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L’ISIS in Libia: l’Italia chiede al CdS ONU un “cambio di passo”

L'ambasciatore Sebastiano Cardi durante il suo intervento sulla Libia al Consiglio di Sicurezza dell'ONU

L'ambasciatore Sebastiano Cardi durante il suo intervento sulla Libia al Consiglio di Sicurezza dell'ONU

Alla fine della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alla Libia, abbiamo avvicinato l'ambasciatore Sebastiano Cardi: "Per noi è prioritario che il Consiglio si dedichi a questa crisi, deve farlo con serietà, è quello che abbiamo chiesto e la riunione di oggi è una conferma"

 

Mercoledì pomeriggio la riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU dedicata alla Libia. Una parte era a porte aperte, e noi siamo dentro la grande sala col tavolo a ferro di cavallo. E' appena finita la riunione, l’ambasciatore italiano Sebastiano Cardi ha da poco terminato l'intervento dell'Italia (che potete leggere sotto in inglese). Facciamo segno ai suoi collaboratori  che vorremmo delle ulteriori dichiarazioni e Cardi, con la gentilezza che lo contraddistingue,  si avvicina per rispondere alle domande de La VOCE.

Allora ambasciatore l’Italia è pronta? Ma come e cosa farà?

"L’Italia appoggia l’azione di mediazione dell’Onu di Bernardino Leon, questo è il prerequisito. Bisogna che l’ONU e Leon riescano a convincere le parti e in parte stanno avendo successo in questo a trovare una soluzione per  un governo di unità nazionale. Una volta che avremo avuto questa svolta, speriamo presto, si tratterà di trovare un modo insieme ai partner regionali, agli altri paesi interessati ed insieme alle autorità libiche di trovare i mezzi e le misure per stabilizzare il Paese e dargli una nuova direzione per combattere soprattutto il terrorismo".

Lei ha detto che per l'Italia ci vuole un “cambio di passo” da parte del Consiglio di Sicurezza. In cosa consiste esattamente questo “cambio di passo”?

"Prima di tutto nell’esame della situazione in Libia, l’Italia ha ripetuto da settembre quando venne qui il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e come poi ha ripetuto il ministro Paolo Gentiloni recentemente sempre all'ONU, che deve essere la priorità assoluta della comunità internazionale, per evitare il rischio di una instabilità vicinissima alle coste europee, ma ovviamente questo riguarda anche tutti i paesi della regione, come abbiamo sentito dai colleghi di altri paesi arabi. Quindi per noi è prioritario che il Consiglio si dedichi a questa crisi, deve farlo con serietà, è quello che abbiamo chiesto e la riunione di oggi è una conferma. Il Consiglio si sta riunendo ora a porte chiuse e vedremo che tipo di reazione avrà ai discorsi fatti oggi dall’Egitto, dall’Italia, dalla Tunisia".

L’ultima domanda era proprio su questo. Lei ha sentito i discorsi dei ministri degli Esteri egiziano e libico e soprattutto quello del ministro egiziano Shoukry è sembrato ancora sottolineare il fatto che il Consiglio di Sicurezza debba cambiare passo ma il ministro egiziano ci è sembrato usare toni ancora più forti. Lei ha visto impazienza nell’Egitto sui tempi che l’ONU sta prendendo?

"Certo, perché l’Italia è un paese confinante ma abbiamo 300 km di mare, loro hanno un problema ancora più immediato, hanno un’importante comunità egiziana in Libia, anche tunisina ed algerina, e si susseguono rapimenti e violenze: quindi, chiaramente, per loro la minaccia terroristica, come per noi d’altra parte, è molto vicina, quindi dobbiamo riconoscere che hanno molte ragioni quando denunciano una situazione molto pericolosa. Condividiamo queste preoccupazioni e dobbiamo trovare insieme, con tutti questi Paesi, con l’ONU e con l’Unione Europea, il modo di affrontare il fenomeno del terrorismo".

Ma c’è ancora tempo per la mediazione politica per cercare di formare un governo di unità in Libia prima che non sia troppo tardi? Lei pensa che ci sia ancora questo tempo con l'ISIS dentro la LIbia? 

"Credo che l'inviato speciale Leon abbia avuto alcuno successi ed abbia fatto qualche passo in avanti, quindi non credo si sia dato un tempo indefinito, probabilmente sta pensando in termini di giorni o settimana, non certo mesi, e quindi dobbiamo sostenere pienamente i suoi sforzi perché se avessimo una nuova unità politica in Libia sarebbe più facile per tutti combattere il terrorismo".

