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ONU: Sviluppo Sostenibile e SDGs secondo il Ministro Galletti

Intervenuto a rappresentare il governo italiano durante il discorso di Papa Francesco di fronte all'Assemblea Generale dell'ONU, il Ministro del'Ambiente Gian Luca Galletti ha parlato con La VOCE di New York di mutamenti climatici, dei nuovi Sustainable Development Goals varati oggi dalle Nazioni Unite e di alcune differenze tra le due sponde dell'Atlantico

A rappresentare il governo italiano in occasione del discorso di Papa Francesco di fronte all'Assemblea Generale dell'ONU di venerdì mattina c'era il Ministro italiano dell'Ambiente Gian Luca Galletti, a New York anche per partecipare al Summit sullo Sviluppo Sostenibile, il nuovo programma di obiettivi elaborato dalle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals o SDGs) che é iniziato proprio oggi e che continuerà fino al 2030.

Galletti ha elogiato l'approccio del Pontefice già delineato nell'enciclica Laudato Si di "un'ecologia integrale che non si limiti solo all'ambiente ma che abbracci anche i temi collegati della povertà e della giustizia sociale".

Secondo il ministro, il messaggio del papa è il preludio ideale in vista del vertice internazionale di Parigi (Cop21) organizzato dalle Nazioni Unite per la fine dell'anno che deve essere impostato, secondo Galletti, in un'ottica di partecipazione globale: "La riunione di Parigi e i risultati che produrrà non possono essere solo un affare esclusivo dei paesi ricchi ma deve essere arricchito dal contributo di tutti. Il problema é che a due mesi circa dall'inizio dell'incontro solo il cinquanta per cento dei partecipanti ha presentato i suoi INDC (Intended National Determined Contribution: i piani nazionali sulla riduzione delle emissioni NdR) e questo fa pensare che non tutti abbiano ancora afferrato l'urgenza morale di questo problema".

Per il ministro "il 2015 è stato un anno estremamente importante per le questioni ambientali perché questo problema sta iniziando finalmente ad entrare nelle coscienze della gente e, anche a livello politico, si sono ottenuti risultati importantissimi come l'accordo tra la Cina e gli Stati Uniti, i due paesi che contribuiscono la più alta percentuale di emissioni inquinanti. A Parigi, questo accordo dovrà essere un punto di partenza per fa si che i lavori forniscano dei risultati concreti".

A parte il suo modesto contributo in termini di emissioni (poco oltre l'1% del totale mondiale), per Galletti l'Italia è da lodare anche per aver svolto un ruolo molto attivo nell'avanzamento della causa ambientale lavorando in una posizione di mediazione tra l'Europa e i piccoli stati insulari che sono i più minacciati dalle conseguenze immediate dei mutamenti climatici. "Durante questa visita a New York – ha dichiarato il ministro – ho in programma di condurre un numero di incontri bilaterali con molti rappresentanti di questi paesi che, comprensibilmente, sono quelli più propensi a lavorare con il resto della comunità internazionale per il raggiungimento di una soluzione".

Se da parte dei governi e dell'opinione pubblica l'anno che sta per concludersi ha segnato una maggiore presa di coscienza nei confronti delle questioni ambientali, il recente scandalo che ha coinvolto la casa automobilistica tedesca Volkswagen dimostra che il mondo aziendale non sembra aver ancora recepito né l'urgenza del problema, né la sua dimensione etico-morale. "Si – ha ammesso Galletti – Quello che è accaduto con la Volkswagen dimostra ancora una volta che il compito di un cambiamento effettivo in questo senso non può essere solo una responsabilità esclusiva del governi ma di tutti, incluso il settore privato."

La sua visita americana sembra anche aver confermato al ministro il differente atteggiamento della classe politica tra le due sponde dell'Atlantico. "Si certo, al momento almeno l'Europa sembra essere più ricettiva verso il problema del degrado ambientale. Solo la scorsa settimana i ministri europei dell'ambiente si sono riuniti per una nuova tornata di lavori a dimostrazione dell'impegno che esiste in questo senso nel Vecchio Continente. Ma penso che anche negli Stati Uniti, l'interesse per questa questione stia ormai occupando in centro del dibattito politico".

Anche all'interno del Partito Repubblicano dove sono ancora numerosissime le voci di coloro che negano completamente il fenomeno dei mutamenti climatici?

"Io credo che nel lungo periodo – ha risposto diplomaticamente il ministro – l'evidenza dei fatti contribuirà a superare i contrasti e le obiezioni in questo senso, soprattutto quando diventerà evidente che il problema dell'ambiente e della crescita economica non sono opposti, anzi sono aspetti complementari che non possono essere più tenuti distinti".

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