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Mogens Lykketoft: “Non è un crimine ma un diritto chiedere rifugio e asilo”

Rifugiati siriani al confine tra Ungheria e Austria (Foto UNHCR/Mark Henley)

Rifugiati siriani al confine tra Ungheria e Austria (Foto UNHCR/Mark Henley)

Il nuovo presidente dell'Assemblea Generale dell'ONU, il danese Mogens Lykketoft, ha tenuto una conferenza stampa al Palazzo di Vetro prima dell'arrivo di Papa Francesco e degli altri leader mondiali per i lavori della 70esima AG: "Le Nazioni Unite sono state create settanta anni fa con l’obiettivo fondamentale di promuovere la pace, proteggere le popolazioni vulnerabili e assicurare il rispetto dei loro diritti umani. Se continueremo a esitare, falliremo miseramente" 

Il Presidente della Settantesima sessione dell’Assemblea Generale, il danese Mogens Lykketoft, ha rilasciato la sua prima conferenza stampa da quando ha preso l’incarico, la scorsa settimana. “La crisi umanitaria che stiamo vivendo oggi – ha detto Lykketoft – è la più grande dalla Seconda Guerra Mondiale. È una crisi globale, che richiede risposte globali”. Per il presidente dell'Assemblea Genrale dell'Onu, la comunità internazionale ha un obbligo inderogabile nei confronti di tutte quelle donne, quegli uomini, quei bambini che stanno cercando un rifugio al riparo dai conflitti e dalle violenze che affliggono i loro paesi. 

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Mogens Lykketoft durante la sua prima conferenza stampa da presidente dell’Assemblea Generale (Foto UN/Amanda Voisard)

 Come ha affermato Lykketoft: “le tragiche storie e le immagine che vediamo ogni giorno in TV, non sono altro che la punta dell’iceberg – la manifestazione di problemi molto più grandi, che possono essere risolti solo mediante una cooperazione multilaterale e una leadership globale. L’ONU è stato creato settanta anni fa con l’obiettivo fondamentale di promuovere la pace, proteggere le popolazioni vulnerabili e assicurare il rispetto dei loro diritti umani. Se continueremo a esitare, falliremo miseramente agli occhi di tutte quelle persone che stanno cercando la protezione delle Nazioni Unite”. 

“La maggioranza delle persone che stanno scappando da guerre e violenze ha il diritto di chiedere asilo senza essere discriminato. Non è un crimine chiedere rifugio e asilo”, ha fatto notare Lykketoft. ”Dobbiamo assicurarci che la nostra risposta sia tangibile e focalizzarci su soluzioni sostenibili e di lunga durata”. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, secondo Lykketoft, l’ONU deve agire su più piani. “Dobbiamo prendere atto del fatto che c’è interdipendenza fra la povertà, le condizioni di ineguaglianza e le catastrofi naturali. Se vogliamo essere più efficaci dobbiamo focalizzarci sulla lotta alle ineguaglianze, ma gli ostacoli lungo il cammino sono molti: serve più cooperazione ma non solo a livello internazionale. Ogni nazione dovrebbe disporre di istituzioni nazionali appropriate per arginare le crisi umanitarie. Dobbiamo poi incrementare anche i fondi a disposizione delle Nazioni Unite, almeno fino a tre miliardi”.

Di risorse finanziarie per ora ce ne sono poche, sicuramente l’ONU è sotto al budget dei tre miliardi. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale invece, si stanno muovendo i primi passi. Il segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon ha convocato i leader di vari paesi per un incontro al Palazzo di Vetro che si terrà il 30 settembre. Tema centrale della discussione sarà l’emigrazione, con particolare riferimento alla crisi umanitaria che stanno affrontando i paesi europei. Un altro incontro chiave sarà poi quello tra Lykketoft e Papa Francesco, fissato per venerdì. 

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Al di là delle promesse, rimane da capire perché una crisi che va avanti da almeno 10 anni, sia diventata centrale solo ora per le Nazioni Unite. Anzi, non solo per l’ONU. Recentemente Obama ha chiesto di aumentare il numero dei rifugiati siriani fino a 10.000 per il prossimo anno, decisione che però sta incontrando una forte opposizione da parte dei repubblicani. Eppure l’emergenza nel Mediterraneo va avanti da svariati anni. La tragedia del barcone di migranti in fiamme al largo delle coste di Lampedusa ha fatto il giro del mondo. Ma era il 2013. Gli immigrati a bordo venivano soprattutto dalla Somalia, dall’Eritrea, dal Sudan. Perché c’è tanto interesse proprio per i siriani? Perché la questione è arrivata sui tavoli europei solo ora? Gli immigrati che arrivavano in Italia, in Grecia, in Spagna e ora in Ungheria, fino a qualche mese fa, dovevano chiedere il diritto d’asilo al paese in cui arrivavano. Anche se la loro destinazione era il Nord Europa. Non potevano viaggiare liberamente in Europa, non come i cittadini europei. Eppure è di qualche settimana fa la decisione di incrementare il numero dei rifugiati accolti, fissando delle quote limite per ogni paese. Noi de La VOCE di New York, durante la conferenza stampa (vedere il video sopra), abbiamo insistito nel porre questa domanda, per placare un po’ dei nostri dubbi. La risposta di Likketoft è stata però molto vaga, anche se solidale. “Non ho più risposte di quante ne abbia lei”, ha detto Likketoft. "C’è gente che scappa da catastrofi vere e proprie, gente che soffre, che sta lottando per sopravvivere. Ma i Sustainable Development Goals che saranno fissati nel corso di questa Assemblea Generale saranno più ambiziosi e troveremo soluzioni più efficaci di quelle degli anni passati”. 

 

 

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