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MGF: Cresce all’ONU il consenso contro le mutilazioni genitali femminili

La Terza Commissione ONU ha adottato con 125 co-sponsorizzazioni, la Risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (MGF). Ampliato il fronte dei paesi che hanno promosso la Risoluzione rispetto al 2012. L'Egitto suscita inquietudine dopo la sentenza di proscioglimento nel processo per la morte di una bambina di 13 anni 

Non c'è Pace Senza Giustizia e il Partito Radicale salutano la decisione della Terza Commissione ONU sulle questioni sociali, culturali e umanitarie, di adottare all'unanimità e con 125 co-sponsorizzazioni, la Risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (MGF). 

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite si era schierata per la prima volta contro questa pratica tradizionale il 20 dicembre del 2012, a seguito di una lunga campagna condotta dalla coalizione di Ong africane ed europee BanFGM, costituita su iniziativa di Non c'è Pace Senza Giustizia.

Il dato incoraggiante è l'ampliamento del fronte dei paesi che hanno promosso la Risoluzione: 21 in più rispetto al 2012. Non si tratta solo di un riconoscimento del lavoro delle attiviste sul campo, ma di una crescita di consenso che segna un chiaro impegno politico degli Stati nell'agire a tutti i livelli perché il dispositivo della Risoluzione, che riguarda la messa al bando della pratica in quanto violazione dei diritti umani di donne e bambine, venga applicato su scala mondiale.

Strumenti normativi e applicazione efficace della legge sono fattori cruciali assieme all'informazione e alla prevenzione. Auspichiamo che questa ulteriore presa di posizione  della comunità internazionale serva da stimolo sia per gli Stati ancora sprovvisti di strumenti cogenti di contrasto che per quelli già dotati di misure ad hoc. 

Tra questi ultimi, proprio per il ruolo avuto nella campagna contro le MGF e per aver approvato nel 2008 una legge tra le più avanzate, è l'Egitto il Paese che suscita oggi maggiore inquietudine. Il caso di Suhair al-Bataa, ila bambina di 13 anni deceduta nel giugno del 2013 a causa di un intervento di mutilazione genitale è sconcertante. Si è trattato del primo processo mai tenuto in Egitto per questo tipo di reato. La decisione della Corte di prosciogliere dalle accuse il medico che ha eseguito l'intervento e il padre della bambina che aveva deciso per l'operazione, al di là dell'aspetto sanzionatorio, rischia di vanificare irrimediabilmente la funzione deterrente della legge, che è il fondamento di un'autentica politica volta al rispetto della persona.

* Non c'è pace senza giustizia. Per maggiori informazioni contattare fgm@npwj.org

 

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