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Mogherini sull’Europa all’ONU: difendere i nostri valori “è un atto di realismo”

di Sante Rifino e Stefano Vaccara
Il Commissario UE alla Politica estera Federica Mogherini ieri al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Foto ONU / Devra Berkowitz)

Il Commissario UE alla Politica estera Federica Mogherini ieri al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Foto ONU / Devra Berkowitz)

La responsabile politica estera UE Federica Mogherini al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha ribadito che i principi fondanti dell'Europa unita coincidono con quelli della Carta ONU di 70 anni fa: "Il nuovo ordine globale sarà multilaterale o non sarà". Sulle crisi in Libia e in Ucraina "il tempo è scaduto"

 

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU lunedà, 9 marzo, si è riunito sul tema della cooperazione tra l'Unione Europea e le Nazioni Unite ed è stata l'occasione per la prima apparizione di Federica Mogherini nelle sue funzioni di Commissario agli Esteri e alla politica di sicurezza dell'Unione UE. Seduti attorno a lei al tavolo del CdS, non c'era nessuno dei ministri degli Esteri dei Quindici, ma i rispettivi ambasciatori alle Nazioni Unite e tra questi spiccava l'assenza dell'ambasciatrice americana Samantha Power, che lunedì si trovava proprio a Bruxelles per partecipare ad una conferenza sul peacekeeping.  

Ad aprire i lavori, seduto accanto all'ambasciatore francese Francois Delattre, presidente di turno del Consiglio, il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon, che ha sottolineato l'importanza della partnership tra Unione Europea e ONU, e del bisogno "più che mai urgente in questo momento di crisi multiple, di rafforzare questa partnership per la pace, diritti umani  e per lo sviluppo sostenibile".

Prima del discorso di Mogherini, Ban Ki-moon ha ricordato che gli effetti positivi della collaborazione tra UE e ONU sono evidenti nella trattativa dei P5 +1 per la questione del nucleare iraniano, nel processo di pace in Medio Oriente, nel dialogo tra La Serbia e il Kosovo, per la promozione di un accordo di pace in Libia. Ban Ki-moon ha anche sottolineato come la cooperazione tra Europa e ONU sia efficace nell'antiterrorismo e nella prevenzione della violenza estremista, ma è quando “il coinvolgimento politico rapido ed effettivo che rimane  l’unico elemento più importante per avere successo nei nostri sforzi di diplomazia preventiva". Ban Ki Moon lo ha particolarmente rilevato nella situazione poi creatasi nell'Est Europa, e proprio sulla crisi in Ucraina si era infatti focalizzato il colloquio avuto lunedì mattina dal Segretario Generale con Mogherini prima della riunione del Consiglio di Sicurezza. 

Ban Ki-moon al Consiglio di Sicurezza ha ricordato l'esempio pratico del successo della partnership tra Nazioni Unite ed UE: l'azione comune nel continente africano, come in Mali, dove la missione ONU Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata (MINUSMA), cerca di mantenere la pace in questo travagliato stato africano lavorando a stretto contatto con l’Unione Europea, e anche nella Repubblica Centrafricana dove un’altra missione ONU, “MINUSCA”, sta strettamente cooperando con le forze europee per aiutare a stabilizzare il paese subsahariano.    

Federica Mogherini, in una elegante giacca nera, ha iniziato il suo intervento durato 27 minuti in francese per poi continuarlo in inglese. La responsabile della politica estera dell'UE ha toccato tutti gli argomenti più scottanti che affollano in questi mesi l'agenda del Consiglio di Sicurezza, concentrandosi soprattuto sulla Libia e l'Ucraina. Ma prima ancora di affrontare le crisi che preoccupano di più l'Europa,  Mogherini ha sottolineato l'urgenza dell'approccio multilaterale ai problemi del mondo, affermando che questo non è soltanto in linea con i valori dell'ONU, ma si tratta anche di un "atto di realismo". 

"Il tempo in cui due super potenze potevano dividersi il mondo in sfere di influenza è passato da molto tempo, dovremmo rendercene ormai tutti conto. Il numero degli attori regionali e globali si è moltiplicato" ha detto Mogherini. "Nessuno di questi può realisticamente aspirare a confrontarsi con le sfide o a beneficiare delle opportunità da solo". Mogherini ha concluso questo passaggio importante del suo discorso così: "Il nuovo ordine globale sarà multilaterale, o non sarà".

Quando Mogherini è arrivata a toccare le crisi che più preoccupano l'Unione Europea, ha iniziato proprio dalla Libia. "Non c'è più tanto tempo per rimettere il paese nel suo corso. La Libia ha bisogno di uno Stato unito ed efficace, o il caos prevarrà". Mogherini ha detto che, come il Consiglio di Sicurezza, anche l'UE continua a sostenere la missione dell'inviato speciale del Segretario Generale per la Libia, lo spagnolo Bernardino Leon. "Un tentativo tenace" lo ha definito Mogherini quello di cercare un accordo tra le fazioni che si combattono in Libia. Ricordiamo che le parti principali in conflitto sono il governo ufficialmente riconosciuto dall'ONU e che si trova "esiliato" a Tobruk, e quella delle milizie filo islamiste che invece controllano Tripoli. In questo momento, questi contendenti per il controllo della Libia si ritrovano con un nemico comune: l'ISIS (o Da'esh come lo ha chiamato nel suo discorso Mogherini). 

