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L’ISIS in Libia: che fare? Al Consiglio di Sicurezza ONU si discute con “calma”

Bernardino León, rappresentante speciale del Segretario Generale in Libia, in video conferenza da Tripoli, si rivolge al Consiglio di Sicurezza (Foto ONU/Loey Felipe)

Bernardino León, rappresentante speciale del Segretario Generale in Libia, in video conferenza da Tripoli, si rivolge al Consiglio di Sicurezza (Foto ONU/Loey Felipe)

Si è riunito il Consiglio di Scurezza delle Nazioni Unite dopo la strage dei cristiani egiziani decapitati in Libia dall'ISIS. Ascoltate le preoccupazioni dello Special Envoy  Bernardino León e le frustrazioni dell'Egitto, con il suo ministro degli Esteri Sameh Shoukry spazientito dai tempi di reazione ONU. L'Italia chiede un "cambio di passo"

La preoccupante avanzata dell’ISIS che, per molti, sembra quasi una marea inarrestabile soprattutto dopo l’arrivo dei loro miliziani in terra libica, ha seriamente ed ulteriormente allarmato l’ONU. La Libia una nazione che dal 2011, ovvero dopo l’esplosione in tutta l’area della "primavera araba" e la conseguente uccisione del leader storico Muammar Gheddafi, vive una situazione di profonda instabilità politica e sociale, è anche storicamente legata, anche dal punto di vista commerciale, con l’Italia.                                            

L’offensiva dello Stato Islamico, il quale oramai controlla saldamente diverse aree in Libia, ha peggiorato una situazione già particolarmente intricata e ha preoccupato ancor di più il nostro Paese, da sempre considerato, non solo geograficamente, una delle nazioni europee più a stretto contatto con tutta l’area nordafricana: dopo l’allarme lanciato dal premier libico Abdullah al Thani, il quale ha annunciato che anche l’Italia rischia di essere attaccata dalle milizie terroristiche, pochi giorni fa è stato lo stesso ISIS a diffondere un inquietante messaggio in cui affermava che ad un eventuale intervento militare italiano in terra libica, avrebbe risposto con l’invio di 500 mila migranti verso le coste italiane, con il serio rischio di infiltrazioni di terroristi. Oltre a tali proclami, utili come armi psicologiche per cercare di destabilizzare e minare la forza e le certezze europee ed occidentali, le truppe dell’ISIS hanno diffuso, nel loro solito modo e cioè filmando e poi postando il video su internet, l’orrenda esecuzione di ventuno egiziani  cristiani coopti, che erano stati rapiti presso la città libica di Sirte, e che ha scatenato la reazione militare del governo egiziano, coadiuvato dalle forze libiche, che ha bombardato con diversi raid aerei le milizie dello Stato Islamico in Libia.

In questo ingarbugliato scenario, Bernardino León, rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon  e capo della missione di sostegno della comunità internazionale in Libia, ha partecipato alla seduta  del Consiglio di Sicurezza attraverso una videoconferenza da Tripoli, affermando che “nessuna parola può esprimere la mia indignazione ed avversione riguardo la decapitazione di ventuno uomini, tra cui venti egiziani uccisi solamente per il loro credo religioso e la loro nazionalità”; León ha poi proseguito ricordando che barbarie simili si perpetrano da diversi mesi in quest’area, specialmente presso Benghazi, e ha rammentato che numerosi gruppi legati ad Al-Qaeda si sono rafforzati in maniera esponenziale dal 2011 ad oggi, controllando diverse zone, come quella di Derna, e fornendo un supporto logistico e militare all’ISIS.  

Il rappresentante di Ban Ki-moon, dichiarandosi fiducioso circa  un accordo di unità nazionale fra i vari rappresentanti delle fazioni libiche per affrontare nella maniera più efficace possibile  l’emergenza che incombe nel Paese, ha asserito: “Si può sconfiggere il terrorismo il Libia solo attraverso la volontà politica ed istituzionale di un Governo Libico unito, il quale avrà bisogno del forte sostegno della comunità internazionale per affrontare le numerose sfide che qui sono presenti”.

Per León, quindi, l’unità di intenti ed un’azione persistente di tutte le parti in questione è l’unico modo per combattere seriamente il terrorismo; tale linea è stata condivisa anche dai ministri degli esteri di Libia ed Egitto e Algeria, i quali hanno esortato i partecipanti al Consiglio di Sicurezza ad intraprendere un’operazione rapida e risolutiva per sconfiggere l’ISIS. In particolare il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry è sembrato spazientito con i tempi di reazioni della comunità internazionale e ha messo in chiaro che la sola assistenza umanitaria e ricerca della soluzione politica in questo caso non servirebbe, ma come ha già fatto l'Egitto, si deve essere pronti e reattivi ad affrontare i terroristi con i mezzi militari.

Con i tre ministri dei tre paesi arabi, al Consiglio di Sicurezza è intervenuto anche il Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, Sebastiano Cardi (vedi anche l'intervista della VOCE qui), sostenendo le direttive del Consiglio e condannando fortemente l’uccisione dei ventuno cristiani copti, ha affermato: “L’Italia intende intensificare il suo sostegno agli sforzi delle Nazioni Unite ed è pronta a fare la sua parte riguardo le decisioni che il Consiglio di Sicurezza prenderà. Allo stesso tempo, il deterioramento della situazione richiede un cambiamento di passo della comunità internazionale prima che sia troppo tardi. Questo è il motivo per cui l’Italia guarda con particolare interesse l’imminente rinnovo del mandato UNSMIL.”

In una risoluzione ancora da discutere e votare, inoltre,  l’ONU dovrebbe togliere l’embargo delle armi nei confronti della Libia ma, d’altro canto, non intende intensificare il flusso di armamenti che rafforzerebbe l’ISIS: un’azione, dunque, che potrebbe avere opposti esiti e complicare maggiormente  un contesto già molto problematico. L’impresa che l’ONU si appresta ad affrontare è piena di numerose difficoltà ed incertezze ma, come sostenuto all’unanimità, solo con l’attiva cooperazione di tutti si potrà combattere efficacemente l’ISIS.

 


 

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