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ONU: Conflitti, rapimenti e distruzione di reperti archeologici tra le impunità commesse in Siria e Iraq

L’assistente del segretario generale per gli affari umanitari e vice coordinatrice dei soccorsi d'emergenza, Kyung-Wha Kang. Foto ONU / Loey Felipe

L’assistente del segretario generale per gli affari umanitari e vice coordinatrice dei soccorsi d'emergenza, Kyung-Wha Kang. Foto ONU / Loey Felipe

A distanza di cinque anni dallo scoppio del conflitto siriano, il Consiglio di Sicurezza si ritrova allo stesso punto di partenza: violenza, brutalità e rapimenti continuano con totale impunità. Intanto in Iraq i guerriglieri dell’ISIS distruggono i siti archeologici considerati dall’UNESCO patrimonio universale dell’umanità 

 

In un briefing ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza (CdS) sulla situazione umanitaria in Siria, tenutosi giovedì 26 febbraio, l’assistente del segretario generale per gli affari umanitari e vice coordinatrice dei soccorsi d'emergenza, Kyung-Wha Kang ha riferito per conto del suo capo, Valery Amos che le parti in conflitto continuano a uccidere civili impunemente e a prendere di mira infrastrutture strategiche, condannando così gli abitanti a sofferenze inutili.

La vice coordinatrice dei soccorsi di emergenza ha pertanto dichiarato in merito: "Ogni mese si riscontrano le stesse violazioni. I numeri cambiano, ma il modello rimane lo stesso. Le parti in conflitto continuano ad agire impunemente uccidendo e rapendo civili; negando l'accesso; rimuovendo rifornimenti vitali dai convogli umanitari. Questo modello deve essere troncato".

Questo mese ad oltre 2 milioni di persone – nei Governatorati di Aleppo e Dar'a – sono stati negati volontariamente acqua ed energia elettrica dalle parti in conflitto. Delle 212.000 persone assediate, in condizioni che si deteriorano di giorno in giorno, solo 304 sono state raggiunte con rifornimenti alimentari nel mese di gennaio. A Raqqa e Deir ez Zor, lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL) o “Da’esh” come ci si riferirebbe secondo l’acronimo arabo, ha chiuso gli uffici di diverse organizzazioni umanitarie, tra cui la Mezzaluna Rossa Araba Siriana. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è riuscita a inviare farmaci salvavita e forniture mediche da Damasco alle zone rurali di Aleppo per un totale di circa 65.000 trattamenti, ma molti degli elementi chirurgici tra cui kit ostetrici e riproduttivi sono stati rimossi dai convogli dal personale di sicurezza del governo in uno dei posti di blocco.

Kyung-Wha Kang ha poi evidenziato che è necessario e urgente che il Consiglio di Sicurezza si adoperi affinché i colpevoli vengano consegnati alla giustizia e soprattutto che vengano attuati sforzi maggiori per favorire la descalation delle violenze oltre a proteggere e consentire alle varie organizzazioni umanitarie di raggiungere e aiutare i più bisognosi. Tuttavia un altro punto saliente nel suo discorso, riguardava proprio la mancanza di fondi che ha già ad esempio costretto il Programma Alimentare Mondiale (WFP) a ridurre le razioni del 30 per cento e ridotto l’operato dell’Ufficio Umanitario dell’ONU (OCHA).

A fare da eco a quanto riportato dalla vice di Valery Amos, ci ha pensato un’altra figura di spicco dell’ONU, ovvero l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), António Guterres. Quest’ultimo ha dichiarato che “la prossima conferenza dei donatori che si terrà il 31 marzo in Kuwait, avrà un ruolo determinante nella stabilizzazione della situazione nei paesi che ospitano i rifugiati, perché il sostegno internazionale è stata tutt'altro che in grado di tenere il passo con la grandezza dei bisogni sul campo”. La crisi dei rifugiati siriani ha travolto le capacità di reazione, con ben 3,8 milioni di rifugiati registrati nei paesi confinanti. In Libano e in Giordania, queste popolazioni sono cresciute in modo esponenziale e la Turchia è attualmente il paese con il più alto numero di rifugiati ospitati al mondo.

Molto importante è stato l’intervento dell’Amb. Samantha Power, rappresentante permanente degli USA all’ONU, la quale nella sua analisi ha anche parlato dell’uso – tra l’altro provato dall’organizzazione Human Rights Watch e scherzosamente negato da Assad – dei barili bomba e altre armi improvvisate, sganciati dai sui elicotteri e dal fatto che la mancanza di forniture mediche non sia un caso, ma bensì il risultato delle confische di routine da parte del regime di Assad di forniture medico-chirurgiche trasportate dai convogli delle Nazioni Unite. Infine Power ha condannato l’ISIS che continua a commettere atrocità e abusi orribili, avendo anche “istituito quello che chiamano “cub camps” (campi cucciolo), dove indottrinano i bambini e insegnano loro come usare le armi e a compiere attentati suicidi”.

La numero uno della Missione Usa all’ONU, ha poi concluso affermando: “Il solo modo per uscire da questa crisi terribile, è attraverso una soluzione politica globale […] L'impatto di questo Consiglio di Sicurezza aumenterà solo se cambino le posizioni degli stati membri”.

Tornando all’ISIS o ISIL, il Consiglio di Sicurezza ha poi voluto condannare con forza il sequestro di oltre 100 Assiri, così come la distruzione e la profanazione di luoghi cristiani e di altre fedi religiose nel nord-est della Siria avvenuti questa settimana da parte dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL). I 15 membri del CdS, in una dichiarazione rilasciata alla stampa giovedì hanno dichiarato: “Tali crimini dimostrano ancora una volta la brutalità di ISIL, che è responsabile di migliaia di crimini e abusi contro persone di tutte le fedi, etnie e nazionalità e senza riguardo a qualsiasi valore di base dell'umanità”.

Infine per quanto riguarda l'attacco terroristico contro il Museo di Mosul, in Iraq, la direttrice generale dell’UNESCO, Irina Bokova, ha definito la distruzione delle grandi statue di Hatra, nonché dei manufatti unici provenienti dai siti archeologici del governatorato di Ninewah e di altri reperti come “un attacco deliberato contro la storia millenaria dell'Iraq e della sua cultura”, definendolo un incitamento infiammatorio alla violenza e all'odio. La numero uno dell’UNESCO, ha poi ribadito che l'attacco è una violazione diretta della recente risoluzione 2199 del Consiglio di Sicurezza, la quale condanna la distruzione del patrimonio culturale e adotta misure giuridicamente vincolanti per contrastare il traffico illecito di antichità e beni culturali provenienti dall'Iraq e dalla Siria. È proprio per tale motivo che verrà convocata su richiesta di Irina Bokova, una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza sulla protezione del patrimonio culturale dell'Iraq come parte integrante per la sicurezza del Paese.

Il timore è che la profanazione e la distruzione di siti archeologici, reperti ed altro – proprio come avvenne durante il Terzo Reich – possa propagarsi anche in altri territori e stati.

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