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L’ennesima tragedia di migranti nel Mediterraneo e le lacrime di coccodrillo dell’Europa

Oltre 300 migranti morti al largo di Lampedusa, ma l'inadeguatezza dell'operazione Triton dell'UE viene messa in risalto solo dopo la catastrofe: "Non all'altezza dei compiti che deve svolgere. Un'altra sciagura che poteva essere evitata”.  Papa Francesco: "A nessuno manchi il necessario soccorso” 

 

Una strage immane: sarebbero almeno 330 i migranti morti nel Canale di Sicilia mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’agognata Europa. Di quattro gommoni stracolmi di donne, uomini e bambini, partiti sabato  dalla Libia, solo uno è arrivato a destinazione. La Guardia costiera italiana  lo ha soccorso lunedì. A bordo c’erano 105 persone, stremate dal freddo, in mezzo ad un mare in tempesta. 29 di loro non c’è l’hanno fatta, sono morti di ipotermia. I superstiti di quella che già si presentava come una tragedia hanno raccontato il resto: 

“Erano in tutto quattro i gommoni. Di questi quattro – ha riferito Flavio Di Giacomo dell’Organizzazione internazionale migranti  – uno è il gommone soccorso dalla Guardia Costiera lunedì (con 105 persone a bordo) e che ha visto la morte per ipotermia di 29 migranti. Altri due gommoni (con 105 e 107 persone) sono naufragati e i 9 sopravvissuti in mare sono stati soccorsi da un mercantile e portati stamattina a Lampedusa. Il quarto gommone non sarebbe mai stato avvistato, ma i sopravvissuti affermano che a bordo ci sarebbero state altre 100-105 persone, tutte presumibilmente disperse.  Su un totale di 420 persone partite sabato, le vittime totali, compresi i 29 morti di ipotermia, sarebbero quindi circa 330”. Numeri drammatici che ricordano la tragedia  del 3 ottobre 2013, quando il mare inghiottì a mezzo miglio di Lampedusa 366 migranti.

I dettagli forniti dai superstiti -che arrivano dal Mali e dal Senegal- di questa nuova carneficina sono agghiaccianti: “Da alcune settimane – hanno detto ai soccorritori- eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica.  Eravano circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante. Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi”. 

Il terribile bilancio delle vittime ha scatenato nuove polemiche sull’approccio europeo al fenomeno dell’immigrazione. Nel mirino l’operazione Triton, gestita direttamente dall’Ue e che ha sostituito l’italiana Mare Nostrum. Triton, gestita dal programma europeo Forntex,  prevede il pattugliamento entro trenta miglia dalle coste. Non può spingersi oltre quel limite, non è stata pensata per il soccorso. 

Adesso, solo adesso, il Consiglio europeo boccia la missione: “L'operazione Triton non è all'altezza dei compiti che deve svolgere e l'Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace- dice in una nota il commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa, Nils Muiznieks – la tragedia consumatasi nel Mediterraneo è un'altra sciagura che poteva essere evitata. Spero che l'Europa cambi approccio, dando maggiore peso ai diritti umani”.   

Muiznieks ha anche elogiato Mare Nostrum, missione che mirava proprio al salvataggio di vite umane, ma che l’Europa aveva ‘gentilmente’ lasciato solo nelle mani dell’Italia. 

Sulla questione è intervenuto anche l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr): “L'operazione Triton non fornisce in modo adeguato la capacità di ricerca e soccorso.  Se le operazioni di ricerca e soccorso non verranno condotte in modo idoneo, ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo genere", sottolinea l'Unhcr, che ribadisce la richiesta che l'Ue "fornisca all'Italia un sostegno adeguato di modo che possa far fronte agli arrivi di persone che attraversano irregolarmente il Mediterraneo". 

Le agenzie di stampa sono inondate da comunicati di associazioni e politicanti che si ricordano dei migranti solo dinnanzi alle tragedie e che domani avranno già dimenticato tutto. 

Mentre Papa Francesco torna ad invocare, ancora una volta, come già aveva fatto a Lampedusa, una vera solidarietà: “Sono preoccupato per le notizie giunte da Lampedusa dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”.

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