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Il Nepal in ginocchio spera nell’ONU e continua a tremare

I danni del terremoto a Kathmandu (Foto UNDP Nepal/Laxmi Prasad Ngakhusi)

I danni del terremoto a Kathmandu (Foto UNDP Nepal/Laxmi Prasad Ngakhusi)

Continua ad aumentare il numero delle vittime causate dal devastante terremoto che ha messo in ginocchio il Nepal. Intanto l'ONU cerca di organizzare gli aiuti in una corsa contro il tempo e mentre le scosse continuano

Continua ad aumentare il numero delle vittime ritrovate dopo il devastante terremoto in Nepal dello scorso 25 aprile: secondo gli ultimi dati ufficiali, circa 5057 persone sono decedute, oltre 10000 sono i feriti accertati e più di 450000 sono gli sfollati. Una tragedia immane che sembra non conoscere una definitiva conclusione anche per la consapevolezza, avanzata da più parti, che il bilancio dei morti sia destinato ulteriormente a salire: il Primo ministro nepalese, Sushil Koirala, ha affermato che “ il numero definitivo delle persone morte potrebbe essere anche di 10000.”

Dopo la prima scossa di magnitudo 7.9, in questi giorni tutta l’area è stata interessata da altre scosse di assestamento che continuano a diffondere il terrore fra la popolazione e martedì, attraverso le emittenti televisive locali, il Premier Koirala ha annunciato tre giorni di lutto nazionale per ricordare tutte le vittime, nepalesi e di origine straniera, che sono decedute in una delle più grandi tragedie che hanno colpito il paese asiatico. La situazione generale in Nepal è caotica e regna una grande confusione anche per via delle difficoltà riscontrate dalle squadre di soccorso, provenienti da diverse nazioni, le quali, malgrado i ritardi causati soprattutto per complicanze logistiche, stanno cercando di far pervenire gli aiuti necessari anche alle aree più remote del Paese. 

Stando a quanto riportato da alcuni studiosi internazionali, questo terremoto ha spostato il terreno sotto l'area di Kathmandu di quasi tre metri verso sud, mentre nessun effetto  è stato registrato per quanto riguarda l'Everest. Sono quattro invece le vittime di nazionalità italiana finora accertate: Oskar Piazza e Gigliola Mancinelli, due speleologi, e Renzo Benedetto e Marco Pojer, sorpresi da una frana mentre  facevano trekking nella Rolwaling Valley, nella zona centro-orientale del Paese; mentre la Farnesina continua a svolgere un costante lavoro per avere maggiori notizie sui nostri connazionali, i dispersi italiani sarebbero circa 10, come sostenuto dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il quale poi, sottolineando le difficili condizioni in cui operano i soccorsi, ha asserito che “abbiamo lavorato soprattutto per rintracciare i connazionali e per adesso ne abbiamo trovati 347, tra i quali purtroppo vi sono anche quattro deceduti." 

In questi giorni, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ed il Presidente dell’Assemblea Generale, Sam Kutesa, hanno inviato le loro più sentite condoglianze al governo nepalese e hanno esortato tutta la comunità internazionale ad inviare il prima possibile tutti gli aiuti necessari per affrontare le drammatiche conseguenze del terremoto: a tal proposito, moltissime sono state le organizzazioni internazionali che stanno assistendo la popolazione del Nepal in queste ore, nonostante le condizioni generali siano tutt’altro che favorevoli.                                              

"Siamo profondamente addolorati  per il fatto che migliaia di persone siano morte, ferite o sfollate per questo disastro. I numeri relativi a morti o feriti sono in continuo aumento, ci sono scosse di assestamento frequenti e le squadre di soccorso devono raggiungere aree remote": queste le frasi di Daisy Dell, direttore del dipartimento Asia-Pacifico dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). L’UNHCR ha inviato oltre 20000 teli di plastica per aiutare la popolazione a trovare un rifugio dopo la distruzione totale di moltissime abitazioni e, per sopperire alla mancanza di energia elettrica in molte zone del Paese, ha fatto distribuire migliaia di generatori che sfruttano la luce solare per fornire luce e per far ricaricare i telefoni cellulari.    

Anche l’UNICEF è in prima linea per soccorrere il Nepal: sono stati distribuiti apparecchi per rendere potabile l’acqua, kit per l'igiene, teloni e riforniture di cibo; in una nazione dove i bambini rappresentano circa la metà dell’intera popolazione, l’UNICEF ha manifestato grande preoccupazione per le conseguenze che questa tragedia avrà proprio sui minori.                            

