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Madre e figlia in soccorso delle donne schiavizzate dal Daesh: l’ONU si smuova e le salvi dall’ISIS

L'avvocato Jacqueline Isaac e sua madre Yvette Isaac, famosa personalità della tv araba, con la loro organizzazione no-profit Roads of Success (RoS) che si batte per i diritti umani nel Medio-Oriente, hanno denunciato ai giornalisti dell'ONU la drammatica situazione delle donne e delle bambine schiavizzate dall'ISIS in Iraq: "Abbiamo parlato con le ragazze torturate dai miliziani...''

Migliaia di bambine, adolescenti e giovani donne rischiano di essere rapite giornalmente in Iraq e in Siria dagli estremisti Daesh. Strappate alle loro famiglie, torturate, ridotte a schiave sessuali, spesso rimangono incinte. La situazione sembra sempre più nera ed allarmante. 

''I numeri non sono mai precisi, nessuna organizzazione in Iraq ha mai saputo dirmi quante ragazze, e soprattutto bambine, sono prigioniere nelle mani dei militanti Daesh. E questo è davvero frustrante''. Così si spezza in gola, il grido di denuncia di Jacqueline Isaac, al quartier generale delle Nazioni Unite, a New York, il 9 Giugno, durante una conferenza stampa organizzata dall'UNCA, The United Nations Correspondent Association.   

Jacqueline Isaac, di professione avvocato, e sua madre Yvette Isaac, famosa personalità televisiva nel mondo Arabo, hanno fondato nel 2015, il Roads of Success (RoS), nella California del Sud. RoS è un'organizzazione no-profit che si batte per i diritti umani nel Medio-Oriente, per proteggere le popolazioni locali, garantire la partecipazione e la libertà di tutti i cittadini Mediorientali, ed assicurare lo sviluppo sociale sia a livello locale, che internazionale. 

''Noi identifichiamo le sfide che ci sono nel territorio, e mobilitiamo i nostri partner per trovare soluzioni che portino un cambiamento globale. In particolar modo supportiamo le vittime di crisi di guerra e proteggiamo le minoranze religiose presenti nel territorio. Noi vogliamo intervenire e fare qualcosa'', ha dichiarato Yvette Isaac, madre e direttrice di RoS.  

Le due Americane sono state invitate dai giornalisti dell'ONU per raccontare la loro esperienza in Iraq sulla disperata a tragica situazione in cui vivono centinaia di donne, rapite ed  obbligate a convertirsi all'Islam, nelle mani dei soldati dell'ISIS.

Panel

Da sinistra la giornalista americana di origini irachene Afaf Konja, l’avvocato Jacqueline Isaac, sua madre e nota personalità della tv araba Yvette Isaac e il giornalista libanese Ali Barada

Jacqueline, vice-presidente di RoS, rispondendo alle domande de La VOCE di New York, ha raccontato: ''Ciò che sta succedendo nella regione è un crimine contro l'umanità. Sul campo, abbiamo visto i territori occupati dall'ISIS, abbiamo parlato con le ragazze torturate dai miliziani''.

''Ma queste ragazze non sono perdute. Non sono senza speranza. Al contrario, loro sono una fonte di luce, in mezzo all'oscurità. L'ISIS cerca di rapirle proprio per distruggerle psicologicamente e fisicamente. Ma molte di queste ragazze sono coraggiose e non hanno paura. Loro ci fanno capire come la situazione può ancora cambiare e deve migliorare'', ha detto commossa l'avvocato. 

Infatti, l'attività della no-profit RoS, non si limita solo a mandare aiuti e beni come cibo, coperte, giocattoli, libri e vestiti. Ma lavorano sul campo, direttamente in contatto con cliniche mediche ed équipe di psicologi per aiutare, attraverso attività di reinserimento, e workshop, queste giovani donne a reinserirsi nella società, e a pensare al futuro, superando lo stigma sociale e la vergogna con cui si sentono marchiate.

Molte di queste ragazze, spiega Jacqueline, sono sole al mondo, in quanto i militanti Daesh hanno ucciso, o bruciato vivi i loro genitori, parenti, e fratelli davanti ai loro occhi. Queste ragazze non hanno casa. E spesso è difficile che tornino alle loro comunità. Quelle che riescono a scappare, sono traumatizzate dalle torture sessuali di cui sono state vittime. E poi ci sono quelle che rimangono incinte, – fa una pausa Jacqueline – spesso ''molte di loro si suicidano o tentano di togliersi la vita''. 

Ad un workshop di gruppo, una delle ragazzine Yazidi salvate ha raccontato: ''Io voglio salvare le mie sorelle da quello che è capitato a me. All'una del mattino, dal nulla, i militi sono entrati in casa. Hanno preso la mia famiglia, mio padre, mio fratello e mio zio, li hanno uccisi. Poi mi hanno caricata su un van con altre centinaia ragazze. Ci hanno detto che dovevamo convertirci, ma noi rifiutammo. Allora ci hanno punito. Ci hanno divise per categorie. Mi hanno messa in una stanza, dove i soldati ci trattavano come schiave sessuali, ripetutamente. E alla fine uno di loro mi ha detto – ora sei Musulmana, che sia contro o no la tua volontà-''.  Come questa ragazzina, lo stesso destino accomuna altre bambine – ha detto Jacqueline.     

L'ISIS vuole fare pulizia di tutte le minoranze etniche e religiose presenti nella regione Irachena, dai numerosi gruppi Yazidi, ai Cristiani, Shabac, e Sciiti. ''E' una barbaria'' ha commentato Isaac. Ciononostante, ci sono tantissime donne che decidono di dedicare la loro vita a salvare le loro consorelle. ''L'ISIS dice che noi non apparteniamo qui, noi diciamo che da qui non ci spostiamo'', sono le parole di alcune donne Yazidi che addirittura contrattano direttamente al telefono con i Daesh per fare rilasciare gruppi di donne rapite, ha raccontato Isaac a La VOCE.

Molto forte in Iraq, è anche la presenza delle autorità locali, le quali collaborano in prima linea con la RoS, e le forze militari dell'Iraq. Inoltre,  l'Alto Consiglio degli Affari per le Donne, ed il Ministro della Salute collaborano direttamente con RoS, insieme ad altre agenzie governative, provvedendo ad assistenza medica, ''Ma c'è bisogno di molto di più'' – ha detto Isaac a La VOCE – ''Più fondi, più medici, più assistenza psicologica e attività di supporto per queste vittime''.    

''La comunità internazionale ha la responsabilità di ascoltare, proteggere ed accogliere le vittime che tentano di scappare dalle mani dei Daesh. Paesi come l'Egitto e la Giordania lo stanno già facendo. Tutti i paesi dovrebbero dire basta una volta per tutte al terrorismo globale, perché altrimenti arriverà anche qui. Le Nazioni Unite esistono proprio per risolvere situazioni come questa'', ha ricordato Jacqueline.

''Un giorno la storia parlerà di questo, e alle Nazioni Unite si chiederanno, se hanno davvero fatto di tutto per fermare il male, o se hanno lasciato che il male facesse il suo corso?'', ha concluso Yvette, la Direttrice di RoS.

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