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Medici Senza Frontiere: La risposta ad Ebola è stata lenta, non lasciateci soli

di La VOCE NY

Punta il dito contro la comunità internazionale, Medici Senza Frontiere, per la lentezza della risposta ad Ebola e per aver lasciato il lavoro sul campo a operatori sanitari locali e volontari. "È deludente vedere che le nazioni con apparati di risposta a calamità biologiche abbiano scelto di non utilizzarli" ha detto Joanne Liu, presidente di MSF 

La risposta internazionale alla crisi Ebola in Africa occidentale è stata lenta e sbilanciata, ha fatto sapere Medici Senza Frontiere (MSF) in un comunicato diffuso martedì 2 dicembre. Colpa della comunità internazionale sarebbe di aver lasciato nelle mani della popolazione locale, dei governi nazionali e delle organizzazioni non governative (ONG) il compito di svolgere la maggior parte del lavoro pratico sul campo. Medici Senza Frontiere ha anche avvertito che non è il momento di abbassare l'allerta e che la comunità internazionale rischia di non riuscire ad adattarsi all'epidemia dopo i primi fallimentari tentativi di agire in tempi sufficientemente rapidi.

MSF ha avviato il suo intervento contro Ebola in Africa occidentale nel marzo 2014 ed è attualmente operativa in Guinea, Liberia, Sierra Leone e Mali. L'organizzazione gestisce sei centri di gestione dei casi di Ebola, con una capacità totale di oltre 600 posti letto. Dal mese di marzo, MSF ha ammesso più di 6.000 persone, di cui circa 3.800 sono risultati positivi per Ebola e 1.600 sono guariti. Nella regione, MSF conta un personale internazionale di 270 membri cui si aggiungono 3.100 persone assunte a livello nazionale. Ma non basta e, soprattutto, la responsabilità della risposta all'epidemia non può essere lasciata nelle sole mani delle ONG.

Sono passati tre mesi da quando MSF si era rivolta alle nazioni dotate di apparati di risposta a calamità bilogiche sollecitandole a inviare con urgenza risorse umane e materiali in Africa occidentale per affrontare l'emergenza. In questo periodo di tempo, i tre paesi più colpiti, Guinea, Sierra Leone e Liberia, hanno ricevuto qualche forma di assistenza da parte della comunità internazionale. Ma i governi stranieri si sono concentrati soprattutto sul finanziamento della costruzione di strutture per la gestione dei casi di Ebola, lasciando poi il recrutamento del personale e la gestione delle stesse strutture alle autorità nazionali, al personale sanitario locale, e alle ONG cui tuttavia mancano le necessarie competenze. Le autorità nazionali dei paesi interessati hanno assunto il controllo nell'organizzazione della risposta con ogni mezzo a disposizione. Ma i mezzi sono scarsi.

"La gente continua a morire di una morte orribile, in un focolaio che ha già ucciso migliaia di persone – ha detto Joanne Liu, presidente di MSF internazionale – Non possiamo abbassare la guardia e permettere che diventi un doppio fallimento, una risposta che è stata lenta a partire e che è inadeguata sul finale".

Formare gli operatori sanitari locali affinché utilizzino in sicurezza le strutture di gestione dei casi può richiedere settimane. E se MSF e altre organizzazioni hanno offerto programmi di formazione, su altri fronti ci sono stati notevoli ritardi. “È molto deludente vedere che le nazioni dotate di apparati di risposta a calamità biologiche abbiano scelto di non utilizzarli – ha detto ancora Liu – Come è possibile che la comunità internazionale abbia lasciato la risposta a Ebola, che ora è diventata una minaccia transnazionale, a medici, infermieri e volontari?".

In tutta la regione, resta una carenza di strutture adeguate per l'isolamento e la diagnosi dei pazienti, lì dove sono più necessarie. Nelle zone rurali della Liberia, con catene di trasmissione del virus già in atto, non ci sono mezzi di trasporto per i campioni di laboratorio. In Sierra Leone, decine di chiamate di segnalazione di casi sospetti al numero verde nazionale per l'emergenza Ebola si sentono rispondere di isolare le persone in casa.

Nel frattempo, altre misure essenziali per la risposta ad Ebola, come sensibilizzazione, accettazione da parte della comunità, sepolture sicure, monitoraggio e ricerca dei contatti avuti dai pazienti, allarme e sorveglianza, sono ancora assenti in vaste aree dell'Africa occidentale.

In Guinea, per esempio, dove l'epidemia continua a diffondersi, le attività di sensibilizzazione sono poche e inefficaci, soprattutto se si considera che l'intervento è iniziato otto mesi fa. Ma alcuni degli attori internazionali sembrano incapaci di adattarsi abbastanza rapidamente a una situazione in continua mutazione e di spostare l'attenzione su nuove necessarie operazioni.

"Tenere sotto controllo un'epidemia di Ebola va ben oltre l'isolamento e la cura del paziente – ha aggiunto Liu – Dovunque ci siano nuovi casi, il pacchetto completo di attività deve essere pronto a funzionare. Tutte le persone coinvolte nella risposta devono adottare un approccio flessibile e stanziare risorse per i bisogni più urgenti in quel dato momento e luogo”.

 

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