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Déjà vu della guerra “invisibile” americana

1999 nei pressi di Belgrado: effetti collaterali della guerra invisibile su un convoglio di agricoltori (Foto Renzo Cianfanelli)

1999 nei pressi di Belgrado: effetti collaterali della guerra invisibile su un convoglio di agricoltori (Foto Renzo Cianfanelli)

I bombardamenti degli "aerei invisibili" americani sulla Siria a caccia di terroristi dell'ISIS o dell'ISIL fanno tornare in mente quelli già visti nei pressi di Belgrado, quando oltre a sbagliare mira si facevano abbattere a colpi di mitra... Gli aerei invisibili, e del resto tutti i tipi di armi, per far finire le guerre servono a poco 

 

Il film è già visto. Una raffica di razzi Tomahawk della US Air Force, lanciati per la prima volta in territorio siriano contro le basi dell'autoproclamato Stato  Islamico sunnita –  che in Siria si è rafforzato con il terrore, fino a divenire una minaccia per Assad e per al-Qaeda, e che nei mesi scorsi ha esteso il suo controllo anche su parte dell'Iraq – ha aperto un altro fronte nella cosiddetta "guerra al terrore" voluta da George W. Bush, che dopo il ritiro delle truppe americane dall'Iraq sembrava definitivamente  conclusa.

Sarà, assicura il presidente Obama, una operazione mirata, condotta con gli aerei più moderni con il  fine di "degradare e distruggere"  la struttura terroristica, che dopo avere instaurato con una brutale campagna a base perfino di decapitazioni in Siria e in Iraq, pretenderebbe di estendere con la violenza (e finanziandosi con il petrolio) una sorta di primordiale califfato islamico in tutto il Levante. Per la prima volta, affermano la Casa Bianca e il Pentagono, è stato impiegato in combattimento il più moderno e avanzato "aereo invisibile" di cui gli Stati Uniti dispongono. Si tratta dello F-22, detto invisibile perché ricoperto interamente di materiale sintetico, che non si vede sul radar. 

E gli appassionati di armi precisano che gli F-22, basati negli Emirati Arabi, oltre a lasciare tracce minime di calore nell'alta atmosfera e a disorientare con sistemi molto sofisticati i sistemi di contraerea, sono capaci di lanciare bombe guidate di precisione da 500 kg sugli obiettivi anche a 25 chilometri dal bersaglio selezionato. Le fotografie del Pentagono, prontamente messe in rete dopo la missione compiuta, documentano in effetti che una parte degli obiettivi è stata appiattita come se ci fosse passato sopra un rullo compressore gigante. Missione, se non proprio compiuta perché lo stesso Obama ha messo in preventivo tre anni, almeno iniziata verso la obliterazione assoluta di questa nuova minaccia?

Effetti collaterali

1999: un agricoltore serbo incenerito sul trattore (foto R. Cianfanelli)

Non esageriamo e non fidiamoci troppo degli aerei invisibili. Chi scrive questa nota ricorda bene che, vicino a Belgrado, durante i bombardamenti della NATO nel 1999 un aereo invisibile, sia pure un po' meno moderno,  mentre volava a bassa quota cercando obiettivi,  sicuro della propria invisibilità, fu buttato giù dai serbi con un banale kalashnikov! Così, mentre la Serbia di Milošević veniva bombardata dalla NATO senza preoccupazioni eccessive per gli effetti collaterali (traduzione: stragi di persone innocenti; vedi la foto di lato), i serbi che come tutti gli slavi sono gente senza paura, per rincuorare la popolazione disegnarono e misero sui muri della città rovinata dei cartelloni con il disegno dell'aereo americano abbattuto, e sotto  la sarcastica scritta: "Sorry, we did not know that it was invisible" (scusate: non sapevamo che fosse invisibile).

Morale. Gli aerei invisibili, e del resto tutti i tipi di armi, per far finire le guerre – e soprattutto le guerre contro un nemico, quello sì invisibile perché non lotta con metodi  tradizionali – servono a poco. I terroristi, come dice efficacemente  Walter Laqueur, grande studioso di terrorismo, "sono come le pulci di un cane. Per distruggerli bisogna capire le cause del terrorismo, isolarli e farli morire per soffocamento togliendo loro l 'ossigeno, ovvero il supporto".

 


RenzoRenzo Cianfanelli, inviato di guerra per il Corriere della Sera, è corrispondente dalle Nazioni Unite.

 

 

          

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