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Mogherini ha ribadito alle fazioni libiche che l'Europa "è pronta ad aiutare per ricostruire il loro paese. Con tutti i mezzi possibili, ha la volontà di provvedere con tutti i tipi di assistenza coordinandosi con l'ONU e altri protagonisti regionali". A questo punto Mogherini ha aggiunto però che tocca "alle fazioni libiche di fare il primo passo. I leader libici devono ora fare ogni sforzo per raggiungere i necessari compromessi, per afferrare questa ultima occasione e mettersi d'accordo su un governo unitario di transizione." E quindi Mogherini ha avvertito: "Questo dovrebbe accadere nel giro di giorni, non settimane. Il tempo non è dalla nostra parte".  

Qui Mogherini è sembrata replicare a chi, come l'ambasciatore all'ONU del governo di Tobruk, Ibrahim Abbashi, aveva affermato che i colloqui iniziati a Rabat avrebbero potuto inoltrarsi fino alla fine mese. Ricordiamo che i colloqui di pace tra le fazioni libiche, promossi dall'inviato speciale dell'ONU Leon e che si tengono in Morocco, sono visti come l'ultima chance per i libici per poter stabilizzare il loro paese evitando un intervento esterno. I colloqui sono stati sospesi il 7 marzo, riprenderanno l'11 marzo. Tra i corridoi dell'ONU resta alto lo scetticismo che a Rabat si possa riuscire a riportare la pace in Libia, ma allo stesso tempo la comune paura dell'ISIS tiene accesa la speranza che le fazioni libiche possano raggiungere un accordo in extremis.

Prima di continuare con le altri punti toccati dal discorso di Mogherini, importante dar la notizia, riportata per prima dall'agenzia FrancePress, che il Consiglio di Sicurezza ha congelato la possibilità di togliere l'embargo alle armi per rifornire il governo di Tobruk. La proposta, che era stata sponsorizzata dalla Giordania, e che aveva ricevuto consensi da parte della Russia, sarebbe stata silurata da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna che insieme ad altri paesi membri non permanenti del Consiglio di sicurezza, come Spagna, Nuova Zelanda, Cile e Lituania, temono che togliere l'embargo avvantaggi il governo di Tobruk contro le altre fazioni rendendo vano l'ultimo tentativo di mediazione intrapreso dall'inviato spagnolo dell'ONU Leon. 

Mogherini, sempre in riferimento alla Libia e al pericolo dell'ISIS, ha ribadito che crisi di guerra, terrore, e povertà forzano "millioni di persone a lasciare i loro paesi in cerca di un futuro migliore. Dobbiamo confrontarci col fenomeno dell'emigrazione sotto diversi aspetti: aiuti internazionali, contenimento delle crisi, controlli delle frontiere, integrazione, inclusione sociale". 

Qui Mogherini ha toccato un altro passaggio importante del suo discorso, ribadendo che nel confrontarsi con queste problematiche, "c'è una cosa che non dovremmo mai dimenticare. Che questo è un problema di vite umane, di salvare vite umane. Noi non possiamo lasciare che il Mediterraneo, la culla di civilizzazioni millenarie, diventi una tomba per decine di migliaia di persone innocenti". Quindi Mogherini ha detto che tra i paesi membri dell'Europa si sta promuovendo una collaborazione più approfondita per trovare soluzioni politiche e operative al problema dei migranti e prevenire ulteriori tragedie. E che allo stesso tempo l'Unione europea sta aumentando il supporto al lavoro delle agenzie dell'ONU come l'UNHCR e IOM, per trovare soluzioni comuni e in solidarietà,  col dovere di provvedere ai bisogni dei rifugiati e di chi cerca asilo.  

Per Mogherini resta ancora molto lavoro da fare per garantire ai rifugiati l'accoglienza nelle nostre società: "Anche a loro dovrebbe essere data l'opportunità di perseguire la felicità e di contribuire allo sviluppo delle loro nuove comunità. La coesione sociale, la solidarietà, la protezione della vita umana: questi valori sono al centro del progetto europeo. Questa prova l'Unione Europea non potrà fallirla". Il ministro dell'Europa ha ricordato però che "non possiamo farcela da soli. Confrontarsi con l'emigrazione incontrollata non è una sfida solo per l'Europa. E' una responsabilità che dobbiamo condividere. E paesi della regione lo stanno già facendo e questo chiama ad un supporto internazionale, per paesi come la Giordania, il Libano, la Turchia, la Tunisia, e tanti paesi europei". Per Mogherini, tutti i paesi dell'ONU devono confrontarsi con la sfida dell'emigrazione. "E' un interesse comune ed è anche un comune dovere morale".

