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La presa in giro della ripartizione dei migranti nella Ue: il 90% resterà in Italia

di C. Alessandro Mauceri

Le quote di migranti da ripartire tra i Paesi della Ue sono una presa in giro. Rimarranno al 90% in Italia ad alimentare lavoro nero e prostituzione. E, soprattutto, i grandi affari di chi gestisce i centri di accoglienza (oltre 10 miliardi all’anno pagati con le tasse dagli ignari italiani)  

Nei giorni scorsi, nella più totale indifferenza, sono continuati gli arrivi di migranti in Sicilia: ne sono sbarcati altri 5000 (e decine sono morti nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa). Un’indifferenza dovuta forse alla promessa, da parte della Commissione europea, di una loro ripartizione in vari Paesi dell’Ue. La stessa Commissione europea ha parlato di ridistribuzione obbligatoria intra-Ue di 40 mila eritrei e siriani richiedenti-asilo (24 mila dall’Italia e 16 mila dalla Grecia). Il tutto in due anni, secondo quanto prevede il Piano Junker, che prende il nome dal numero uno della Commissione europea.

Peccato che lo scorso anno, in Italia, sono sbarcati oltre 170 mila migranti (e quest’anno saranno molti più). Sottraendo da 170 mila 12 mila ne rimangono circa 160 mila circa arrivati solo lo scorso anno. Dove andranno questi 160 mila migranti attivati nel nostro Paese? Semplice: in massima parte resteranno in Italia ad alimentare il lavoro nero, le attività commerciali abusive, la prostituzione e via continuando. A questi si aggiungeranno, ovviamente, i migranti già sbarcati quest’anno e qulli che sbarcheranno da qui a dicembre. Insomma, a conti fatti l’Unione europea sta scaricando sull’Italia quasi tutto il peso di un problema che dovrebbe essere europeo!

Non solo. Anche la già citata ripartizione, sulla carta, tra i vari Paesi dell’Unione europea, dei 40 mila migranti eritrei e siriani è tutta da discutere. Alcuni Paesi dell'Unione, come la Gran Bretagna (che con Irlanda e Danimarca gode di una inspiegabile clausola di eccezione: perché loro non dovrebbero “accogliere” i migranti e altri Paesi, per di più molto più in crisi, dovrebbero farlo?), la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca hanno già detto chiaramente di non essere disposti ad accogliere nessun migrante. Altri, invece, hanno espresso perplessità e posto condizioni, come Francia e Spagna.

Una decisione, quella presa dalla Commissione europea, che invece è stata accolta con piacere da molti angelino alfanopolitici italiani, a cominciare dal capo della Farnesina, Paolo Gentiloni. Altrettanto contento il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano (nella foto a destra tratta da wilditaly.net), che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto: “Non voglio nemmeno immaginare che il piano Juncker salti, le quote non si toccano”.

Forse i nostri ministri non lo sanno, ma sono proprio le “quote”, ovvero i numeri di migranti che dovrebbero essere ricevuti da altri Paesi europei ad essere sbagliate. Così come è stata prevista, la misura proposta dalla Commissione europea è assolutamente inutile per fermare il flusso dei migranti, o anche solo per attenuarne gli effetti sull’Italia: lo scorso anno in Europa sono arrivati oltre 230 mila migranti (e la situazione sta nettamente peggiorando nel 2015). Di questi, circa 50 mila attraverso al cosiddetta “via orientale”, ovvero i Paesi come la Turchia, la Grecia e la Bulgaria. Una minima parte (poco più di 7 mila) attraverso la “via occidentale”, ovvero attraverso la Spagna. Tutti gli altri, oltre 170 mila – come già ricordato – arrivano in Italia, attraverso la cosiddetta “via centrale”. Dati peraltro che mostrano un trend crescente notevole.

Questo significa, stando ai numeri, che le quote proposte dall’UE non sono altro che un “contentino” per mettere a tacere i media. Dei 170 mila migranti che sbarcano sulle coste della Sicilia, solo il 7% per cento (e per di più selezionato e scelto e riguardante solo i richiedenti asilo) potrà essere trasferito negli altri Paesi dell’UE secondo le quote prestabilite. Tutti gli altri, ovvero quasi 160 mila ogni anno, continueranno, come già sottolineato, a rimanere in Italia. Per alimentare lavoro nero, prostituzione e, soprattutto, i grandi affari di chi li gestisce nei centri di accoglienza. 