Per affrontare questa complicata situazione, le Nazioni Unite hanno inoltre stanziato 15 milioni di dollari, attraverso il ‘Central Emergency Response Fund’ (CERF), per consentire alle organizzazioni umanitarie di accelerare le operazioni e fornire assistenza immediate alle persone più bisognose. Valerie Amos, Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari, ha dichiarato: “Con il bilancio delle vittime che sta sempre più aumentando e milioni di persone coinvolte, tutto diventa una corsa contro il tempo e le agenzie umanitarie stanno lavorando tutto il giorno per raggiungere le persone e le comunità colpite."

L'ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli affari umanitari ha detto che questo fondamentale finanziamento, il quale non sarebbe stato possibile senza il generoso sostegno dei donatori del CERF, darà un importante supporto alle organizzazioni umanitarie e ai loro partner nei lavori che svolgeranno nei prossimi giorni. Tra gli aiuti che saranno inviati in Nepal, un portavoce dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha annunciato che ulteriori forniture per il primo soccorso arriveranno a Kathmandu dal loro magazzino situato a Dubai e saranno disponibili già a partire da oggi.  

Il portavoce ha poi affermato che "Questa mattina il nostro staff ha consegnato alcuni oggetti agli enti locali a Sindhuli, dove sono stati uccise almeno nove persone e circa 5.000 case sono state distrutte. La nostra squadra sta procedendo a nord-est, verso Ramechhap. La strada è stata però bloccata da una frana e ci stiamo organizzato per risolvere la situazione. Altri camion carichi di aiuti si stanno dirigendo verso Okhaldunga.". Dei 75 distretti presenti nel Nepal, 39 sono stati colpiti dal terremoto e oltre 8 milioni di persone devono fronteggiare le difficoltà portate dalle scosse susseguitesi dal 25 aprile. Una vera corsa contro il tempo per l’ONU e le organizzazioni umanitarie per soccorrere la popolazione nepalese, bisognosa di aiuti, mentre la terra continua a tremare. 

 


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E leggete questo ultimo appello:

UN AND PARTNERS APPEAL FOR $415 MILLION TO AID QUAKE-STRICKEN NEPAL

(Kathmandu/Geneva/New York, 29 April 2015): The United Nations and partners appealed today for US$415 million urgently needed to provide vital relief to people affected by the devastating earthquake in Nepal. The joint action plan, outlined in the Flash Appeal document, aims to support Government efforts in addressing the most critical needs for shelter, water and sanitation, emergency health, food, and protection over the next three months. 

The 7.8 magnitude earthquake struck Nepal on 25 April at 11:56 a.m. local time creating large-scale damage across the country, including in the densely-populated Kathmandu Valley. More than 5,000 people people lost their lives and at least 10,194 people have been injured in the tremor and the many aftershocks that followed. Some 70,000 houses were destroyed and another 530,000 homes damaged across 39 of Nepal’s 75 districts. Millions of people are in need of food assistance. 

In the immediate aftermath of the disaster, the Government, humanitarian and international partners launched a massive relief operation. Search and rescue and medical teams are tirelessly working to find survivors and providing urgent medical care. Safe drinking water is also being provided to the quake victims and food was dispatched for immediate distribution. 

“The timing of the intervention remains of the essence,” said the UN Resident and Humanitarian Coordinator for Nepal, Jamie McGoldrick, adding “although I am heartened and encouraged by the progress of the response to date, efforts need to be maintained and stepped up to ensure vital assistance reaches all the affected, especially those in the remote areas”. 

The appeal reflects both the scale of the needs and the significant logistical challenges linked to providing an effective large-scale humanitarian response in hard-to-reach, mountainous areas.  Partners will provide emergency shelter to 500,000 people who remain in the open, braving the damp and cold weather; emergency health services and medical supplies and facilities; and safe drinking water and sanitation facilities urgently needed for up to 4.2 million people. Up to 1.4 million people will benefit from food assistance, including the 750,000 affected in hard-to-reach areas. Some 2.1 million children and 525,000 women will benefit from protection assistance. 

“As the monsoon season approaches, this is likely to become an added logistical challenge in providing humanitarian assistance,” said Mr. McGoldrick. “Funding is needed immediately to continue the relief operations.”  The UN Central Emergency Response Fund has made US$ 15 million available to jump-start humanitarian activities on the ground. 
 

Jens Laerke 
Spokesperson OCHA Geneva

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