Ban Mogherini

L’incontro di lunedì al Palazzo di Vetro tra Ban Ki-moon e Federica Mogherini

Se la fine del traffico degli esseri umani si collega, nel caso della Libia, alla sconfitta del terrorismo rappresentato dall'ISIS, Mogherini ha ribadito come anche in Siria, si debba cercare e trovare un accordo tra le varie fazioni per ristabilire la pace anche in funzione anti ISIS. E qui Mogherini ha ricordato il lavoro dell'inviato speciale dell'ONU Staffan De Mistura il cui tentativo di far cessare il fuoco ad Aleppo può diventare l'inizio di una allargata strategia per riportare la pace in Siria.  

Mogherini nel suo discorso al consiglio di Sicurezza, ha toccato tanti altri argomenti, come la lotta a Ebola, le crisi in Africa, il processo di pace tra Israele e i palestinesi, il nucleare iraniano, gli obiettivi della agenda per lo sviluppo sostenibile post 2015, il rafforzamento dei diritti delle donne (ricordiamo che proprio questa settimana è in corso al Palazzo di Vetro la conferenza sulla parità di genere in cui per l'Italia partecipa il sottosegretario Benedetto Della Vedova con l'on. Giovanna Martelli, consulente del governo di Matteo Renzi in materia di Pari Opportunità)  

Quando il Commissario UE ha affrontato l'altra scottante crisi nell'agenda europea, cioè l'Ucraina, Mogherini ha ribadito che il rispetto degli accordi di Misk è la priorità assoluta per ritrovare la via d'uscita alla crisi: 

"Quello che è successo in Ucraina nell'ultimo anno è la più grave crisi in Europa dalla fine delle guerre balcaniche" ha esordito Mogherini. E quindi, sotto lo sguardo attento dell'ambasciatore russo Vitaly Churkin, la ministra UE ha proseguito: "Norme fondamentali del diritto internazionale, scolpite nella Carte delle Nazioni Unite, sono state sfidate. Questo non può essere lasciato senza risposta: l'UE condanna l'annessione illegale della Crimea e di Sevastopoli, come violazione della legge internazionale. Questa è anche la posizione delle Nazioni Unite, come espresso nella risoluzione 68/262 votata dall'Assemblea Generale l'anno scorso".

Poi Mogherini ha aggiunto: "Lasciatemi dire che l'ONU conta. E' stato molto importante che le misure contenute nel pacchetto degli accordi di Minsk adottato lo scorso 12 febbraio sia stato appoggiato dal Consiglio di Sicurezza. Ma il cessate il fuoco resta fragile e ogni tentativo di sostenerlo deve essere incoraggiato". 

Mogherini, sulla crisi tra Ucraina e Russia, lei che al momento della nomina a Commissario UE era stata tacciata dì essere troppo "filorussa",  ha concluso così: "La nostra politica nei confronti dell'Ucraina, è chiara come il cristallo. Vogliamo che il conflitto finisca. Abbiamo bisogno che il conflitto finisca. E preservare l'integrità territoriale dell'Ucraina. Ma dobbiamo anche assicurarci che l'Ucraina diventi uno stato che funzioni, e che onori le aspirazioni del suo popolo. Chiunque desideri spingere verso il raggiungimento di questi obiettivi, troverà la porta dell'Europa spalancata per la cooperazione. L'Europa è stata costruita sul principio della cooperazione, dentro i suoi confini e con i suoi vicini. E vogliamo mantenere questo al centro dei principi delle nostre politiche. Il conflittuale e complesso mondo in cui viviamo ha bisogno di più cooperazione, non meno. Ovunque". 

Federica Mogherini, dopo quasi mezz'ora di un discorso letto in una lingua straniera in cui non ha perso mai il ritmo del primo minuto, nella parte finale ha affrontato il Consiglio di Sicurezza ribadendo  come l'Unione Europea "è costruita sugli stessi valori, la stessa visione di un ordine mondiale basato sulla cooperazione, che portò alla creazione della Nazioni Unite settanta anni fa. In settanta anni, i pericoli per la pace sono evoluti continuamente. Per questo dobbiamo farlo anche noi. I nostri mezzi devono essere ammodernati per le nuove sfide. Ma le nostre speranze e ispirazioni – di salvare le prossime generazioni dalla guerra, di combattere per la democrazia e i diritti umani, di promuovere il progresso sociale – restano gli stessi". "L'Unione Europea" ha quindi concluso Mogherini, "è sicura che potrà giocare un ruolo chiave verso un futuro di pace. Noi cerchiamo la cooperazione con gli altri nel mondo attraverso la guida delle Nazioni Unite. Noi riusciremo soltanto se tutti facciamo la nostra parte. Noi riusciremo soltanto se le nazioni del nostro mondo sono veramente unite".  

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