Ma non sono questi i soli numeri riguardanti i migranti che, pur essendo importanti per gli italiani, vengono dimenticati. Numeri, ad esempio, come quelli dei costi che questa ospitalità comporta per le ‘casse’ del Belpaese. A cominciare dal sussidio per ogni immigrato irregolare da quando sbarca sulle nostre coste: ogni anno, i cittadini italiani spendono circa tre miliardi di euro in sussidi per gli immigrati clandestini. Non solo. A questi vanno sommati i costi per l'accoglienza: secondo i dati del Ministero dell’Interno, si arrivano a spendere quasi 3 milioni di euro al giorno, praticamente quasi un altro miliardo di euro all'anno! Soldi che non provengono né dall’Unione europea, né dall’Onu, né da nessuna organizzazione umanitaria: vengono direttamente prelevati dalle tasche degli italiani e erogati dallo Stato; una montagna di soldi che, in parte, finisce nelle ‘casse’ delle associazioni di ‘volontariato’ che si occupano della prima accoglienza e delle prime pratiche di riconoscimento.

Ma non finisce qui. Nonostante molti reati siano stati depenalizzati (anche il reato di immigrazione clandestina è stato depenalizzato e proprio durante il governo Renzi), oggi circa il 36 per cento dei detenuti nelle carceri italiane è costituito da immigrati. In totale, i detenuti stranieri sono oltre 23 mila (dati 2013). E dato che, secondo i dati dell'Osapp (il sindacato autonomo di polizia penitenziaria), un detenuto costa allo Stato italiano circa 12 mila euro al mese, questo vuol dire che ogni anno l’accoglienza di questi migranti comporta un ulteriore costo di altri 3 miliardi di euro (approssimati per difetto).

Inutile proseguire e cercare di arrivare ai totali: secondo i dati della CGIA di Mestre, l’affare migranti avrebbe un costo complessivo di decine di miliardi di euro all’anno. Numeri da capogiro. Cifre folli che il nostro Stato spende ogni anno per fronteggiare il fenomeno migratorio e tutte le problematiche che da esso derivano. Soldi che potrebbero essere utilizzati per risolvere molti dei problemi dell’Italia, ma che, invece, vengono spesi per l’accoglienza dei migranti (e per far guadagnare un sacco di soldi a chi li ‘gestisce’). Spese che, dopo la definizione delle “quote” da parte della Commissione europea (ammesso che siano rispettate dagli altri Paesi dell’Ue), non diminuiranno quasi per niente.

Peccato che nessuno dei nostri politici lo abbia fatto notare. Nessuno di loro ha proferito parola neanche dopo le dichiarazioni, gravi e preoccupanti sotto molti punti di vista, rilasciate dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, solo pochi giorni fa, in occasione della riunione del G7 a Dublino: “Se l’Italia vuole mantenere il suo dinamismo economico ha bisogno dei migranti”. Un’affermazione ribadita in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’ingresso dell’Irlanda nelle Nazioni Unite: “L’Europa deve riconoscerne un altro: il suo deficit nella forza lavoro. Bassa crescita demografica e una transizione demografica ad un Continente di vecchi. L’Europa invecchia, se vuole mantenere il suo dinamismo, ha bisogno di migranti”.

È risaputo che molti di questi migranti finiscono per alimentare il sommerso e il lavoro nero. Lo faranno, evidentemente, con il placet del segretario delle Nazioni Unite. Ma c’è anche un altro tipo di lavoro che è quasi esclusivamente riservato ai migranti: quello della prostituzione. Come hanno confermato i dati resi noti dalla comunità ‘Papa Giovanni XXIII’, oggi, in Italia, ci sono circa 120 mila prostitute e la maggioranza di queste sono immigrate clandestine provenienti dal Niger o dall’Est Europa. Numeri e quote, quelli dei migranti, che rimangono in Italia rilevanti anche sotto un altro punto di vista. Il 18 maggio, a Venezia, si è svolto un convegno dal titolo: “Malattie croniche e migranti in Italia”. Dai dati diffusi è emerso che, se da un lato non ci sono giustificati motivi di allarmismi (dopo i casi di Ebola di alcuni mesi fa), per contro, i casi di alcune patologie o di malattie croniche non trasmissibili mostrano valori maggiori rispetto a quelli della popolazione italiana.

Problemi sociali, economici e sanitari che hanno numeri rilevantissimi sull’economia del Belpaese e che sono legati alle “quote” sempre crescenti di migranti che sbarcano in Italia. Numeri, però,  di cui né Junker né Ban Ki-moon hanno parlato…

                  

 

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