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Referendum sull’Euro: il 5 luglio saremo tutti greci!

L'Euro è una spietata creatura di una consorteria di personaggi i quali, per i propri interessi, hanno fatto di gran parte dell’Europa il vassallo della Germania. Domenica prossima i greci vorranno chiudere col referendum questa lunga, triste vicenda con un eloquente atto di sfiducia verso la UE e di fede verso se stessi

Con molta probabilità, domenica 5 luglio il popolo greco risponderà “no” alle proposte della UE nel quadro della crisi apertasi mesi fa tra Atene e Bruxelles. I greci verosimilmente riecheggeranno il leggendario Generale francese Cambronne a Waterloo il quale, dinanzi alle batterie d’artiglieria e alle fanterie inglesi, all’invito britannico alla resa, replicò, come ben sappiamo, così: “M….”!

Così, almeno a nostro avviso, domenica prossima i greci vorranno chiudere questa lunga, triste vicenda con un eloquente atto di sfiducia verso la UE e di fede verso se stessi. Rifiuteranno le proposte-capestro dell’Unione Europea, vorranno sganciarsi una volta per tutte da un’alta finanza europea (ma connivente con potenze extra-europee quali Cina e India) che fa la felicità di cinque o dieci milioni di individui e getta invece nell’ansia, nell’angoscia, nella disperazione, decine e decine di milioni di altri esseri umani. La UE è un’aberrazione. E’ la assai malsana, spietata creatura di una consorteria di personaggi i quali per i propri interessi, hanno fatto di gran parte dell’Europa, soprattutto di buona parte dell’Europa Occidentale, il vassallo di tedeschi, olandesi e belgi… Qui, il gioco del potente Cancelliere tedesco Angela Merkel, ormai è gioco scoperto: italiani, greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi dell’Eire, perfino francesi, non si permettano neanche di fiatare: righino dritto, pieghino le loro schiene, ubbidiscano e basta nella “”sacrosanta”” rinuncia alla sovranità nazionale, cui non intendono certo rinunciare inglesi e svedesi.

Se non andiamo errati, italiani, iberici, lusitani, greci, e anche francesi (oui, monsieur Hollande, le peuple français aussi…), sono costretti, detto in parole povere, a seguire una spaventosa “dieta” a tutto vantaggio dei tedeschi, degli olandesi, dei belgi. Restiamo adesso nell’àmbito italiano: noi italiani per volere legale della Ue (ma era un po’ così anche trenta o quarant’anni fa…) non possiamo esportare quel che vorremmo esportare, e nelle quantità che vorremmo vendere all’estero; non possiamo cercare, individuare, mercati a noi congeniali per necessità, esigenze, di quei mercati – e per nostre stesse esigenze. Non siamo insomma padroni di noi stessi: ci siamo ridotti al ruolo di famigli, di “laudatores” (Prodi, Berlusconi e tanti altri ‘pavoni’ italici), di complici dei teocrati di Bruxelles e della “iron lady” in versione germanica. Secondo tradizione italiana seicentesca e settecentesca in particolare, baciamo le mani con commovente trasporto e commovente dedizione proprio a coloro i quali ci sottopongono a fustigazione, ci colpiscono col dileggio e col disprezzo, ben sapendo che noi seguiteremo a ubbidire con ‘bello slancio’, grati, ai Signori, di ricevere un tetto, un giaciglio, un tozzo di pane, una salsiccina…

Il popolo d’Italia sotto il dominio della UE, è già bell’e morto; ma non se ne accorge. Non se ne accorge anche per via d’una stampa e d’una tv saldamente impregnate del conformismo creatosi con Mani Pulite, con un “fenomeno” che non doveva servire, almeno secondo noi, i diritti degli italiani, bensì quelli di potentati per la cui convenienza i Craxi, i Forlani, i La Malfa più non servivano… Ma qui doveva essersi manifestata anche una mano forestiera… Mano americana per via di Sigonella, per l’ardire italiano, craxiano, di puntare i fucili sui soldati della “più grande democrazia del mondo”? Questo, tuttavia, è un altro discorso.

Sta di fatto che qui i tecnicismi non c’ interessano. Non possono interessarci. Servono solo a confondere anime pure, gentili, ingenue. Qui c’interessano i destini, i destini di popoli europei fin troppo a lungo vessati, umiliati, impoveriti dall’Unione Europea. C’interessa la libertà dei popoli europei. Dei popoli europei ai quali il potere dittatoriale della UE nega il sacrosanto diritto a un bene grandioso, dolce, giusto. A un bene che si chiama auto-determinazione. Ricchezza, questa, inconfutabilmente democratica. 

Che domenica prossima dalla Grecia scocchi quindi la scintilla! Che il 5 luglio 2015 Atene non voglia aver più nulla a che vedere con Bruxelles.  Forse altri Paesi potrebbero seguire l’esempio ellenico, ma non certo l’Italia dominata da provinciali, da venditori di fumo, da egocentrici. 

I greci forse potranno dare davvero l’esempio che ci serve. I greci non sono il popolo visto oggigiorno da una cattiva letteratura senza quindi spessore. Non sono un popolo “pigro”, “apatico”, “indolente”: conservano tuttora la tempra dei padri, dei nonni, dei bisnonni che fra il 1940 e il 1941 dettero parecchio filo da torcere ai nostri soldati; che nell’Ottocento si batterono con giusta ‘ferocia’ contro il dominio turco. In loro deve tuttora pur esserci il gene del bastione anti-persiano. Il gene dei difensori delle Termopili, dei vincitori di Maratona.

Oggi noi ci sentiamo “greci”!

 

 

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