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Tsipras: un fronte unito contro il liberismo

Per Alexis Tsipras in Grecia il nemico dei popoli non è la destra conservatrice ma il capitalismo liberista. Con la sua alleanza di governo con il partito di destra ANEL, la sinistra vera diventa il punto di riferimento di tutto il malcontento, di tutta la rabbia, di tutto il bisogno di eguaglianza ma anche di valori condivisi, di regole accettate, di civiltà

 

La grandezza di Marx fu rendersi conto prima degli altri che il nemico non era più l’aristocrazia, come invece il capitalismo vittorioso voleva far credere ai popoli per indirizzare la loro rabbia e il loro desiderio di emancipazione contro falsi obiettivi. Il nemico era il capitalismo e andava combattuto senza farsi distrarre da minacce inventate o secondarie. I grandi movimenti sociali, le rivoluzioni comuniste e la resistenza antifascista vanno visti in questa prospettiva: delle applicazioni corrette (anche se non sempre costruttive e a volte fallimentari) dell’intuizione marxiana. 

Ma da qualche decennio, si sa, l’opposizione al capitalismo si è spenta. È stata con successo deviata verso altri bersagli, alcuni nobili (in particolare le lotte civili contro il razzismo e i pregiudizi), altri fasulli (il terrorismo, la droga, la criminalità – non nel senso che non esistano: nel senso che li si è lasciati crescere intenzionalmente, per poter poi far finta di combatterli). Così, pressoché indisturbato, trionfa il neocapitalismo, ossia il capitalismo che ha raggiunto un’egemonia planetaria, non più condizionato o limitato da vincoli morali, culturali, nazionali, ambientali. 

Questo è il nostro nemico, e oggettivamente il nemico di tutta l’umanità, che sta portando alla catastrofe. Il resto sono dettagli. Anche i fascisti, ormai totalmente irrilevanti se non nella misura in cui svolgono una funzione di provocazione a vantaggio del potere finanziario globale. Contrastare ogni tanto le loro provocazioni, come è stato fatto recentemente a Cremona, va benissimo: ma solo se lo si considera una sorta di allenamento in vista di scontri ben più duri, di battaglie davvero determinanti. E solo se non aliena il possibile sostegno di ampi gruppi sociali, in gran parte di lavoratori e classi non abbienti, che oggi guardano a destra per compensare le loro frustrazioni per la dissoluzione delle loro comunità, la loro disperazione per la svendita dei beni comuni e dello stato sociale, la loro paura di cambiamenti troppo rapidi e che rapidamente conducono alla loro marginalizzazione e al loro impoverimento. 

Non c’è proprio più la possibilità di fare i puristi e i massimalisti. La sinistra, quella vera, rivoluzionaria, deve riuscire a diventare il punto di riferimento di tutto il malcontento, di tutta la rabbia, di tutto il bisogno di eguaglianza ma anche di valori condivisi, di regole accettate, di civiltà – di un argine contro la finta meritocrazia e la spietata legge della giungla imposte dal liberismo. 

Credo che questo stia cercando di fare Alexis Tsipras in Grecia, alleandosi con ANEL, partito conservatore ma populista. È una mossa intelligente: non solo gli consente di governare ma dà un segnale a chi vota a destra per motivi sociali – e ce ne sono tanti. Il totalitarismo globale del neocapitalismo ha cambiato i giochi: bisogna creare un fronte il più ampio possibile per fermarlo, finché si è in tempo. Bisogna tornare a fare politica e non solo pubblicità, gossip e talk show.

Ovviamente chi ha bisogno di ideologie che gli garantiscano una posizione di supremazia etnica o di eccezionalità culturale deve continuare a essere escluso, rigettato. Non c’è posto per i razzisti, i neonazisti, gli integralisti, gli elitisti. Ma i conservatori che davvero vogliono conservare, i tradizionalisti che vogliono tenere in vita le loro tradizioni, tutti coloro che si aggrappano alla destra per difendere le loro comunità e ribadire il loro senso di appartenenza, possono e devono essere recuperati dalla sinistra in quella che ormai è una guerra all’ultimo sangue contro il liberismo. 

È anche un'occasione per riflettere senza pregiudizi sulla questione dell'immigrazione: che non deve diventare xenofobia ma neppure sradicamento di massa, a esclusivo vantaggio di chi con la scusa della libera circolazione delle merci, dei capitali e dei lavoratori ha creato livelli di diseguaglianza sociale e di degradazione ambientale che non hanno precedenti nella storia. 

Bravo Tsipras: è un politico vero, non un arrivista e un opportunista come i pagliacci a cui ci siamo abituati in Italia (e anche in America). Deluderà i duri e puri, quelli che in fondo cercano il martirio, individuale e collettivo; ma può salvare il mondo.

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