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La grande stangata della Grecia e il mare che se diventa lago…

Un paese piccolo come la Grecia sembra essere riuscito a dare una delle bidonate più spettacolari della storia umana—poco meno di €300 miliardi. Se un’Europa unita con sede a Bruxelles esiste sul serio, reagirà. Intanto il Mar Caspio, conteso da Russia, Iran, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaijan, potrebbe essere "trasformato" in lago / Read in English

Sandalo grosso, cervello fino — Mentre scriviamo, una prima provincia dell’Unione Europea appare—almeno per il momento—in aperta ribellione. Ciò è l’autentica interpretazione se la Ue è nei fatti lo stato sovranazionale che spesso pretende di essere. Potrebbe però risultare alla fine solo un’unione doganale con la sovrastruttura eccessivamente pesante.

Nel tempo, vedremo attraverso la reazione alla situazione che s’è creata con la Grecia quale delle due è la visione più calzante. In una maniera o l’altra, siamo a un “defining moment”, a un “dunque” quando diventerà chiaro di che stoffa è fatta l’Unione.

Se un’Europa unita con sede a Bruxelles esiste sul serio, reagirà—idealmente in modo costruttivo, ma forse solo per far vedere che riesce a flettere qualche muscolo. Gli “stati” sono per natura e necessità vendicativi. Se invece parte la “sagra delle colpe”, magari con l’enfatizzazione propagandistica del presunto dilettantismo greco—tralasciando quello Ue—la conclusione da trarre sarà un’altra.

Certo, per un paese piccolo, la Grecia sembra essere riuscita a dare una delle bidonate più spettacolari della storia umana—poco meno di €300 miliardi. Sandalo grosso, cervello fino, come si dice ad Atene.

 

Il mare è un lago — In ogni lingua del mondo il Mar Caspio è per l’appunto un “mare”: tranne nella diplomazia, dove la questione di cos’è esattamente non è solo aperta, è importante. Se invece è un “lago”, e non è irragionevole ritenerlo tale, la legge internazionale determinerebbe una distribuzione molto diversa delle risorse—soprattutto petrolifere—che si celano sotto le sue acque.

Il Caspio si trova all’incrocio tra l’Europa e l’Asia. Il suo controllo è conteso tra cinque paesi litorali di una certa importanza: la Russia, l’Iran, il Kazakistan, il Turkmenistan e l’Azerbaijan.

In sintesi, la Russia asserisce di avere il controllo sulla maggior parte delle sue acque in base a vecchi trattati che lo descrivono come un “lago interno” all’epoca delle firme da dividere tra l’Urss (di cui gli “stan” allora facevano parte) e l’Iran. Teheran oggi pretende invece che venga diviso in cinque parti uguali (versione stretta “lago”), mentre gli altri tre paesi vorrebbero che la divisione avvenisse in base alla lunghezza delle rispettive linee costiere.

Come mare invece, il Caspio rientrerebbe nelle previsioni del trattato Onu sul diritto marino (UNICLOS) e la decisione verrebbe in parte predeterminata, riducendo gli spazi di manovra agli interessati diretti—una prospettiva che ovviamente non li entusiasma.

Quel “Mare” è “mare” da tempi immemori, soprattutto a causa delle sue dimensioni: è più grande di altri specchi d’acqua—il Mare del Nord, il Baltico—le cui definizioni non sono in dubbio. Al tempo stesso, ha tutte le caratteristiche di un lago. E’ completamente circondato da terre emerse, senza uno sbocco naturale su altri mari e senza fiumi in uscita. Le sue acque sono salate al sud, ma al nord, dove riceve il Volga, tendono piuttosto al dolce. Vedete un po’ voi, in altre parole.

La vera complicazione discende da cosa c’è sotto: forse 79 miliardi di barili di greggio e sette trilioni di metri cubi di gas. Non dimentichiamo poi che è da lì che viene pure il caviale—sempre meno però. Ora come ora anche lo sfruttamento degli storioni è gestito, come si dice in diplomazia, “alla carlona”…

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