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La questione greca e la paura tedesca per la crisi dell’industria petrolifera dei Mari del Nord

I tedeschi (ma non soltanto loro) sanno che i giacimenti di idrocarburi del Mediterraneo - anche per una questione di costi più bassi - sono destinati a mettere in crisi l’industria petrolifera dei Mari del Nord. Per questo cercano in tutti i modi di ritardare un processo economico. Colpendo, in primo luogo, la Grecia e i suoi accordi con Putin 

"Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale, ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre", diceva Albert Einstein. Non so se in questo periodo noi viviamo la Terza guerra mondiale, caratterizzata dagli attacchi dei terroristi, l'ISIS, il flusso esasperato di immigrati verso l'Europa, la crisi Ucraina, gli scontri fra la Grecia e la Germania sul terreno dell'Euro, lo scombussolamento climatico, la crisi energetica. Di certo non ci si può aspettare una guerra tradizionale e difficilmente una guerra atomica. Ma di certo c'è una continua escalation di eventi che in sordina ogni giorno influenzano il nostro futuro.

Fatti anche piccoli, che potrebbero essere insignificanti se valutati individualmente, ma collocati al posto giusto e nel modo giusto ci mandano quotidianamente segnali di allarme. Bisogna capire che è arrivata l'ora di tenere alta la nostra attenzione, la guardia, per cercare di capire cosa c'è dietro tutto questo e in che modo influenza la nostra vita.

Uno di questi fatti potrebbe essere, anche se in modo poco incisivo nel panorama generale, il problema della Grecia, la sua permanenza nell'Euro, il terzo piano di "salvamento" che attualmente viene discusso nei tavoli internazionali e l'opposizione costante e ferrea della Germania. Si deciderà in questi giorni il terzo piano di salvataggio di 85 miliardi di Euro, in cambio di tasse e riforme che vengono chieste alla Grecia di Tsipras.

L'UE è d'accordo, ad eccezione della Germania di Angela Merkel che ha insistito sino all'ultimo su un’uscita Mare del Nordcontrollata della Grecia dall'Europa, passando poi ad una posizione più ‘morbida’ di un prestito ponte molto più limitato. Intanto la Germania ha concluso una operazione da 1,23 miliardi di Euro, come riporta l'Efimerida tis kiverniseos Greca, analoga della nostra Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, portando due compagnie tedesche, in parte con capitale dello Stato germanico, alla gestione di alcuni importanti aeroporti greci per i prossimi 30 anni.

Forse tutto questo potrebbe essere più chiaro facendo alcuni piccoli conteggi: la Germania, ad oggi, ha beneficiato di un guadagno di circa 100 miliardi di Euro dai prestiti erogati fino ad oggi alla Grecia; soldi che dovranno essere restituiti con tanto di interessi, anche se non particolarmente alti (circa il 2,4%), ma niente regali. A ciò si aggiunge che la Germania ha beneficiato, nel recente passato, anche delle disgrazie altrui, visto che i titoli tedeschi crescevano in modo diametralmente opposto a quelli delle obbligazioni di Atene. Si è notato, da studi fatti su questo specifico argomento, che ogni notizia valeva circa una ventina di punti base al giorno. E’ accaduto anche durante gli ultimi avvenimenti, come nei giorni del primo il rifiuto di Tsipras alle proposte della Troika. O quando è stato indetto il referendum. In entrambi i casi il rendimento dei Bund tedeschi è aumentato e quello dei titoli greci è sceso, mentre con l'accettazione da parte della Grecia dell'ultimo memorandum l'andamento, guarda caso, si è invertito.

