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L’ONU sui migranti: chiudere le frontiere aumenta i rischi. Servono corridoi di legalità

Un'azione della Marina italiana in soccorso a un gruppo di migranti nelle acque del Mediterraneo. Foto: UNHCR/A. D’Amato

Un'azione della Marina italiana in soccorso a un gruppo di migranti nelle acque del Mediterraneo. Foto: UNHCR/A. D’Amato

L'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati pubblica i numeri delle vittime dei "viaggi della speranza" e lancia un allarme: i controlli alle frontiere stanno diventando più importanti delle vite dei migranti. Ma i deterrenti non possono funzionare contro chi fugge da condizioni di vita estreme né diminuiscono l'entità dei flussi

 

Sotto il peso di flussi migratori senza precedenti, la comunità internazionale perde sempre piú di vista l'obiettivo di salvare la vita dei profughi concentradosi invece sui controlli delle frontiere. È questo l'allarme lanciato dall'agenzia dell'ONU per i rifugiati (UNHCR) alla vigilia del meeting di Ginevra dedicato alla protezione dei migranti e in coincidenza con la celebrazione della Giornata dei Diritti umani.

“È un errore – ha dichiarato mercoledì nel corso di una conferenza stampa Antonio Gutierres, l'alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati – Il controllo delle frontiere e dei flussi migratori sono una preoccupazione di tutti i paesi ma le politiche tese a risolverli non devono essere progettate in modo che le vite umane finiscano per diventare danni collaterali”.

Secondo stime dell'ONU, almeno 348.000 persone hanno rischiato la vita per fuggire a condizioni di miseria e di conflitto nei propri paesi d'origine e l'Europa, che è praticamente circondata da questi conflitti a sud, in Libia, a est, in Ucraina e a sud-est, in Siria ed Iraq, deve fronteggiare veri e propri esodi di rifugiati. Ben 207.000 anime che, solo nel 2014, hanno provato ad attraversare il Mediterraneo: un aumento di circa tre volte il record precedente di 70.000 persone, registrato nel 2011.

Ma il Mediterraneo non è l'unico tragitto migratorio per i diseredati del globo. Secondo l'agenzia dell'ONU, ben 82.000 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso per raggiungere i ricchi paesi del Golfo Persico dal Corno d'Africa. Nel Sudest asiatico, circa 54.000 persone sono salpate da paesi come il Bangladesh o Myanmar alla volta dell'Indonesia, la Tailandia e la Malesia.

In aggiunta ai pericoli inerenti alle traversate vere e proprie, molti di questi profughi devono subire i soprusi perpetrati dai trafficanti e dalla criminalità organizzata che controlla i traffici e il pericolo che si va profilando, secondo le Nazioni Unite, è che molti dei governi coinvolti, si ritrovano ad essere incapaci sia a controllare il flusso migratorio che a tutelare la vita di queste masse di disperati.

“È impossibile fermare attraverso la deterrenza una persona che tenta di sfuggire a condizioni di vita estreme – ha dichiarato Antonio Gutierres – La questione va affrontata alla base risolvendo i problemi nei paesi di origine e attaccando le organizzazioni criminali che gestiscono questi traffici. […] Per quanto riguarda coloro che riescono a sopravvivere a questi viaggi, i paesi che li accolgono devono elaborare nuove strategie per distinguere i veri rifugiati da coloro che non lo sono”.

L'alto commissario per i Diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein che ha partecipato all'evento sponsorizzato dall'UNHCR, ha messo in guardia i paesi ricchi dai pericoli della xenofobia. “Tentativi unilaterali di chiudere le frontiere sono quasi certamente inutili – ha dichiarato Al Hussein – e la risposta a questi problemi non può consistere in aggressive, e spesso controproducenti, politiche anti-traffico”.

I responsabili dell'ONU hanno anche messo in evidenza il fatto che le strategie anti-immigrazione non diminuiscono l'entità dei flussi migratori ma aumentano i rischi che essi devono affrontare creando zone di illegalità e di impunità. Un possibile soluzione, sarebbe quella di abbandonare la mentalità dell'assedio di molti paesi ricchi e di creare invece dei corridoi di immigrazione legale che consentirebbero maggiori controlli.

“È un tratto tipico della natura umana quello di cercare protezione, opportunità di emancipazione e speranza anche sfidando pericoli enormi – ha concluso Al Hussein – Al loro posto anche noi probabilmente agiremmo nella stessa maniera”.

 

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