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Si apre uno spiraglio nella crisi dei migranti Rohingya nel Sudest asiatico

Le migliaia di profughi Rohingya lasciati alla deriva nei barconi al largo delle coste malesi e tailandesi sono stati accolti dai govermi di Malesia e Indonesia con l'impegno che siano rimpatriati tra un anno con l'aiuto della comunità internazionale. Nel frattempo nel Mediterraneo...

L’accoglienza e l’aiuto ai migranti non è una questione che coinvolge solo l’Unione Europea: martedì infatti le Nazioni Unite hanno inviato una richiesta ufficiale ai leader di Indonesia, Thailandia e Malesia nella quale si chiedeva una maggiore protezione ed assistenza per le migliaia di rifugiati provenienti da Myanmar e dal Bangladesh che sono stati inizialmente respinti dalle autorità malesi, tailandesi e indonesiane.

Le cifre parlano di un numero imprecisato di migranti ma che si aggira intorno alle migliaia alla deriva sui barconi al largo delle coste indonesiane e malesi. L’ONU ha chiesto di rispettare il diritto internazionale di asilo ed assistenza verso i migranti e nonostante l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) abbia stanziato circa un milione di dollari per aiutare i governi locali ad affrontare questa emergenza, molti centri di accoglienza in questi paesi hanno raggiunto, e a volte superato, il limite della loro capacità ricettiva, non potendo piú sostenere l’arrivo di nuove persone.

Dopo il rifiuto iniziale, finalmente mercoledì i governi di Malesia e Indonesia hanno accettato di accogliere su base temporanea i profughi per scongiurare i pericoli piú immediati per la loro incolumità con l'impegno che vengano poi rimpatriati tra un anno con l'aiuto della comunità internazionale.

Contestualmente, a Bruxelles, i ministri degli Esteri e della Difesa europei hanno ufficialmente dato l’assenso alla creazione di ‘Eunavfor Med’, un’operazione navale con sede a Roma e capitanata dall’ammiraglio Enrico Credendino il cui compito sarà di contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani nel Mar Mediterraneo; l'obiettivo della missione é quello di mappare in maniera dettagliata le rotte degli scafisti per poi, successivamente attaccare e smantellare le loro risorse. Le Nazioni Unite, però non hanno ancora dato il loro assenso a questa risoluzione. Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante della politica estera dell’UE, ha affermato: “La nostra priorità é quella di distruggere le organizzazioni dei trafficanti. Abbiamo analizzato il legame tra i trafficanti stessi e le organizzazioni terroristiche: non posso confermare collegamenti, ma é ovvio che le attività dei trafficanti potrebbe finanziarne altre in contatto con i terroristi”. “Speriamo – ha continuato Mogherini – che questa importante operazione possa essere ufficialmente lanciata già il prossimo mese”.

La decisione é stata presa anche dopo il monito lanciato dal consigliere libico Abdul Basit Harou, il quale ha asserito che “sulle navi dirette verso le coste europee potrebbero nascondersi molti militanti dell’ISIS”. Un allarme reale lanciato già diversi mesi fa da più parti. Il tema riguardante l’accoglienza degli immigrati ha fatto nascere anche disguidi e non poche sono state le rimostranze sollevate da numerosi stati europei: a proposito delle quote fisse dei richiedenti asilo che ogni paese deve accollarsi secondo precisi criteri, la Gran Bretagna, la Danimarca e l’Irlanda hanno già fatto sapere di non voler partecipare a tale iniziativa, così come altre nazioni, in primis Ungheria ed Austria. Jose’ Manuel Garcia Margallo, ministro degli Affari Esteri della Spagna, ha criticato aspramente questo progetto: “ Lo sforzo di solidarietà deve essere proporzionato e realistico e i criteri imposti dalla Commisione Europea non lo sono affatto”.

Problematiche vissute anche nei paesi del Sud-Est asiatico, ammoniti dagli Alti Commissari dell’ONU per i metodi adoperati sull’immigrazione. In particolare, quattro funzionari delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, Zeid Ra’ad Al Hussein, Peter Sutherland e William Lacy, hanno espresso la loro preoccupazione circa le dure condizioni di vita dei rifugiati asiatici: “Questi viaggi sono diventati un fenomeno globale. Quasi 1000 persone sono morte in mare per le precarie condizioni di viaggio e si stima che altre 1000 siano decedute per i maltrattamenti perpetrati dai trafficanti di esseri umani”. I quattro funzionari hanno inoltre esortato gli stati coinvolti a proteggere le vite dei migranti e a non respingere le navi che attraversano il Golfo del Bengala, nelle quali le persone vengono nutrite solo con una piccola porzione di riso bianco e spesso sono vittime di violenze. “Le donne sono violentate, i bambini vengono separati dalle loro famiglie e sono vittime di abusi, gli uomini vengono picchiati e buttati in mare. Siamo profondamente preoccupati per tutto ciò – hanno continuato i funzionari dell'ONU – soprattutto se si considera che queste navi bloccate in mare hanno urgente bisogno di cibo ed assistenza medica”.

In conclusione, essi hanno ribadito che la volontà di garantire il rispetto dei diritti umani, con un più attivo coinvolgimento dei governi asiatici, va di pari passo alla lotta contro ogni forma di xenofobia e discriminazione: cardini imprescindibili di qualsiasi società civile. 

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