”

Se l’Ucraina è scettica sulla volontà di Mosca di collaborare, anche l’Europa non nasconde i suoi dubbi. Oggi sono partite le sanzioni. Il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy si è affrettato a dire che saranno riviste se la situazione dovesse migliorare. La Russia minaccia ritorsioni economiche contro l’Europa, soprattutto nei settori di auto, abbigliamento e gas. Dall’altro lato del mondo l’America, invece, difende le misure prese dall’Europa. Ieri sera Obama ha dato l’ok all’iniziativa: “Siamo vicini all’Unione Europea”, ha detto.

La minaccia russa di chiudere i rubinetti del gas non spaventa l’Ucraina. “Abbiamo imparato la lezione – ha detto il Rappresentante Permanente per l’Ucraina – Non è la prima volta che la Russia usa questa politica. Noi siamo pronti per l’inverno”.

 

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