 

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Statement delivered on February 18, 2015 by the Permanent Representative of Italy to the United Nations, Ambassador Sebastiano Cardi, at the Security Council meeting on the Situation in Libya

 

Mr. President, Members of the Council, Mr. Ministers,

 

          Italy condemns in the firmest possible terms the barbaric killing of 21 Egyptian Coptic Christian citizens in Sirte. To the families of the victims and the Egyptian authorities, we express our deepest condolences and solidarity.

 

The Libyan crisis is one of the most pressing, sensitive challenges facing the international community today. There has been a grave deterioration in the security situation, particularly in Tripoli, as evidenced by the attack on the Corinthia Hotel on 27 January, followed by other serious episodes. This requires all of us to support through every means the diplomatic action underway to solve the crisis.

         

Also thanks to this meeting of the Security Council, we are witnessing a growing awareness of the crisis and of the need for a timely solution. What we expect from this meeting is the realization once and for all, here at the United Nations, that we need measures that can stabilize the Country.

 

In its difficult transition toward democracy, Libya has remained vulnerable to divisions between the factions that have compromised the attempt to reinvigorate the Libyan transition. Although the elections produced a Parliament and a government that are recognized by the international community, they did not mark a turning point in the political process.

 

This fragile political and institutional framework risks being filled by the threats of terrorist groups against which we must hold strong and by the joining of forces of local factions and extremists. We cannot allow for this to happen. On the contrary, we must double our efforts to support the process of dialogue facilitated by the United Nations, which is showing increasing signs of vitality, with a view to the rapid formation of a national unity government that is able to stabilize the Country, assert its authority over the whole territory, and jump-start reconstruction.

 

Italy has supported the UN’s mediation efforts from the start, convinced that a political solution is the only way out of the crisis in Libya. Some preliminary results have been achieved at the Geneva and Ghadames meetings, thanks also to the dedication of SRSG Leon and Italy is pleased to have contributed to this progress by making available to the United Nations its network of contacts and providing logistic support for several sessions.

 

Our shared goal is to empower the moderate front in the Libyan political scene. We need a clear-cut, renewed commitment from all those who believe in dialogue as the only way forward.

 

The success of this dialogue requires and aims for the conclusion of a credible ceasefire respected by all the parties to the conflict throughout the Country. But the latest developments also send the message, loud and clear, that we do not have forever.

 

In Libya we are dealing not with monolithic blocks but rather with many different fronts that have their own internal conflicts. The splintering of the parties is both a challenge to and an opportunity for the UN’s mediation efforts.

 

Mr. President,

 

          The next few weeks will be crucial to the future of Libya. Italy intends to step up its support for the efforts of the United Nations and is ready to do its part in the framework of the decisions that the Security Council takes. At the same time, the deterioration in the situation on the ground demands a change in pace by the international community before it is too late. This is why Italy looks with expectation to the upcoming renewal of the UNSMIL mandate. The mission should be equipped with a mandate, the means, and the resources needed to accelerate the political dialogue, and to stabilize and assist a new reconciliation framework and a new national unity government in Libya.

 

          The international community must send the message that – once the Libyans have reached the compromise needed to form a national unity government – it is ready to resume its cooperation and support.

 

And we must not find ourselves unprepared when that moment arrives. Otherwise we risk an immediate negative impact not only on the political sustainability of the National Unity Government, but also the advance of radicalism, and a worsening of the humanitarian situation. And allow me, before this august body, to recall the tragedy of the thousands of persons who flee the Country on unsafe vessels headed for the Italian and European coasts. Since the beginning of the year, the EU’s Operation Triton has already rescued 5,302 people from the sea, an almost sixty percent increase over 2014.

 

These statistics clearly indicate to us the dimensions of the challenge we face. What is happening in Libya has a profound impact both in Africa and in Europe, on both shores of the Mediterranean, with grave repercussions on the stability of Libya’s neighbors – including Italy – as well as on the success and sustainability of the transition processes in the area.

 

Mr. President,

 

It will be our job, from the start, to assist the Libyan authorities in the stabilization of the Country. Even in the most optimistic scenario, this process will be long and fragile, requiring coordinated action by various international stakeholders. Italy is willing to take a leading role in this task, in the framework of a United Nations initiative. Italy is ready to contribute to the monitoring of the ceasefire and the keeping of the peace. We are ready to work to train the military, in a framework of integration of the militants into a regular army, and for the rehabilitation of the Country’s infrastructures. We are ready to treat and to heal the wounds of war and to resume our broad program of cooperation withLibya. The civilian population must clearly see the advantages of the reconciliation championed by the international community.

 

          In conclusion, Mr. President, I wish to reiterate the full, resolute support of Italy for the stabilization of Libyathrough the dialogue sponsored by the United Nations. We do so fully aware, as we must all be, that the deterioration of the situation on the ground demands a change of pace from the international community. And it demands the maximum possible commitment from everyone to the pacification of the Country, to prevent Libya from becoming a victim of a blind and desperate terrorism.

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