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Il labirinto Grecia in un’Europa col mito rovesciato

di Elisabetta De Dominis

Il mostro si è preso la rivincita sulla civiltà. Per avidità. Ma siamo poi così sicuri che fuori dal labirinto ci sia il minotauro e non Teseo? Siamo così certi che il male sia il minotauro e non il re di Atene? E chi dei due blocca l’uscita? L’unica cosa certa è che Arianna, in Grecia come in Europa, è stata annientata da secoli, perché il mondo si muove senza amore

I greci hanno detto no. Prendiamone atto. Invece no: l’Europa è divisa tra buonisti e cattivisti, i realisti dove sono?

Assodato che l’Europa è l’euro, e basta, il voto del referendum di domenica scorsa è stato un voto contro l’Europa. Un’Europa matrigna, certo, che i greci detestano ma alla quale comunque chiedono nutrimento a fondo perduto, 37 miliardi di euro per capirci. Se fossero coerenti, ora dovrebbero fare senza l’euro. Ma i greci sanno di destabilizzare questa Europa oligarchica, che comunque ha lucrato sulla loro pelle, e tirano la corda. La corda è ridotta a un filo e bisognerà vedere se non si spezzerà prima di condurci tutti fuori dal labirinto greco.

Resta ancora da capire chi sia il minotauro. Per l’ormai ex ministro greco delle Finanze Varoufakis, come scrisse nel suo saggio “Il Minotauro Globale” pubblicato nel 2012, era il sistema finanziario americano che aveva garantito per decenni un precario equilibrio politico. Esercitando la sua sovranità egemonica per impossessarsi delle eccedenze, come il mostro del mito si sarebbe sfamato di carne umana. Nel 2008 tale sistema è stato abbattuto dal crollo del suo stesso sistema bancario. Varoufakis ipotizzava che l’America non si sarebbe risollevata e sarebbe rimasta governata dalle ancelle superstiti: Wall Street, Walmart, il mercantilismo provinciale della Germania, Ue, la crescente disuguaglianza all’interno degli Stati… Molta teoria e poca pratica che genera confusione, come ha dimostrato sul campo in questi ultimi mesi il minotauro Varoufakis.

Siamo tutti intrisi di mito, ma talvolta lo usiamo a sproposito. Questo scenario poi è una forzatura. Nel mito non c’era solo potere, ma amore. Senza Arianna Teseo non sarebbe uscito dal labirinto. Varoufakis non ne fa parola. Certo, Arianna perde tutto: amore e potere, ma dà vita a un nuovo ordine, più giusto e civile. Aiutando Teseo a sconfiggere il mostro, non ci saranno più sacrifici umani. Inizia il mondo civile. Non ci pare che il minotauro globale sia stato abbattuto. Non vediamo un Teseo all’orizzonte né un’Arianna disposta a sacrificare quanto ha. Quindi siamo tutti incastrati nel piccolo labirinto greco dove però non c’è il minotauro, che semmai sta fuori e non ci permette di uscire. Il mito è rovesciato. Il mostro si è preso la rivincita sulla civiltà. Per avidità. In effetti Varoufakis parlava di impossessamento delle eccedenze  prima ancora che esse divenissero reali, come appunto avviene nel sistema finanziario mondiale. Ma siamo poi così sicuri che fuori dal labirinto ci sia il minotauro e non Teseo? Siamo così certi che il male sia il minotauro e non il re di Atene? E chi dei due blocca l’uscita? L’unica cosa certa è che Arianna è stata annientata da secoli, perché il mondo si muove senza amore. Che non significa buonismo, indotto dalla pietà. Che c’entra avere cuore, come scrive la buonista Barbara Stefanelli sul Corriere, in questa storia? Ipotizza un crowdfunding per mantenere i greci, come se non ce ne fosse bisogno per i nostri poveri. Bisogna dare regole più giuste, introdurre sistemi più sociali e non privatizzare il bene comune affidandolo ai soliti imprenditori affaristi; altro che elemosina che non responsabilizza e non aiuta la crescita. Tuttavia Atene deve mettersi in testa che ha un debito da onorare e pensare di soddisfarlo vendendo qualcosa. Si sa, quando un fallimento è in atto, c’è sempre chi ci lucra, ma forse alienando porti o aeroporti, tutto funzionerà meglio. I greci hanno dimostrato di non saper produrre ricchezza ma solo di saperla consumare. Vanno messi in riga, con o senza colonelli. E Renzi deve alzare la voce perché non è tollerabile che il Fondo monetario internazionale si permetta di accomunare l’Italia alla Grecia e parli di un “rischio di caduta di fiducia” nei confronti del nostro Paese a causa di una crescita ancora fragile. E se è fondamentale consolidare la ripresa, abbiamo la sensazione che qualcuno pensi di papparsi, dopo la Grecia, l’Italia.  Noi siamo un grande Paese produttore, non abbiamo falsificato i bilanci, non pretendiamo il taglio dei debiti né la ristrutturazione del credito. E soprattutto siamo governati da Equitalia che, vessando i privati, mantiene il carozzone alla grande. Ci vorrebbe un referendum per appurare se dobbiamo continuare a tassarci per pagare il debito della Grecia che non vuole aumentare le tasse ai greci. 

 

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