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La sorte dei migranti nel Mediterraneo, l’Europa e l’ONU: parla Francesco Rocca, una roccia in difesa dei diritti dell’uomo

Francesco Rocca con Ban Ki-moon

Francesco Rocca con Ban Ki-moon

Dopo l'incontro con il Segretario dell'ONU Ban Ki-moon e la conferenza stampa alle Nazioni Unite, la VOCE intervista Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana, sulla crisi dei migranti: "Basta chiamare emergenza un fenomeno che dura da venti anni. Invece di bombardare i barconi, l'Europa riscopra i suoi valori"

Da tanti mesi, anzi anni, aspettavamo che arrivasse all'ONU qualcuno che parlasse chiaro e senza peli "diplomatici" su chi sono veramente i responsabili delle vergogne dell'umanità nel Mediterraneo.  Migliaia di morti da almeno venti anni, provocati dall'esodo "controllato" da trafficanti di migranti africani, ma al Palazzo di Vetro, ambasciatori, ministri, premier e presidenti continuano a chiamarla "emergenza", senza far nulla, oltre i bla bla di circostanza. Così una tragedia tanto inutile quanto evitabile, continua. Ieri per incontrare il Segretario Generale Ban Ki-moon e poi per parlare ai giornalisti è arrivato finalmente Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa italiana e vicepresidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Rocca, un cognome una garanzia, infatti  "rocks" e “shakes" il palazzo con accuse precise e dirette. "No Human Being Is Illegal” è lo slogan portato da Rocca a nome di tutti gli operatori che prestano soccorso ai migranti del mondo, e mercoledì il presidente della Croce Rossa Italiana e andato a ribadirlo a Ban Ki-moon che per la verità da un po' di tempo cerca, ma in un modo, come dire, un po' troppo diplomatico, di farlo anche capire ai leader dei governi mondiali.  

Al Segretario generale, Rocca ha consegnato infatti una maglietta bianca con la scritta “Nessun essere umano è illegale”. Ma anche se ai piani alti del Palazzo di Vetro quella maglietta l'hanno indossata,  nel Mediterraneo i migranti continuano ad essere numeri e statistiche, invece che esseri umani.

Dopo l'incontro con Ban Ki-moon, Rocca ha tenuto una conferenza stampa durata quasi un'ora con i giornalisti internazionali accreditati alle Nazioni Unite, e qui il dirigente della Croce Rossa Italiana ha usato toni forti e chiari: non serve bombardare i barconi dei trafficanti, in quel modo si condannerebbero solo i migranti alla stessa fine, solo che morirebbero da "schiavi" in Libia invece che affogare nel Canale di Sicilia: "“Bombardare le barche può essere solo parte di una soluzione ma all’interno di un piano complessivo, ma farlo da solo, diventa un lavarsi la coscienza: moriranno lontano dai nostri occhi…”. Invece per Rocca si deve affrontare il problema di petto, toglierlo ai politicanti "del consenso" e restituirlo alla politica che rimetta al centro l'essere umano. 

Qui il video della lunga conferenza stampa in cui Rocca ha risposto alle domande dei giornalisti internazionali: 

 

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Qui sotto potete leggere l'intervista che Francesco Rocca ha poi rilasciato alla VOCE di New York insieme a Radio Radicale. E anche nell'intervista, Rocca si dimostra la roccia a difesa dei diritti dell'uomo:

 

Come è andato l'incontro con Ba Ki-moon?

"E' stato un incontro in cui è restato al centro l'essere umano. Avvolte si spersonalizza la questione, chiamandoli soltanto emigranti. Con il Segretario Generale abbiamo parlato di uomini e di donne, che scappano da situazioni di conflitto e da violenze. Della necessità che i governi facciano di più. Che vi sia un impegno maggiore e completo in favore di queste persone".

Nelle ultime settimane il Segretario Generale Ban Ki-moon è sembrato molto sensibile a questa crisi. Pochi giorni fa, alla nostra domanda su cosa ne pensasse della proposta del Premier Renzi appena pubblicata sul New York Times, di bombardare i barconi dei trafficanti, il segretario generale disse subito che non risolverebbe affatto la crisi. Ne avete riparlato oggi di ciò che proprio il governo Renzi ha proposto? Servirà Bombardare i barconi? (Lunedi torna all'ONU Federica Mogherini che dovrebbe ottenere dal Consiglio di Sicurezza una risoluzione che autorizzi l'uso anche della forza in Libia per fermare i trafficanti). Lei che ne pensa?

Francesco Rocca"Su questo siamo stati molto chiari. Per noi bombardare non è una soluzione in un contesto in cui la Libia non è ancora pacificata. E' una azione di pubblica sicurezza che può esser presa quando non mette a rischio le vite umane. In questo momento a nostro avviso è una operazione che mette a rischio decine di migliaia di persone e che non risolverebbe il problema dei trafficanti perché ci saranno altri trafficanti con altre rotte pronti a prendere il posto di quelli bombardati. Il tema quindi è trovare soluzioni concrete nei paesi di origine e nei paesi di transito. Un approccio globale e meno legato ad un consenso spicciolo del quotidiano".

