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L’ONU ricorda Hiroshima e Nagasaki perché la tragedia non si ripeta mai più

I resti del Genbaku Dome dopo il bombardamento, presso l'Hiroshima Peace Memorial. Foto: UN

I resti del Genbaku Dome dopo il bombardamento, presso l'Hiroshima Peace Memorial. Foto: UN

In occasione del 70° anniversario del bombardamento atomico della città giapponese di Hiroshima, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha rinnovato la sua determinazione a promuovere l'obiettivo di realizzare un mondo "libero dall'ombra nucleare". “Mai più Hiroshima, mai più Nagasaki!” è lo slogan che risuona al Palazzo di Vetro 

Era il mattino del 6 agosto 1945, una data che resterà impressa nella mente di giovani e adulti, quando l'Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima, e dopo tre giorni l'ordigno Fat Man su Nagasaki. Sono passati settant’anni da allora eppure ancora oggi ci sono bombe pronte ad essere lanciate.

Al messaggio annunciato all’Hiroshima Peace Memorial Ceremony in Giappone dall’alto rappresentante dell’ONU per il disarmo Kim Won-soo, il segretario generale Ban Ki-moon ha voluto aggiungere un suo tocco personale, affermando: “L’anniversario di questa tragedia , vuole ricordare a tutte le persone quanto sia importante agire al più presto per eliminare le armi nucleari, una volta per tutte. Così come si mantiene vivo il ricordo dei bombardamenti, anche la comunità internazionale deve persistere fino a quando ci saremo assicurati che le armi nucleari siano state completamente eliminate”.

Più di 200.000 persone sono morte per via delle radiazioni nucleari, delle  onde d'urto delle esplosioni e della radiazione termica derivante dal bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki. Oltre 400.000 persone sono morte – e continuano a morire – sin dalla fine della Seconda guerra mondiale a causa degli effetti delle due bombe.

Ban Ki-moon ha poi ricordato la sua visita a Hiroshima nel 2010, dopo aver passato quello che ha descritto come “un giorno profondamente toccante" a Nagasaki, asserendo che i sopravvissuti, la distruzione e gli effetti di quella tragedia nucleare sono un ricordo ormai indelebile per lui.

"Il coraggio di chi ha vissuto questa catastrofica, tragedia artificiale è davvero d’ispirazione. Gli hibakusha (termine giapponese per indicare i sopravvissuti all’atomica) sono più che sopravvissuti – sono Champions of Peace senza precedenti. Dalle loro esperienze devastanti, hanno forgiato un messaggio di speranza che un giorno il mondo sarà libero di queste armi indiscriminate e destabilizzanti ", ha affermato il numero uno dell’ONU.

Notando che quest'anno ricorre anche il 70° anniversario delle Nazioni Unite, il segretario generale ha ricordato che la prima risoluzione adottata dall'Assemblea Generale rifletteva proprio la preoccupazione del mondo circa l'uso delle armi atomiche.

Ban Ki-moon ha fatto del disarmo nucleare e della non proliferazione una priorità assoluta per l’ONU e la comunità internazionale e infatti nel 2008 presentò un piano di cinque punti, contenente raccomandazioni su come aumentare la sicurezza e il controllo, istituendo così un quadro giuridico per il disarmo nucleare, la trasparenza e le armi convenzionali.

"Un mondo più pacifico può essere il nostro mondo", ha detto Ban Ki-moon in un discorso alla cerimonia di Hiroshima Peace Memorial tenutasi in Giappone.

Oggi, la parola pace spicca ovunque nella città di Hiroshima, dalla lunga via che attraversa il centro città, Via della Pace, al Ponte della Pace, passando per il Parco della Pace, fino ad arrivare al Museo e Memoriale della pace. Oggi, sia Nagasaki che Hiroshima hanno un programma scolastico un po’ diverso dal resto del Giappone, con un’ora settimanale di formazione alla pace e d’insegnamento degli orrori della guerra.  La gente ha imparato diverse lingue in modo tale da poter interagire con i turisti e spiegare l’accaduto con testimonianze, foto e altri oggetti. Oggi, sebbene entrambe le città siano ritornate ad essere delle accoglienti mete, l’umanità impara una lezione che dovremmo ricordare sempre: la creatività, cioè la ricerca di soluzioni vantaggiose per tutti, è il metodo per risolvere tutti i conflitti (Cit. Prof. Johan Galtung, esperto mondiale di studi per la pace).

 

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