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L’ONU ricorda la fine della Seconda Guerra Mondiale e promette: “Mai più!”

Ban Ki-moon e Sam Kutesa piantano l'albero-simbolo della pace nel mondo

Ban Ki-moon e Sam Kutesa piantano l'albero-simbolo della pace nel mondo

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e il Presidente dell'Assemblea Genereale Sam Kutesa hanno festeggiato il settantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, il conflitto piú sanguinoso nella storia dell'umanitá ribadendo l'impegno dell'ONU per la pace nel mondo

Il 5 maggio del 1945 i soldati della Undicesima Divisione corazzata degli Stati Uniti varcarono la porta del campo di concentramento di Mauthausen, affrancando migliaia di prigionieri ancora in vita, malgrado la maggior parte di essi fosse in precarie condizioni psico-fisiche, e liberando uno dei più importanti lager nazisti: un evento di enorme rilevanza storica che ha posto davanti agli occhi del mondo un'ulteriore prova delle barbarie perpetrate dalle SS nei confronti di vittime innocenti.

A distanza di settant’anni, lunedi le massime autorità delle Nazioni Unite hanno voluto ricordare tale avvenimento, onorando anche la memoria di tutte le persone decedute durante la Seconda Guerra Mondiale. “A quei tempi, il terreno intriso di sangue: quello dei coraggiosi soldati che, provenendo da tante nazioni, hanno combattuto questa dittatura e quello delle milioni di vittime dell’Olocausto. Decine di milioni di civili sono morti senza sapere neanche perché”. Così si è espresso Ban Ki-moon dal Quartier Generale dell’ONU a New York, sottolineando le assurdità insite in quella che è ritenuta senza dubbio la più grande guerra combattuta in tutta la storia dell’umanità. Un conflitto che, conclusosi ufficialmente il 2 settembre di settant’anni fa, dovrebbe rappresentare un monito perenne per tutti al fine di scongiurare futuri scontri bellici in grado di mettere a serio repentaglio la sopravvivenza dell’intero genere umano.

Il Segretario Generale dell’ONU, insieme al Presidente dell’Assemblea Generale, Sam Kutesa, ha poi piantato in un giardino nelle vicinanze del Palazzo di Vetro “l’Albero della Pace e dell’Unità”, per ricordare tutte le persone decedute nella Seconda Guerra Mondiale e per consolidare la volontà di unità fra i popoli, ricordando che “C’è ancora molto da fare affinché i semi interrati sette decenni orsono diano i frutti sperati, ovvero una vita contraddistinta dalla dignità e dalla pace per tutti”. Ban Ki-moon ha rammentato la funzione primaria delle Nazioni Unite, associazione fondata per guidare il mondo sulla via della pace e dalla diplomazia, cercando di non far rivivere gli orrori ed i periodi bui già vissuti in passato, circostanze che ciclicamente hanno attraversato la nostra storia. Gli ostacoli e le insidie saranno sempre presenti, soprattutto in questi tempi nei quali sono diffuse l’incertezza ed il timore portati dai vari estremismi, ma, come ribadito anche da Sam Kutesa, le Nazioni Unite sono state fondate proprio per prevenire che altre sanguinose catastrofi possano verificarsi nel prossimo futuro: “A settant’anni dalla conferenza convocata a San Francisco, dalla quale è nata la Carta delle Nazioni Unite – ha dichiarato Kutesa – documento fondamentale per risparmiare alle generazioni future i drammi della guerra, ci siamo riuniti per rafforzare ancora la nostra volontà e ribadire l’impegno dell’ONU per la pace”. Kutesa ha anche parlato del grandissimo coraggio che uomini e donne hanno dimostrato durante gli anni cupi della guerra, rivelandosi veri ‘eroi’ per abnegazione e fulgido spirito di adattamento alle dure condizioni nelle quali si trovarono, doti fondamentali per la sconfitta del nemico nazista e per l’epilogo della guerra.

Il Presidente dell’Assemblea Generale, concludendo il suo intervento, ha affermato che “La necessità di proteggere i diritti umani è un nostro imprescindibile principio. Oggi dobbiamo onorare tutti coloro che sono caduti in questa drammatica guerra, non dimenticando mai ciò che è successo”. Nel corso della commemorazione delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, è intervenuta anche l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Samantha Power, che ha ricordato le atrocità vissute non solo dai prigionieri presenti nel campo di Mauthausen, ma anche dai soldati americani nel vedere la crudeltà disumana dei nazisti: “Le SS accelerarono le uccisioni non appena seppero dell’avanzamento delle truppe americane. La camera a gas del campo fu utilizzata l’ultima volta il 28 aprile ed i soldati statunitensi trovarono le ultime vittime con ancora addosso i loro vestiti; i carnefici, a quanto sembrava, non avevano più nessun motivo per continuare a sostenere la menzogna che quella camera fosse una semplice doccia”.

Power ha poi citato alcune frasi di Winston Churchill, pronunciate nel settembre del 1939, quando la guerra era scoppiata solo da pochi giorni dopo l’invasione tedesca della Polonia, che testimoniano come anche allora vi fosse la percezione che quello appena iniziato fosse un conflitto diverso da quelli avvenuti nel passato: “Questa non è una lotta per Danzica. Stiamo lottando per salvare il mondo dalla peste della tirannia nazista e per difendere tutto ciò che è sacro per l’uomo…Si tratta di una guerra per stabilire, su rocce inespugnabili, i diritti della persona”. Commemorare i caduti, però, non è abbastanza per difendere i principi per i quali in milioni sono morti: secondo l’ambasciatrice, oggi questi valori sono ridicolizzati da molti governi, come quello nordcoreano che detiene migliaia di cittadini in campi di prigionia e costringe i bambini ad assistere alle esecuzioni dei loro genitori. Episodi che dovrebbero essere condannati da tutta la comunità internazionale, soprattutto per rispettare uomini e donne che si sono immolati nella speranza di creare un mondo più equo e solidale. “ Dobbiamo onorare al meglio il sacrificio dei caduti di settant’anni fa per loro stessi, per noi e per le generazioni future”.

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