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ONU: Ridurre il rischio catastrofi si può, basta investire in modo intelligente

Danni causati dall'uragano Isacco ad Haiti nel 2012 - Foto: UN/MINUSTAH/ Logan Abassi

Danni causati dall'uragano Isacco ad Haiti nel 2012 - Foto: UN/MINUSTAH/ Logan Abassi

Rapporto ONU 2015 sulla valutazione globale sulla riduzione del rischio catastrofi e calamità naturali presentato mercoledì al Palazzo di Vetro. Margareta Wahlström: "Il rapporto è un campanello d'allarme per tutti paesi, affinché s’impegnino a investire in soluzioni intelligenti per rafforzare la resistenza ai disastri"

 

La conferenza organizzata dall’ufficio delle Nazioni Unite per la strategia internazionale per la riduzione delle catastrofi (UNISDR), tenutasi mercoledì 4 marzo presso il segretariato dell’ONU, ha visto il lancio del rapporto 2015 di valutazione globale sulla riduzione dei rischi di catastrofi.

Secondo il rapporto, incentrato molto sugli “smart investments”, la riduzione della povertà, il miglioramento della salute, l’istruzione per tutti, il raggiungimento di una crescita economica equa e sostenibile e la tutela del nostro pianeta dipenderà proprio dalle decisioni quotidiane che governi, imprese, investitori, organizzazioni della società civile, famiglie e individui, dovranno prendere sulla gestione del rischio catastrofi.

Il costo dei disastri in tutto il mondo ha raggiunto una media che oscilla tra i $250 miliardi a 300 miliardi di dollari ogni anno, secondo il nuovo rapporto, che esorta i paesi ad aumentare il loro impegno a rafforzare la capacità di prevenzione e resistenza a tali catastrofi.

Sottolineando che “rafforzare le capacità di riduzione del rischio catastrofi è indispensabile per lo sviluppo sostenibile”, il segretario generale Ban Ki-moon ha posto l’accento sul fatto che il rapporto arriva 10 giorni prima della Terza Conferenza mondiale sulla riduzione del rischio disastri che si terrà a Sendai, in Giappone, e che vedrà la partecipazione di ben 8.000 delegati che si riuniranno dal 14 al 18 marzo per adottare un quadro comune per il successo dello Hyogo Framework for Action (HFA) o quadro di azione di Hyogo.

Nata nel 2005 dalla Conferenza mondiale sulla riduzione dei disastri, lo Hyogo Framework è un progetto di 10 anni, il primo a spiegare, descrivere ed elencare il lavoro necessario per ridurre le perdite dovute ai disastri.

La conferenza di Sendai sarà il primo incontro e punto di riferimento di un anno particolarmente cruciale per l’ONU al fine di guidare lo sviluppo globale e l'agenda del clima in una serie di grandi eventi internazionali: un incontro internazionale a Parigi nel mese di dicembre per l'adozione di un testo universale sul cambiamento climatico; il vertice speciale delle Nazioni Unite a settembre per l'adozione di un programma di sostenibilità globale; e il finanziamento per la conferenza di sviluppo nel mese di luglio ad Addis Abeba, a rinnovare l'impegno per il finanziamento dello sviluppo globale.

"Il rapporto è un campanello d'allarme per tutti paesi affinché s’impegnino a investire in soluzioni intelligenti per rafforzare la resistenza ai disastri", ha dichiarato in una conferenza stampa coi i corrispondenti dell’ONU, Margareta Wahlström, rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla riduzione dei rischi di catastrofi.

Il ​​nuovo quadro da concordare a Sendai affronterà categorie tecnologiche quali i rischi nucleari connessi ai disastri naturali, ha aggiunto la rappresentante speciale, citando inoltre il disastro nucleare di Fukushima del 2011, verificatosi nel nord del Giappone in seguito ad uno tsunami indotto da terremoto. Margareta Wahlström ha poi voluto sottolineare che il nuovo quadro dovrebbe includere anche i rischi per la salute come quelli accaduti negli ultimi anni a causa di epidemie globali e pandemie, come la SARS [sindrome respiratoria acuta grave] e l'attuale epidemia di Ebola in Africa occidentale.

L’autore del rapporto, Andrew Maskrey, facendo eco a Margareta Wahlström, ha parlato ai giornalisti dell'importanza degli investimenti per ridurre il rischio disastri. “Abbiamo bisogno di guardare a come possiamo ottenere una gestione del rischio completamente inserita nel DNA dello sviluppo”, ha detto l’autore, aggiungendo che il mondo rischia perdite di circa $ 300 miliardi a causa dei disastri, e ciò si traduce in $70 a persona in età lavorativa. Nel rapporto si legge in merito che “il reddito di due mesi per le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà rappresenta un rischio esistenziale per le persone che già lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza”.

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Poiché alcune stime segnalano che entro il 2050, il 40 per cento della popolazione mondiale vivrà in bacini fluviali che subiranno gravi stress idrici, in particolare in Africa e in Asia, Maskrey rivolgendosi ai giornalisti ha detto: “È necessario pianificare ciò che accadrà nel futuro”.

Il cambiamento climatico per di più sta ingrandendo in molti paesi il rischio disastri, aumentandone anche il costo relativo. Maskerey ha poi citato ad esempio che nei Caraibi, le perdite medie annuali associate ai soli cicloni tropicali dovrebbero aumentare di ben 1,4 miliardi di dollari entro il 2050.

Per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, le perdite attese a causa di disastri futuri non sono solo sproporzionatamente elevate ma rappresentano purtroppo una minaccia esistenziale. Si prevede che questi paesi perdano ogni anno 20 volte di più del loro capitale rispetto all’Europa e all’Asia centrale. Nel frattempo, forti siccità causate dai cambiamenti climatici stanno influenzando la produzione di mais in paesi come Kenya, Malawi e Niger, il cui prodotto interno lordo dipende principalmente dall'agricoltura.

La riduzione di tali rischi è dunque essenziale per proteggere tali paesi dall'impatto dei cambiamenti climatici, secondo il rapporto che evidenzia come un investimento annuo di 6 miliardi di dollari sulle strategie di gestione del rischio catastrofi genererebbe benefici totali in termini di riduzione del rischio di $ 360 miliardi di dollari. Ciò equivale a una riduzione del 20% sulle nuove e ulteriori perdite economiche annuali. Questo investimento rappresenterebbe infatti solo lo 0,1% dei 6.000 miliardi di dollari all'anno che dovranno essere investiti nei prossimi 15 anni in infrastrutture.

Sebbene vari paesi stiano dedicando risorse alla gestione delle catastrofi, la relazione sottolinea che bisogna fare di più per promuovere una cultura della prevenzione, e di integrare la riduzione del rischio catastrofi nell’agenda per lo sviluppo post-2015.

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