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Galletti all’ONU sui cambiamenti climatici: serve un segnale dalla politica

Gian Luca Galletti (a destra) alla Missione Italiana con l'ambasciatore italiano all'ONU Sebastiano Cardi

Gian Luca Galletti (a destra) alla Missione Italiana con l'ambasciatore italiano all'ONU Sebastiano Cardi

Il ministro italiano dell'Ambiente Gian Luca Galletti, all'ONU per partecipare agli incontri in preparazione della conferenza sui cambimanti climatici di Parigi, ha sottolineato come il problema del clima abbia delle rispercussioni di natura geopolitica. Secondo il ministro, a Parigi i Paesi dovranno anteporre l'agenda globale a quella nazionale e dare nuovi input politici ai negoziatori

Nel mondo dei negoziati sui cambiamenti climatici l’evento più atteso è la COP21 della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) in programma dal 30 novembre all’11 dicembre a Parigi, dalla quale la comunità internazionale si aspetta di vedere emergere un accordo tra le nazioni per limitare significativamente le emissioni di gas serra e fermare la corsa verso la distruzione della Terra.

In preparazione dell’appuntamento di fine anno, questa settimana nel quartier generale dell’ONU a New York si è tenuto un evento di alto livello dedicato ai cambiamenti climatici al quale hanno preso parte i rappresentati di stati e governi che si ritroveranno a Parigi.

Per l’Italia c’era il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che è intervenuto martedì al Consiglio di Sicurezza per ribadire come la questione dei cambiamenti climatici non è un fatto esclusivamente ambientale, bensì dalle implicazioni geopolitiche. Galletti ha infatti voluto collegare i cambiamenti climatici alle ondate migratorie che riempiono il Mediterraneo di morti: “Tra tutte le minacce che il riscaldamento globale ha generato – ha detto il ministro – il ciclo cumulativo umanità-natura è il più pericoloso, soprattutto se arriveremo al punto di lottare tra di noi per le risorse invece di collaborare per limitare le emissioni e coordinare gli interventi di adattamento. Non si tratta di una minaccia futura. Il bacino del Mediterraneo soffre già oggi delle conseguenze dei cambiamenti climatici sulla pace e la sicurezza. Le violenze in Siria e le conseguenze che ne sono conseguite, hanno tra i loro elementi scatenanti anche la siccità che le ha precedute. Le ondate migratorie che dall’Africa si stanno abbattendo sulle coste dell’Europa non sono estranee all’arretramento delle sponde del lago Chad da 25.000 a 4.000 chilometri quadrati, così come la crescita dell’influenza di Boko Haram”. Questioni che vedono l’Italia drammaticamente in prima linea e che costringono ad affrontare il problema dei cambiamenti climatici con un occhio a quei paesi che, più vulnerabili per situazione economica o politica, sono più esposti ai disordini che risultano da siccità, carestie e riduzione delle risorse in genere. “L’Italia ne è ben consapevole, grazie alla sua esperienza di Paese che si getta come un ponte tra le due sponde del Mediterraneo – ha proseguito Galletti – E l’Italia ne tira una conclusione principale: pensare di potersi rinchiudere in un tranquillo isolamento o peggio prepararsi solo a difendersi da un fenomeno causato dal disagio di altre popolazioni non è altro che un’illusione pericolosa. L’instabilità si propagherà e tutto il mondo ne pagherà il prezzo”.

Galletti ha poi voluto concludere ricordando il recente messaggio lanciato dal Papa per un impegno congiunto per la protezione dell’ambiente: “La terra è la nostra casa comune. Sua Santità Papa Francesco ce lo ha ricordato recentemente con la sua enciclica Laudato sì: non possiamo perdere il senso di responsabilità per i nostri simili che sta alla radice di ogni società che si vuole definire civile. La gestione sostenibile delle risorse del pianeta e la lotta ai cambiamenti climatici sono le più grandi sfide della diplomazia multilaterale oggi. Il 2015 dovrà essere l’anno della responsabilità comune e dell’azione”.

