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Invece di lamentarsi, la Grecia ringrazi l’Europa e anche gli italiani

di Elisabetta De Dominis
La protesta dei greci

La protesta dei greci

Fa molta rabbia aiutare un popolo non riconoscente, perché non sono le banche quelle che daranno i soldi ai greci, ma noi. I greci forse immaginano ancora che gli euro crescano sugli alberi della verde Europa, basta raccoglierli, e non è colpa loro se la Grecia è brulla. L’ha confessato infine anche Tsipras al suo parlamento: il problema non sono i tedeschi, ma l’evasione e la corruzione in Grecia

I greci hanno esportato la tragedia, che inizia adesso. Andiamo verso una nuova tassa pro-Grecia. L’Italia vanta già un credito di 65 miliardi e ne dovrà trovare altri 15,6 da conferire al Fondo Salva Stati, considerato che la Ue darà alla Grecia 86 miliardi in 3 anni. Difficile prevedere se e quando ritorneranno nelle casse del nostro Stato. Nelle nostre tasche MAI. Ci guadagneranno le banche e gli investitori. Finora ognuno di noi, cittadini italiani, ha imprestato alla Grecia 1540 euro, ora gliene dobbiamo dare ancora 385. Quantomeno dovremmo andare in vacanza in Grecia gratis.

La Grecia ha un debito che sfiora i 400 miliardi e nemmeno la Merkel crede sarà restituito. Eppure ha dato l’ok per il primo prestito d’emergenza di 7 miliardi, spiegando al suo parlamento che non c’erano altre strade. La Ue ha dimostrato solidarietà europea, ma c’è solidarietà tra i greci? Sono consci e partecipi di un comune destino? Gli armatori che non pagano le tasse e da sempre tengono i soldi all’estero, sembra lo stesso importo del debito greco, hanno già rinnovato i passaporti per figli e nipoti e sono pronti a scappare. Come si fa dunque ad invocare una legge superiore, non scritta, quando i greci sono i primi a fregare i loro fratelli? Come fece Tsipras citando a sproposito l’Antigone di Sofocle la quale, seguendo la legge umana, voleva dare sepoltura al fratello Polinice contro la legge del re Creonte. Una similitudine che non tiene. Tsipras non ha studiato bene Omero e ha preteso l’aiuto europeo con hybris. Una colpa, la tracotanza, che gli dei non rimettevano. Certo, dopo che Varoufakis si è dimesso, Tsipras è sceso a minori pretese, perché l’ex ministro delle Finanze greco l’aveva convinto che la UE fosse terrorizzata che la piccola Grecia uscisse dall’euro. Ora Varoufakis dà a Tsipras del traditore e agli europei dei gangster. Avrà il suo seguito.

Fa molta rabbia aiutare un popolo non riconoscente, perché non sono le banche quelle che daranno i soldi ai greci, ma noi. I greci pensano ancora che gli euro crescano sugli alberi della verde Europa, basta raccoglierli, e non è colpa loro se la Grecia è brulla. L’ha confessato infine anche Tsipras al suo parlamento: il problema non sono i tedeschi, ma l’evasione e la corruzione in Grecia. Noi italiani sappiamo di cosa si tratta, avendo la Magna Grecia in casa… e sempre più ci rendiamo conto che non siamo in grado di governarla.  Secondo il presidente della Repubblica Mattarella bisogna conservare intatte l’unità e l’identità. Ma l’unità prima deve albergare nei cuori che devono riconoscersi identici. Se questo non avviene nemmeno all’interno di una regione, uno Stato, come si potrà fare in Europa? Si continua a ripetere che i problemi della moneta unica non derivano da un eccesso di tecnicismo, ma da un deficit di politica. Se tuttavia non si riconosce l’appartenenza alla stessa polis, non la si rispetta. Renzi ha detto bene: “Salvata la Grecia, bisogna salvare l’Europa”. E poiché il concetto di responsabilità è in questo continente inteso ancora in modo molto familista, bisognerà sancire un codice di valori, metterli nero su bianco, altrimenti tutti continueranno a fare come gli fa più comodo. Se non vogliamo che la vittoria ue sia una vittoria di Pirro e fra tre anni non ci resti altro che fare un bel pianto greco. 

La Grecia è stata salvata solo perché geograficamente è la Grecia: strategicamente troppo importante per le basi della Nato e troppo ortodossa per non essere aiutata dalla Russia. Magari la storia finisse con un “E vissero tutti felici e scontenti”. La tragedia greca non è una storia a lieto fine, per ben che vada si trasformerà nella saga dei Nibelunghi, dove per impossessarsi del tesoro molto sangue viene versato.

 

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