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Diritti umani e diritto umanitario: il caso di Khojaly

Una recente riunione del Comitato di Helsinki

Una recente riunione del Comitato di Helsinki

A Roma il 25 febbraio conferenza sulla questione irrisolta tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno–Karabakh. Viva è, in Azerbaigian, la ferita del massacro di Khojaly, nel Nagorno–Karabakh, dove nel 1992 truppe armene in una sola notte uccisero più di 600 azeri, compresi donne e bambini

 

Mercoledì 25 Febbraio il Comitato italiano Helsinki per i diritti umani terrà a Roma, presso il Senato della Repubblica, un convegno internazionale dal tema “Diritto internazionale umanitario e protezione dei civili nei conflitti armati. Il caso di Khojaly”. Non molto conosciuta è la questione irrisolta tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno–Karabakh. Una problematica delicata e complicata che intreccia molti argomenti, dalla politica estera ai rapporti tra etnie e religioni fino ai diritti umani. Viva è, in Azerbaigian, la ferita del massacro di Khojaly, nel Nagorno – Karabakh, dove nel 1992 truppe armene in una sola nottata uccisero più di 600 azeri, compresi numerosi civili, donne e bambini. Secondo le giurisdizioni internazionali e il diritto internazionale parlare del Nagorno – Karabakh come entità statale indipendente è errato.

Il Nagorno–Karabakh è un territorio appartenente all’Azerbaigian e nemmeno l’Armenia ha riconosciuto l’indipendenza del territorio conteso. Il Parlamento dell’Armenia, il 12 Novembre 2014, ha votato, con l’80% dei membri, contro il riconoscimento del Nagorno–Karabakh. Un’ entità non riconosciuta dal diritto internazionale nei territori dell’Azerbaigian occupati dalle forze armate dell’Armenia. L’Armenia ignora le quattro risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che invocano il ritiro delle forze armene dai territori occupati. Il gruppo di Minsk dell’Osce ha sottolineato come non si possa accettare lo status attuale e di come non si possa compiere nessun passo decisivo per la pace senza il cessare dell’occupazione militare da parte dell’Armenia. Risultano essere notevoli i crimini compiuti dall’Armenia. Emblematico fu l’abbattimento di un elicottero, il 20 Novembre 1991 nel territorio del Nagorno–Karabakh, dove viaggiavano 13 funzionari governativi dell’Azerbaigian e forze di pace del Kazakistan e della Russia. Durante quell’episodio, che bloccò i colloqui di pace in corso, morirono in totale 22 persone. Una forte preoccupazione internazionale proviene anche dal budget dei due governi per le spese militari e in armamenti.

L’Azerbaigian ha aumentato le spese militari. L’Armenia ha aumentato le spese militari più dell’Azerbaigian: 451 milioni di dollari nel solo 2013. Un graduale sviluppo economico è in corso in Azerbaigian che sta incrementando molto la propria capacità imprenditoriale e d’attrazione per gli investitori stranieri. Paese ideale dove aprire un’azienda, con procedure molto veloci, in solo 72 ore si ottengono tutti i permessi burocratici e la documentazione per avviare un’impresa. L’ Azerbaigian, dopo 70 anni di dominio sovietico, riconquista l’indipendenza nel 1992. Nel 2003 è stata abolita la pena di morte dal codice giuridico del paese. L’ Azerbaigian ha aderito a tutte le più rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite e del Parlamento Europeo. Ha trasferito la competenza del sistema penitenziario dal Ministero degli Interni a quello della Giustizia, trasferendo la regolamentazione penale da una gestione militare ad un ambito completamente civile.

In Azerbaigian la religione è del tutto separata dallo stato, uno stato multiconfessionale, dove alla maggioranza musulmana si affiancano molte comunità cristiane, ebree e buddiste. Il traguardo per una sana democrazia, rispettosa dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale, è un percorso ancora lungo e la definitiva risoluzione del conflitto del Nagorno–Karabakh potrebbe essere un passo importante per il traguardo democratico. L’Armenia dovrebbe, innanzitutto, rispettare le varie risoluzioni delle Nazioni Unite. 

 

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