Il rifiuto e la chiusura della Germania della Merkel alla Grecia è una difesa degli interessi tedeschi. Ma è questa l'Europa che vogliamo? E dove ci porterà tutto questo? Possiamo a questo punto affermare che la Germania è cresciuta sulle spalle di altri Paesi, fingendo d'essere quello che non è, cioè la locomotiva dell'Europa, usando l'Euro in un mercato comune per i suoi scopi, evitando così che altri Paesi europei potessero ‘giocare’ con le svalutazioni a loro favore, di volta in volta in un’Europa con valute diverse. Mentre così, in una Europa dove vari Paesi sono impegnati in liti politiche interne, una Germania più attenta, lasciata libera di agire, trova terreno fertile per sviluppare i propri programmi individuali.

Non a caso paesi più stabili economicamente come l'UK (sterlina) la Norvegia (Corona norvegese) o la Svezia (Corona svedese) sono rimasti fuori dall'Euro.

La Germania nel frattempo ha aumentato il proprio Expo, sfruttando a suo vantaggio anche la posizione geografica nel centro dell'Europa. Mentre i Paesi del Sud Europa, per lo stesso motivo, sono diventati non competitivi. I tedeschi sfruttano l'indebolimento dei Paesi limitrofi investendo nell'acquisto dei loro titoli di Stato, facendo crescere il loro indebitamento.

In tutto questo va considerato anche il fattore energetico. Il governo tedesco intende approntare un quadro normativo, per regolamentare la fratturazione idraulica per la produzione di gas di scisto, un tipo di gas metano derivato da argille, prodotto a profondità tra 2000 e i 4000 metri e raggiungibile solo attraverso tecniche di perforazione particolari come la fratturazione idraulica. Questa estrazione, anche se suscita timori per i rischi ambientali, tenta di aggirare la dipendenza dal gas russo, che appare sempre più pericolosamente vicina. Energia prodotta sul posto e non acquistata: ma ha il difetto di costi elevati se confrontati con quelli che il mercato internazionale può offrire oggi, e specialmente quello che potrà offrire domani, cioè un’energia a costi più bassi, che creerebbero un forte sbilanciamento delle competitività a discapito della Germania.

MediterraneoAnche qui la Grecia diventa un ostacolo per i tedeschi. Il riferimento è al gasdotto russo voluto da Tsipras. Un’opera strategica che il premier greco ha ratificato di recente. Una mossa che punta a portare il gas russo a prezzi bassi in Europa. Un piano che era stato bloccato in passato con i tentativi di farlo passare dall'Ucraina. A ciò si aggiunge la possibilità dello sfruttamento degli enormi giacimenti che si trovano nei mari della Grecia. Ebbene, questo scenario fa paura ai tedeschi.

Una Grecia sana, con una crescita interna potrà investire e far crescere questi progetti, mentre una Grecia affannata, piena di problemi, difficilmente investirà e farà crescere nell'immediato questo settore, rimandando per anni lo scontro sull'acquisizione dell'energia a prezzi concorrenziali. Alla Germania è quello che attualmente rimane come speranza. E il rifiuto del risanamento del debito greco potrebbe essere letto anche sotto questa ottica.

Ma ormai, nel settore energetico, è cominciata una vera e propria rivoluzione, che non si può fermare, ma si può provare a rallentare. Con molta probabilità,  nell'arco dei prossimi 40-50 anni si creerà un polo formato dai Paesi europei quali Grecia, Italia (Sicilia), Malta e Cipro. A cui si aggiungeranno i Paesi africani ed asiatici che si affacciano nel Mediterraneo. Questo polo sfrutterà le ricchissime risorse che si trovano nel Mare Nostrum. Cosa, questa, destinata a creare non pochi problemi all'attuale industria petrolifera del Mare del Nord che, come si sussurra da tempo, è “vicina al collasso” per la diminuzione dei prezzi. Situazione che ha portato ad un continuo taglio del personale per risparmiare soldi.

