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Immigrazione, seimila arrivi nel weekend. Sui gommoni anche 10 cadaveri

Altro weekend di passione sul fronte dell'immigrazione: circa seimila persone soccorse ed una decina di morti. Per i salariati dell'ottimismo il numero dei migranti tratti in salvo sarebbe un successo dell'operazione Triton potenziata dall'Ue. Ma non è vero. L'unica certezza è che nulla è cambiato

La strage quotidiana continua. A due settimane dal naufragio al largo delle coste della Libia che ha causato centinaia di morti (tra 400 e 900 secondo gli inquirenti), si torna a fare la conta dei cadaveri.

Lo scorso weekend, infatti, sui barconi soccorsi dalla Marina militare e dalla Guardia costiera nel Canale di Sicilia, a bordo dei quali sono arrivati circa seimila migranti, sono stati ritrovati dieci corpi senza vita. Morti, con ogni probabilità, per gli stenti della traversata. Alcuni sono annegati mentre tentavano di raggiungere a nuoto una delle navi dei soccorsi. 

La notizia sta suscitando il solito clamore mediatico, come è giusto che sia. Anche se il dramma si ripete ogni giorno: nessuno sa quante persone partono e quante ne annegano. Per fare notizia, però, come abbiamo già sostenuto, servono i cadaveri o centinaia di morti in una volta sola. Per tutti gli altri, senza nomi, sepolti in fondo al mare, neanche una lacrima.

La strage, insomma, continua. Nonostante un vertice europeo sul tema che si è risolto con tante parole e poche soluzioni. 

La propaganda in queste ore sottolinea che, a fronte dei dieci morti, più di seimila persone sono state soccorse: un successo – dicono i salariati dell'ottimismo-  dell'operazione Triton potenziata dall'Ue.  

In realtà anche Mare Nostrum, l'operazione di soccorso gestita solo dall'Italia e rimpiazzata da Triton, aveva soccorso migliaia di barconi. Le stime parlano di oltre centomila migranti 'salvati' in un anno. 

Triton, insomma, non sta aggiungendo niente di nuovo. Continuano gli sbarchi e i migranti continuano a morire. E non sarà certo il grande risalto dato alla notizia di una donna che ha partorito una bimba sulla nave dei soccoritori (accade spesso) ad oscurare la tragedia quotidiana. 

Va da sé che l'Italia da sola continua a farsi carico di tutte le operazioni di accoglienza. La maggior parte dei migranti, provenienti dall'Africa subsahariana e dalla Siria, è arrivata in Sicilia, gli altri in Calabria. In entrambe le regioni i centri d'accoglienza sono al collasso.

Ricordiamo infatti, che sempre il famoso vertice Ue, non ha cambiato nulla sul fronte della ripartizione dei migranti. I leaders europei, infatti, hanno solo dato il via libera all'invio di qualche nave extra e qualche soldo in più per Triton. Ma di accogliere chi arriva (trentasettemila dall'inizio dell'anno), non ne vogliono sapere. 

Non a caso, la vicepresidente del Parlamento federale tedesco e leader dei Verdi, Claudia Roth, in visita in Sicilia, ha tuonato contro l'Ue: "Mi vergogno perché l'Europa non fa cio' che dovrebbe e potrebbe fare per i migranti. L'Ue deve sapere cosa state facendo qui e io mi farò portavoce". 

Mentre la Caritas calabrese lancia l'ennesimo Sos: "Dobbiamo renderci conto che quello dell'emigrazione e' un fenomeno che l'Italia non puo' affrontare da sola – ha detto il direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria, don Antonio Pangallo. Che ha aggiunto:

"Il mio augurio è che non ci si interessi al problema soltanto quando assisteremo nuovamente, mi auguro di no, ad un nuovo genocidio nelle acque del Mediterraneo. L'Italia ha bisogno di aiuto. Onu e l'Unione Europea hanno il dovere di intervenire. Un realtà fragile e debole come la nostra non puo' andare oltre il possibile".

 

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