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Ban Ki-moon in Italia alle prese con il pericolo ISIS

Il presidente Sergio Mattarella con il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon al Quirinale

Il presidente Sergio Mattarella con il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon al Quirinale

Il Segretario Generale dell'ONU a Roma dove ha incontrato il presidente Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. Si è parlato anche di cambiamenti climatici e EXPO di Milano ma al centro dei colloqui con l'Italia resta la crisi libica e la diffusione dell'estremismo nel Maghreb dopo la strage di Tunisi

Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon si é recato oggi in visita in Italia dove ha incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

La sosta italiana del Segretario Generale pone l'accento sull'apprensione della comunità internazionale per il rapido deterioramento della situazione politica in alcune parti del Maghreb. Specificamente in Libia, dove gli scontri tra fazioni opposte lascia presagire un inquietante, potenziale parallelismo con quanto é accaduto in Iraq con la differenza che la crisi libica porta con se' alcune variabili che minacciano direttamente la sicurezza dell'Italia. La Libia infatti costituisce il punto di origine per buona parte dei flussi migratori clandestini che, ogni anno, riversano migliaia di immigrati e rifugiati sulle nostre coste. A rendere ancora più urgente una risoluzione di questa crisi inoltre, si aggiunge il fatto che é ormai chiaro che alcune tra le fazioni in lotta, sono state infiltrate da elementi del cosiddetto Stato Islamico e, dal momento che dalla Libia proviene gran parte delle forniture di petrolio e di gas naturale che alimentano il fabbisogno energetico italiano, se l'impeto distruttivo dello Stato Islamico dovesse minacciare i gasdotti e gli oleodotti che permettono questi approvvigionamenti ci si potrebbe aspettare una reazione da parte dell'Italia.

Gli attentati di matrice chiaramente terroristica e anti-occidentale verificatisi oggi al Museo Bardo di Tunisi inoltre, puntualmente condannati da Ban Ki-moon, rendono l'urgenza della crisi ancora più inderogabile in quanto suggeriscono, potenzialmente, una diffusione dell'estremismo in aree sempre più vaste della regione nordafricana.

Volendo formulare delle ipotesi sul tono dei colloqui tra il Segretario e i vertici di stato italiani, vale la pena ricordare che a Roma vige un atteggiamento di scetticismo riguardo alla possibilità di una rapida soluzione diplomatica tra le varie fazioni libiche che continuano ad opporsi militarmente. Se da una parte quindi, il Segretario Ban Ki-moon ha tentato di guadagnare tempo per dare al suo inviato in Libia, Bernardino Leon, la possibilità di trovare un compromesso tra le parti, l'Italia sembra rendere chiare le sue intenzioni con l'invio del contingente navale per quella che ha definito un'esercitazione militare, denominata Mare Aperto. Ma la presenza a bordo di lagunari e truppe da sbarco lascia aperta la possibilità che, dietro al pretesto dell'esercitazione, l'Italia potrebbe approntarsi ad un intervento sul suolo libico in caso gli scontri dovessero minacciare le installazioni petrolifere dell'ENI.

L'occasione della visita a Roma ha rappresentato per il Segretario Generale dell'ONU l'opportunità di incontrare per la prima volta il neo-eletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale, vale la pena ricordarlo, al di là del suo ruolo cerimoniale, é anche il capo delle Forze Armate quindi con una autorità in materia di questioni e interventi militari che va ben oltre il valore puramente simbolico.

Nel corso della sua visita comunque, Ban Ki-moon ha ringraziato l'Italia per il sostegno che il governo di Roma continua a garantire all'ONU: "L'Italia é il paese occidentale che fornisce la più vasta quantità di truppe alle azioni di polizia e di contenimento intraprese dalle Nazioni Unite come accade al momento in Libano" ha dichiarato il Segretario Generale dopo i suoi incontri alla Farnesina, al Quirinale e a Palazzo Chigi dove ha parlato con Matteo Renzi di un comune sforzo per affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

Ban ha voluto dedicare qualche parola di apprezzamento anche all'EXPO di Milano che "rappresenta un altro importante contributo italiano all'obiettivo di sfamare il pianeta".

Tornando alla situazione libica, che é stata chiaramente al centro dei colloqui, Ban Ki-moon si é detto "estremamente preoccupato per il perpetuarsi del conflitto militare e la possibilità di infiltrazioni nel tessuto sociale del paese di elementi appartenenti allo Stato Islamico. Nella speranza che il mio inviato Bernardino Leon riesca ad ottenere dei risultati concreti, il sostegno della comunità internazionale e di paesi come l'Italia é essenziale".

All'ordine del giorno ci sono state discussioni anche sull'altro principale focolaio di instabilità nel Medioriente: la Siria; un conflitto che, come ha fatto notare lo stesso Ban Ki-moon, "é ormai entrato nel suo quinto anno e dove l'inviato ONU Staffan de Mistura si sta impegnando per giungere ad una soluzione".

Non potevano mancare inoltre accenni ad un altra crisi strettamente collegata a quelle libiche e siriana, e nella quale l'Italia svolge un ruolo fondamentale: quella dell'immigrazione clandestina nel Mediterraneo a proposito della quale, il Segretario Generale ha espresso, come ha già fatto in passato il suo riconoscimento all'Italia per l'atteggiamento avuto finora nei confronti di questa emergenza e sollecitando, ancora una volta, un maggiore contributo europeo alla soluzione del problema.

Dopo l'incontro con il ministro Gentiloni, Ban Ki-moon ha risposto ad alcune domande della stampa sullo stato delle trattative tra le fazioni libiche in lotta. A questo proposito, il Segretario si é detto ottimista dopo gli incontri tra le parti avvenuti a Ginevra e in Marocco e ha ringraziato ancora una volta gli sforzi di Bernardino Leon in questo senso. Ma ha anche detto che "l'importante ora é che queste dichiarazioni di intenti siano perseguite concretamente".

Riguardo poi alla recente richiesta dell'UNICEF di stabilire un canale di trattative con lo Stato Islamico per aprire dei corridoi umanitari per le popolazioni civili, Ban si é mostrato scettico dicendo: "Noi facciamo appello a tutte le parti in causa in questo conflitto. Non credo che la possibilità di una trattativa diretta con Daesh (lo Stato Islamico NdR) rientri nelle prerogative delle Nazioni Unite. Ribadisco che noi condanniamo fermamente le azioni brutali di questa organizzazione e crediamo che debbano essere affrontate con un'azione corale da parte dell'intera comunità internazionale ed é per questo che il nostro prossimo obiettivo é quello di portare questo problema di fronte all'Assemblea Generale con un preciso piano d'azione".

Nessuna domanda su Tunisi, perché la conferenza stampa di Ban Ki-moon con Gentiloni era avvenuta la mattina, prima degli incontri con Mattarella e Renzi e quando ancora le terribili notizie da Tunisi non si erano diffuse.

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