Cerca

OnuOnu

Per l’ONU il lavoro significa anche sicurezza

Nella foto, il presidente dell'ILO, Guy Ryder

Nella foto, il presidente dell'ILO, Guy Ryder

Si é aperta a Ginevra la Conferenza Internazionale del Lavoro, meeting globale sponsorizzato dall'ONU che fa il punto sulla situazione dell'occupazione nei vari paesi. I mutamenti demografici in corso nel mondo sembrerebbero creare delle opportunitá di sviluppo ma le sfide non mancano

Il Presidente dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), il britannico Guy Ryder, ha ufficialmente inaugurato la centoquattresima Conferenza Internazionale del Lavoro, uno dei meeting più importanti a livello globale sui vari aspetti del mondo del lavoro, in particolare sul tasso di occupazione riscontrato in ogni paese. La conferenza, tenutasi presso la sede principale dell’ILO di Ginevra, ha visto la partecipazione di numerosi governanti e rappresentanti dei datori di lavoro e degli operai. In un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da una particolare congiuntura economica e afflitto da diverse problematiche di carattere sociale e finanziario, i massimi esponenti dell’ONU hanno voluto evidenziare in questa maniera che la questione del lavoro é una prerogativa inderogabile per determinare il futuro dell'umanità. Ryder ha aperto la conferenza, che avrà luogo nella città svizzera fino al 13 giugno, con parole che ratificano gli scopi attuali e i progetti futuri delle Nazioni Unite in materia di lavoro ed occupazione: “Le questioni che affrontiamo riguardanti i posti di lavoro, l’equità, la sostenibilità, la sicurezza dell’essere umano, la mobilità del lavoro e il dialogo sociale, che devono essere affrontate anche per quanto concerne le iniziative lavorative del futuro, sono, quasi per definizione, le questioni politiche fondamentali del nostro tempo". Il Presidente dell’ILO ha presentato alla platea anche la sua proposta su questo tema, contenuta nella sua relazione "Il Futuro dell’iniziativa centenaria del lavoro" e accompagnata da un resoconto annuale sulla situazione dei lavoratori nei territori arabi occupati. L’ultimo rapporto riguardante l’occupazione lavorativa nel mondo è sconcertante: i disoccupati hanno raggiunto il preoccupante numero di 201 milioni durante lo scorso anno, 30 milioni in più rispetto agli anni antecedenti al 2008, momento in cui è iniziata la crisi economica tuttora non completamente superata in maniera definitiva. Un’ulteriore componente da non trascurare è rappresentata dagli oltre 40 milioni di individui che ogni anno entrano, o perlomeno provano ad inserirsi, nel mondo del lavoro: una sfida che, portando con sè molteplici cambiamenti anche a livello sociale, si presenta come una delle più difficili da affrontare per i vari governi nazionali e per le organizzazioni internazionali del lavoro. Uno dei cardini più importanti per qualsiasi società è rappresentato dalla sopravvivenza e dal dinamismo delle piccole e medie imprese, pensiero confermato pienamente anche da Ryder, il quale ha affermato che “Abbiamo la possibilità di guardare più da vicino come le piccole e medie imprese, che sono elementi importanti per la sfida globale del lavoro, possono essere ottime promotrici di lavoro dignitoso e produttivo”. La conferenza di quest’anno, oltre ai temi riguardanti prettamente l’ambito lavorativo, affronterà anche altre questioni, come quelle relative al cambiamento climatico.

Anche un altro evento svoltosi ieri, organizzato dall’ILO e dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), ha avuto come tema centrale quello del lavoro, questa volta focalizzato sull’occupazione lavorativa giovanile. "La mancanza di posti di lavoro alimenta l'insicurezza mentre i paesi ricchi di opportunità lavorative sono anche i piú stabili – ha dichiarato il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon intervenuto al dibattito per riaffermare le idee-guida delle Nazioni Unite in materia – i giovani sono costretti a sopportare il fardello di conflitti che si traducono in mancanza di occupazione". Il Segretario Generale ha poi proseguito il suo discorso, in cui ha riposto grandi aspettative nelle generazione che pian piano sta avanzando, essendo certo che quando ad essa verrà dato un lavoro dignitoso ed un influente peso politico per le questioni che interessano il nostro pianeta, si potrà sperare in un futuro migliore: "Il mondo ora ha la più grande generazione di giovani della storia – ha affermato Ban Ki-moon – e ho grandi speranze in loro per poter plasmare il nostro futuro. Fanno parte della prima generazione che può sconfiggere la povertà e l'ultima che può evitare i peggiori impatti ambientali". L’evento, realizzato dopo l'incontro svoltosi lo scorso venerdì presso l'Assemblea Generale che ha coinciso con il 20° anniversario del Programma Mondiale d'Azione per i Giovani, ha avuto due discussioni principali: la prima incentrata sugli effetti dei mutamenti demografici in corso, mentre nella seconda si è parlato delle opportunità lavorative per i giovani. Soprattutto quest’anno, le Nazioni Unite stanno tentando di imprimere un cambiamento positivo ai vari fenomeni in corso e nei prossimi mesi ci saranno due fondamentali incontri: il vertice sullo sviluppo sostenibile, che si terrà a New York nel mese di settembre, e un accordo sui cambiamenti climatici da sottoscrivere durante la conferenza di Parigi del prossimo dicembre.

Il plusvalore demografico, ovvero il processo che segna una riduzione del tasso di natalità di una nazione e, allo stesso tempo, un aumento dei lavoratori attivi sul totale della popolazione, è stato trattato in maniera specifica dal Presidente dell'Assemblea Generale, Sam Kutesa, il quale ha asserito che: “I giovani che diventano adulti istruiti, avendo un minor numero di persone alle quali badare e nuove opportunità per arricchirsi e far crescere il proprio potere d'acquisto, saranno in grado di accelerare la crescita economica e lo sviluppo". Per sfruttare questa opportunità demografica, sono però necessarie politiche adeguate e interventi che portino ad una considerevole crescita della popolazione giovanile e, successivamente, di adulti economicamente produttivi: a tal proposito, l’America Latina e, soprattutto, l’Asia stanno accrescendo, secondo le ultime stime, il proprio prodotto interno lordo pro capite. L’Africa è invece, il continente dove sono concentrati il maggior numero di giovani ed il loro numero continua ad aumentare: i giovani africani compresi nella fascia d’età tra i 15-24 anni, infatti, è destinato a raddoppiare entro il 2045.
"Le esigenze dei paesi con grandi popolazioni di giovani devono essere considerate ed annoverate fra i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile", ha concluso Kutesa, sottolineando come sia necessaria un’azione congiunta tra governi e settori privati per effettuare gli investimenti utili al potenziamento della nuova generazione che avanza.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter