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L’Italia ai giovani del Model UN: le sfide dell’ONU saranno quelle di tutti noi

L'Ambasciatore Sebastiano Cardi pronuncia il discorso dell'Italia all'Assemblea Generale dell'ONU riempita dagli studenti del Model UN

L'Ambasciatore Sebastiano Cardi pronuncia il discorso dell'Italia all'Assemblea Generale dell'ONU riempita dagli studenti del Model UN

L'intervento introduttivo pronunciato in italiano all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dall’Ambasciatore Sebastiano Cardi, Rappresentante Permanente dell’Italia all'ONU, alla cerimonia di apertura dell’evento internazionale “Change the World Model UN 2015” in cui partecipano migliaia di giovani 

Nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza lo scorso 9 marzo, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Federica Mogherini ha sostenuto che il nuovo ordine globale dovrà essere multilaterale o non sarà. La complessità delle sfide che abbiamo di fronte; la loro capacità di valicare i confini nazionali; la necessità di mobilitare risorse su scala globale richiedono una gestione collettiva delle responsabilità di cui le Nazioni Unite sono oggi al centro.

Di questo e di come l’Italia vi contribuisce vorrei parlarvi oggi, nella Giornata Internazionale della Felicità.

70 anni di ONU

Dai 51 Stati fondatori (a San Francisco 26 giugno 1945) ai 193 di oggi (il più recente il Sud Sudan dal 2011), l’ONU rappresenta oggi una piattaforma universale di dialogo e confronto.

A settant’anni anni dalla sua fondazione, l’Organizzazione è chiamata a tracciare un bilancio e a offrire prospettive. Entrambi non possono che trarre spunto dai tre pilastri della missione dell’ONU: mantenimento della pace e della sicurezza internazionali; sviluppo; promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Nella dimensione di sicurezza, come affermato dallo stesso Ban Ki moon nonostante la perdurante presenza di conflitti armati, le Nazioni Unite sono comunque riuscite a allontanare lo spettro di una nuova guerra.

Tuttavia è su altri fronti che può meglio misurarsi l’efficacia della sua azione. Concentrando risorse sulla prevenzione delle crisi anziché sulla reazione alle stesse. Catalizzando energie e finanziamenti nella lotta contro la povertà e il sottosviluppo. Sensibilizzando sui grandi temi trasversali, quali la lotta ai cambiamenti climatici e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Attivandosi con iniziative concrete per la prevenzione delle atrocità e dei crimini di massa.

Sono queste le priorità che lo stesso Ban ha identificato per il 2015, “anno di azione globale”, nel quale l’ONU e gli Stati membri sono chiamati a definire la nuova agenda dello sviluppo che integrerà le dimensioni economica, sociale e ambientale.

“The road to dignity”, questo lo slogan coniato dal Segretario Generale, ha fatto tappa a Sendai (marzo; riduzione dei rischi di disastri naturali),  e si fermerà poi a Addis Abeba (luglio; finanziamento della nuova agenda di sviluppo sostenibile), New York (settembre; definizione dell’agenda post 2015 con gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile) e Parigi (dicembre; lotta ai cambiamenti climatici). Tutta l’Organizzazione e i suoi Stati membri sono impegnati nella definizione di una nuova agenda per lo sviluppo – universale, innovativa e sostenibile – accompagnata da un accordo sulle fonti di finanziamento (anche attraverso partnership con il settore privato) e da chiari e vincolanti impegni nella lotta ai cambiamenti climatici.

Quanto alle prospettive dell’Organizzazione, esse sono legate alla sua capacità di affrontare le emergenze del nostro tempo (conflitti; cambiamento climatico; pandemie come l’ebola; contrasto al terrorismo; interventi umanitari nelle aree di crisi) e di aggiornare a tal fine gli strumenti a sua disposizione. Le sfide dell’Organizzazione sono, in definitiva, le sfide di tutti noi.

In quest’ambito sono in corso due importanti esercizi di riesame, ai quali stiamo contribuendo, che toccano: il futuro delle operazioni di pace; le iniziative di peace building. Efficienza, democraticità e rappresentatività sono le parole chiave per il futuro dell’Organizzazione.