In un incontro con i giornalisti, già lunedì il ministro aveva spiegando che gli incontri di questi giorni sono stati finalizzati ad avanzare il percorso verso Parigi: “L’obiettivo è di avere un testo agile e semplice prima dell’apertura della COP. Si è molto insistito sulla presentazione dei contributi nazionali, la maggior parte dei paesi si sono impegnati a presentarli nei prossimi mesi. Credo quindi che il percorso stia andando avanti in maniera per adesso virtuosa”.

Il prossimo importante appuntamento sarà ad agosto a Bonn e i Paesi contano di arrivarci con una bozza di accordo: il 24 luglio i negoziatori presenteranno un ulteriore testo diverso da quello su cui si sta lavorando oggi, ha spiegato Galletti ai giornalisti, con l’obiettivo di andare per gradi e arrivar preparati a Parigi.
“Credo che sia finito il tempo della negoziazione e che sia invece il momento dell’avvicinamento delle varie posizioni. Parigi riuscirà solo se ogni paese farà prevalere gli interessi globali rispetto agli interessi nazionali. Finora ogni paese si è approcciato a questo problema guardandosi al suo interno, alle proprie aspettative e vantaggi. A questo punto invece lo sforzo è quello di avvicinarsi alle posizioni degli altri. Deve entrare in campo la politica: i negoziatori agiscono nell’ambito dell’input che hanno avuto dalla politica se la politica non cambia l’input che sta a monte difficilmente i negoziatori potranno fare passi in avanti rispetto a quello che hanno già fatto fino ad oggi”. Anteporre l’agenda globale a quella nazionale deve essere quindi il mandato dato ai negoziatori, ha detto Galletti raccontando che, nel suo intervento all’ONU, il presidente dello stato di Kiribati, una piccola isola del Pacifico Centrale, ha detto che per non essere criticato al ritorno in patria avrebbe dovuto poter tornare dicendo al suo popolo che le loro case non finiranno sott’acqua nel giro di qualche mese. “Se non facciamo del problema di Kiribati un problema di tutti – ha detto il ministro – e se egoisticamente non capiamo che il problema di Kiribati sarà domani il problema dei nostri figli, non avremo un accordo virtuoso a Parigi: il problema del paese più esposto deve diventare il problema dell’intera comunità internazionale”.

Su quei paesi che nella storia delle negoziazioni sul clima sono stati d’ostacolo agli accordi internazionali, Galletti ha rassicurato i giornalisti: “I paesi che non hanno firmato Kyoto oggi sono a quel tavolo in maniera assidua e disponibile”. Il ministro ha poi aggiunto che gli sconvolgimenti geopolitici degli ultimi anni non sembrano ripercuotersi sulle trattative in materia di clima: “Non ho visto, anche in questi giorni, un irrigidimento delle posizioni delle nazioni, quasi come se i problemi ambientali fossero un campo dove ci si può unire là dove ci si divide, essendo un problema globale di tutti e avendo bisogno di una risposta globale”. Galletti ha inoltre sottolineato che è indispensabile anche la collaborazione del settore privato per ottenere la quale è necessario un cambiamento culturale molto forte che deve essere avviato dai Paesi. E in questo senso l’Europa sta già mandando un importante messaggio al resto del mondo: il ministro ha infatti voluto ricordare che, nonostante l’Italia vada a Parigi con le migliori intenzioni, l’Europa ha già una sua regolamentazione sul clima che resta valida e in atto indipendentemente dall’accordo globale.

Durante la sua visita, il ministro ha anche visitato il padiglione italiano alla fiera di specialità alimentari Fancy Food per ribadire che il settore alimentare è un cardine della sostenibilità: “Abbiamo preso alcune decisioni che ci permettono oggi di raccogliere risultati, primo fra tutti quello di avere vietato gli ogm, scelta molto apprezzata dal mercato”.

 

Sotto la conferenza stampa del ministro Gian Luca Galletti

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