In concreto lei cosa si aspetta dal Segretario Generale dell'ONU. Cosa pensa che Ban Ki-moon possa fare per gli emigranti nel Mediterraneo?

"Continuare a far sentire forte la sua voce d'autorità morale. Non ha un potere particolare il segretario generale. E' pero sicuramente una autorità morale che deve richiamare gli stati alle loro responsabilità e alle loro convenzioni che hanno sottoscritto. Qui c'è in gioco la credibilità degli stessi  governi nel momento in cui non applicano quelle convenzioni che hanno sottoscritto e promosso in questo stesso palazzo.  Che questo incontro sia avvenuto qui per noi, al Palazzo di Vetro, per noi che abbiamo a cuore l'azione umanitaria ha un significato doppiamente importante. Perché ci sono delle convenzioni fondamentali per l'essere umano e quello che il Segretario Generale sta facendo è qualcosa di importante e noi lo sosteniamo e continueremo a sostenere: mettere l'uomo al centro!"

Quindi pressione morale in favore dei diritti degli emigranti da parte di Ban Ki-moon. Cioè come sta spingendo Papa Francesco?

"Chiunque abbia a cuore l'essere umano non può non far questo. Ed è questo che io mi attenderei dall'Unione Europea come istituzione. Che sappia riconnettersi alle radici che hanno fondato questa Unione Europea, ovvero una profonda cultura che mette proprio al centro l'uomo e che ha trovato le sue radici profonde in Europa e nel nostro paese in particolare, affinché questi valori siano messi veramente al centro dell'azione politica dell'Unione europea".

A proposito di Ue. Federica Mogherini, la responsabile degli Esteri, quando è venuta qui all'ONU ha parlato anche lei di "emergenza", così come lo fanno da anni i singoli governi… Ma può essere definita emergenza un fenomeno che dura da così tanto tempo? Lei alla conferenza stampa, rispondendo alla nostra domanda, ha detto che era presente quando i primi profughi dell'Eritrea arrivarono in Sicilia nel 1988...

"Questo esodo è ininterrotto. La possono chiamare emergenza i singoli governi, anche perché noi abbiamo una capacità di cambiare governo così rapida che probabilmente non fanno riferimento a quello che è accaduto prima di loro… Ma a parte gli scherzi, qui la questione è seria e non è una emergenza. E' un fenomeno sociale ben conosciuto, che va avanti da almeno venti anni ininterrottamente al quale non è mai stata data una risposta globale. Quindi forse emergenza è dare una risposta politica ma non certo l'arrivo dei profughi quest'anno, o dello scorso anno, o del prossimo anno se non si troverà una soluzione. E' un fenomeno in corso a cui bisogna dare delle risposte di lungo termine. Con una maggiore capacità di coesione e di approccio globale. Non c'è una soluzione sola, le cause dell'emigrazione sono molteplici e sarebbe utopistico risolverle in poco tempo. Quello che invece non dovrebbe essere un'utopia, è aspettarsi dal nostro governo che possa offrire delle soluzioni che mettano al centro la vita umana".

Durante la conferenza stampa, Al Jazeera, tv-news molto influente dentro il Palazzo di Vetro e nel mondo, le ha chiesto una pagella per i protagonisti di questa vicenda misurando le responsabilità dei governi che non si muovono. Ripetiamo la domanda anche noi: che voto darebbe all'Italia, soprattutto al governo Renzi, all'Europa e all'ONU, per come stanno affrontando questa crisi umanitaria nel Mediterraneo?

"Sicuramente l'Italia ha sopportato e sopporta un peso notevole, per cui darei dieci sotto il profilo della capacità solidale. Ci critichiamo tanto e sappiamo farci del male da soli, ma in realtà l'Italia sta dando una risposta in termini di accoglienza straordinaria. Ma in termini di visione, quindi in quello che devono fare per la situazione che invece continuano a chiamare emergenza, l'Italia la rimandiamo a settembre, perché chi governa deve uscire da questa incapacità di affrontare questi fenomeni, di vederli soltanto nel momento e di cominciare ad avere invece un approccio più globale. E quindi aspettiamo di vedere più avanti di che cosa sarà capace di fare il nostro paese in termini di risposta globale. L'Europa è bocciata. Al momento mi sento assolutamente insoddisfatto. Bisogna che l'UE riguardi la sua politica e che ritrovi una sua capacità di crescita sui valori. Fino a questo momento, secondo me, non c'è stata una risposta basata sui valori umanitari. Questo è un dato di fatto. Ci sono stati dei piccoli palliativi che mi inducono a non dare all'Ue nemmeno la sufficienza". 

E le Nazioni Unite?

"Se guardiamo sotto il profilo dell'azione di persuasione morale sicuramente stanno facendo tantissimo. E anche le sue agenzie, come i colleghi della UNCHR lavorano senza sosta. Il problema è l'istituzione nel suo complesso, che deve tornare ad avere un peso all'interno degli stati, che non facciano più soltanto finta di ascoltare i messaggi che arrivano dalle Nazioni Unite ma che realmente comincino a metterli in pratica". 

 

 

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