In tal senso si inquadra anche l’azione dell’Italia che si batte da tempo per una riforma democratica del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che lo renda più efficace, più rappresentativo, più responsabile e, soprattutto, più adattabile ai mutevoli scenari della realtà internazionale.

60 anni di Italia all’ONU

In questo contesto generale, si inserisce l’azione dell’Italia alle Nazioni Unite che proprio quest’anno festeggia il 60^ anniversario del suo ingresso. L’Italia, ammessa il 14 dicembre 1955, ha sempre guardato alle Nazioni Unite come un punto di riferimento e non ha mai fatto mancare il suo apporto.

Il nostro contributo al raggiungimento degli obiettivi della Carta continua a essere incondizionato e apprezzato. Siamo i settimi contributori sulla scala dei contributi obbligatori. Siamo il primo fornitore occidentale di truppe per le operazioni di peacekeeping.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon – in visita in Italia proprio in questi giorni – ha espresso in varie occasioni la riconoscenza dell’ONU all’Italia per il sostegno costante ai valori fondamentali in tutti questi campi: per l’azione di mantenimento della pace, specie in Libano, per la lotta contro il terrorismo; per il ruolo svolto nei colloqui per la ricerca di una soluzione alla crisi libica; ma anche per la gestione dei flussi migratori con attenzione agli sforzi umanitari di soccorso dei migranti nel Mediterraneo; per il nostro contributo all’agenda di sviluppo post-2015 e alla lotta al cambiamento climatico.

La nostra azione si caratterizza per l’apprezzata miscela di equilibrio, dialogo e capacità di ascolto degli altri e delle loro istanze. Nelle operazioni di mantenimento della pace, al nostro contributo di risorse si accompagna l’apprezzamento per il metodo (“the Italian way of peacekeeping”), basato su equilibrio tra gli aspetti militari e civili, contatto con le popolazioni e capacità professionali. Il nostro sostegno alle attività di mediazione e diplomazia preventiva, anche attraverso il contributo di attori della società civile quali la Comunità di S. Egidio,  è riconosciuto in una fase in cui le stesse Nazioni Unite esplorano il modo di favorire la prevenzione dei conflitti rispetto alla reazione ai conflitti. La promozione dei diritti umani e delle tematiche di genere è una costante della nostra azione al Palazzo di Vetro con iniziative di elevato profilo quali la moratoria della pena di morte, il contrasto alle mutilazioni genitali femminili, la lotta contro i matrimoni precoci e forzati, la promozione del ruolo attivo delle donne.

Quali sono i contributi più rilevanti dell’Italia all’azione delle Nazioni Unite

(i)     Sul fronte del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale

Siamo il primo contributore di truppe tra i Paesi occidentali.

Impegno di uomini, mezzi (inclusa la tecnologia, utilizzo dei droni) e idee. Corsi di formazione per personale di peacekeeping e per le Autorità preposte al controllo del territorio.

Dedichiamo particolare attenzione alla mediazione e alla prevenzione dei conflitti. Dovere morale ma anche investimento strategico. Intervenire alla radice dei mali, prevenire la crisi, richiede minori risorse che intervenire per gestire e risolvere una crisi.

Ci viene riconosciuta una capacità specifica nella conduzione delle operazioni di pace, definita the Italian way of peacekeeping basata su equilibrio tra gli aspetti militari e civili, contatto con le popolazioni e capacità professionali. Guidiamo UNIFIL e siamo presenti in numerose altre operazioni internazionali dall’Afghanistan al Kossovo.

(ii) nel settore dei diritti umani

Siamo tra i principali promotori della campagna contro la pena di morte nel mondo, la sfida per la tolleranza religiosa, per i diritti dei minori e in particolare dei bambini coinvolti nei conflitti armati, per i diritti delle donne, in particolare la campagna per l’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali femminili, la mobilitazione per la risoluzione contro i matrimoni precoci e forzati in Assemblea Generale; più in generale il riconoscimento dell’importanza del ruolo delle donne nella società.