Va sottolineato, infatti, che quasi nessun progetto nel Mare del Nord è redditizio con il petrolio al di sotto dei 60 dollari al barile (come potete leggere qui). Così nei giacimenti maturi si comincia a valutare, in prospettiva, l’ipotesi di chiusura a causa di costi di estrazione sempre più elevati. Se avrà inizio la produzione nel Mar Mediterraneo, con costi di estrazione molto più bassi, ebbene, questo darà il colpo di grazia ai produttori e quindi anche alle economie di quei Paesi dei Mari del Nord coinvolti, da diversi decenni, nell'estrazione di idrocarburi. Con conseguenze drammatiche sotto il profilo economico.

Tornando alla Grecia, va anche tenuto in considerazione che può contare su alleati forti oltre oceano, che hanno bisogno di difendere la loro stessa supremazia militare nel Mar Mediterraneo, garantita da decenni di alleanze con lo Stato greco, vista la particolare posizione geografica che questo Paese occupa nel Mare Nostrum. Questo permette al governo greco di "assicurarsi" quelle pressioni politiche che possono cambiare gli equilibri in una situazione che poteva sembrare a senso unico, ma che può trasformarsi in una vittoria se si riuscirà a "tagliare" parte del debito greco, cosa impensabile con i governi Greci precedenti, ma che Tsipras sta rendendo possibile, anche se ha dovuto "sacrificare" diverse concessioni.

Forse Tsipras ha messo nella bilancia i pro e i contro, con una visione che non si limita ad oggi, ma guarda al domani. Un progetto, quello di Tsipras, che vede la prosperità del popolo greco in un domani non molto lontano e sa che i sacrifici che chiede al suo popolo sono indispensabili, obbligatori, e rappresentano l'unica soluzione immediata per raggiungere lo scopo finale. Non si tira indietro. E stranamente il PIL greco ha avuto, a sorpresa, un piccolo cenno in positivo, dopo anni di stagnazione e di declino. Insomma, per dirla tutta, siamo davanti a una guerra non dichiarata, ma combattuta aspramente in tutte le sedi e in tutti i modi, da chi, da un fronte e dall'altro, difende i suoi interessi di stato.

Ma è solo fra Grecia e Germania in questo momento la disputa? Certo che no. Lo è fra Paesi "attenti" e Paesi "distratti" a tutto quello che succede quotidianamente a Bruxelles. Questi ultimi – cioè i Paesi “distratti” – sono quelli che non curano i propri interessi nella sede del Parlamento Europeo, specialmente quando in patria ci sono problemi e divisioni politiche. Solo se il "problema" colpisce direttamente i propri interessi si fanno sentire: emblematico, a tal riguardo, l'assurgere a problema della questione migratoria solo dopo che ha investito direttamente i Paesi forti dell'UE (Germania, Francia, Inghilterra), mentre fino ad ieri il tema era solo ed esclusivamente considerato di periferia.  

Questa è l'Europa dove oggi noi viviamo. Ma, ripetiamo: è l'Europa che vogliamo? Forse la protesta di Tsipras ha seminato oggi un seme che, se riuscirà a crescere, porterà presto un cambio di vento, verso una direzione più favorevole a tutti noi, ma dobbiamo remare insieme.

 

*Manos Kouvakis è nato in Grecia, ma da decenni vive in Sicilia. E' sempre in contatto con il suo Paese. E grazie ai contatti con i suoi familiari e i suoi amici è sempre informato su quello che succede nei luoghi dove ha passato l'infanzia e la giovinezza. Tra l'altro, nella nostra isola gestisce un'attività imprenditoriale di respiro internazionale. Manos, infatti, è il creatore (insieme con la moglie) e il direttore del CEDIFOP, l'unico centro italiano di alta formazione nel campo della subacquea industriale che ha sede a Palermo, nell'area portuale della città. Da imprenditore attento al contesto internazionale (il suo centro di formazione è in contatto con tanti Paesi del mondo), analizza lo scenario greco alla luce delle questioni economiche reali. A cominciare dal 'pianeta' petrolifero. Che, come spiega in questo articolo, è alla base dei problemi che oggi travagliano il suo Paese.     

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