Conduciamo una forte azione nel sostegno e promozione dello Stato di diritto (senza diritto e diritti non vi può essere pace e sviluppo): ricopro la carica di Vice Presidente dell’Assemblea degli Stati parte della CPI.

(iii) nel settore dello sviluppo sostenibile

Acqua, cibo, clima ed energia sono beni pubblici globali, cui l’Italia è impegnata ad assicurare uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Per poter realizzare tali obiettivi, l’Italia considera una priorità la definizione dell’Agenda post-2015 promuovendone, anche nella mia veste di Presidente della II Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, una visione condivisa e capace di associare lo sviluppo economico, sociale e ambientale alla costruzione di società pacifiche, basate su istituzioni democratiche, che promuovano il principio di legalità e la tutela dei diritti umani.

Tra l’altro l’impegno a favore dello sviluppo dell’agricoltura è uno dei pilastri dell’azione dell’Italia. Il nostro contributo alla crescita sostenibile nelle aree più depresse del mondo è al centro dell’EXPO 2015 (Milano, 1 maggio-31 ottobre) al quale le Nazioni Unite sono pienamente associate e parteciperanno. Il SG visiterà Expo di Milano il prossimo ottobre.

(iv) sul fronte degli interventi umanitari L’Italia ha sempre mostrato grande sensibilità verso le popolazioni vittime di crisi umanitarie che sia a causa di situazioni di conflitto (come per es. in Siria) sia in ragione di eventi naturali (terremoti, uragani, da ultimo nel caso di Vanuatu) o pandemie (Ebola). La Cooperazione allo Sviluppo italiana consente all’Italia di agire nei principali teatri di crisi umanitarie. Dalla Siria all’Iraq, dal Sahel al Corno d’Africa, ai Paesi colpiti dall’epidemia di Ebola, l’Italia lavora fianco a fianco con le Agenzie specializzate delle Nazioni Unite e con la rete di Associazioni di volontariato ed Organizzazioni non Governative.

 

Le Nazioni Unite in Italia

L’Italia e’ il 3° maggior polo dell’ONU dopo New York e Ginevra: dal Polo Romano dell’Alimentazione con la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), l’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) e il PAM (Programma Alimentare Mondiale) alla Base Logistica di Brindisi (United Nations Logistic Base/Global Service Center), ospitiamo, dal Polo Torinese, dove opera lo Staff College centro di formazione dell’intero sistema ONU.

Con EXPO 2015 l’Italia ha ulteriormente confermato la simbiosi del rapporto con le Nazioni Unite creando le condizioni per fare ruotare una parte consistente dell’evento (esterno al sistema ONU) proprio sull’azione e sul ruolo dell’ONU con specifico focus sulla sfida e sul tema del Cibo e dell’Alimentazione.

 

Vorrei concludere accennando alla campagna per l’elezione al CdS  di cui l’Italia è stata in passato sei volte membro non permanente. 

Siamo ora candidati ad un seggio per il biennio 2017-2018. Le elezioni si terranno in  Assemblea Generale nel giugno 2016.

La campagna si fonda sul contributo che l’Italia ha dato e che può continuare a dare alla comunità internazionale: riconosciuta capacità di ascolto e di mediazione (anche ad opera di importanti organizzazioni della società civile italiana); attività di prevenzione dei conflitti e dialogo come strumento principale; conoscenza del Mediterraneo e delle sue dinamiche destinato a restare anche nei prossimi decenni al centro della politica internazionale; promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto; la crisi libica e le sue implicazioni di sicurezza dimostrano l’importanza per l’Italia di essere presente nell’organismo dell’ONU preposto al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale

Cari studenti, da diversi anni ormai la Rappresentanza alle Nazioni Unite incontra centinaia, forse ormai migliaia, di voi che con grande entusiasmo partecipano ad attività di simulazione di attività negoziali dell’ONU, come fate oggi.

Nell’augurarvi buon lavoro per la vostra simulazione, vi incoraggio a proseguire sempre il vostro percorso con curiosità e apertura nei confronti del mondo, attraverso il dialogo con gli altri, l’ascolto reciproco e la tolleranza come strumenti di crescita e di civiltà.

 

 

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