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Gentiloni all’ONU contro l’ISIS in difesa del patrimonio culturale

Il ministro Paolo Gentiloni (a destra) con Emily Rafferty e Nasser Judeh (Foto ONU/ Kim Haughton)

Il ministro Paolo Gentiloni (a destra) con Emily Rafferty e Nasser Judeh (Foto ONU/ Kim Haughton)

Il ministro italiano degli Affari Esteri Paolo Gentiloni interviene alle Nazioni Unite per promuovere assieme alla Giordania, un'iniziativa in difesa del patrimonio archeologico internazionale minacciato dalle devastazioni e dal contrabbando del terrorismo islamico

Domenica 27 settembre, nell'ambito dei lavori concomitanti l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si è tenuto il vertice “Protecting Cultural Heritage – An Imperative For Humanity”. Promosso congiuntamente da Italia e Giordania, e presieduto dalla ex presidente del Metropolitan Museum of Art, Emily Rafferty, l'incontro ha visto la partecipazione della Direttrice Generale dell'UNESCO Irina Bokova, del Direttore Esecutivo dell’UNODC Yury Fedotov e della Presidente dell’Interpol Mireille Balestrazzi, oltre che dei ministri degli Esteri di Italia e Giordania, Paolo Gentiloni e Nasser Judeh. Il ministro Gentiloni, già artefice insieme a Judeh di una tavola rotonda tenutasi nel mese di giugno per cercare soluzioni alla distruzione ed al contrabbando di opere d'arte siriane, ha introdotto brevemente la conferenza lasciando poi al collega giordano il compito di esporre il progetto congiunto elaborato dagli esperti dei due paesi insieme all'Unesco per fermare il contrabbando di opere d’arte rubate in aree di conflitto. Italia e Giordania si sono infatti impegnate a costruire un team di esperti che possa individuare i siti di maggior valore storico, artistico e culturale nelle aree di conflitto, in modo da poter studiare soluzioni ad hoc per la tutela del patrimonio minacciato da razzie e distruzioni.

Come entrambi i ministri hanno affermato, la distruzione del patrimonio culturale del Medio Oriente, operata dai gruppi terroristici che combattono nella zona, ha un doppio valore: da un lato annienta i simboli delle culture precedenti, riaffermando la supremazia dei jihadisti, dall’altro attira l'attenzione dei media occidentali, aumentando la visibilità internazionale dei combattenti e favorendo il diffondersi dei loro messaggi. Come ha poi spiegato la presidente Balestrazzi, i gruppi terroristici legati all'Isis hanno reso il traffico di opere d'arte trafugate uno dei loro principali canali di sostentamento economico, tant' è che nell'anno passato più di 5000 opere di varia natura provenienti da Siria e Iraq sono state sequestrate tra Europa e America durante operazioni contro il contrabbando internazionale.

E' stato inoltre stimato da esperti dell’Interpol e dell’UNODC che il contrabbando di opere d'arte sia per i terroristi la terza fonte di sostegno economico dopo la vendita di armi e droga. Per contrastare il fenomeno l'Italia ha collaborato con esperti iracheni per creare un database degli oggetti più preziosi che potevano essere rubati o che risultavano dispersi, in modo da semplificarne la tracciabilità a livello internazionale.

Il supporto dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale è stato essenziale, come ricordato più volte dagli oratori, e l'Unesco e l'Interpol si sono impegnate, nel quadro delle convenzioni sulla tutela del patrimonio culturale globale, a creare una task force che, sul modello del nucleo italiano, possa intervenire globalmente per evitare che importanti opere d'arte trafugate vengano perse per sempre. Una prima prova per la task force sarà in Mali, paese distrutto nel 2012 da un tentativo di rivolta guidato da estremisti islamici, che hanno anche devastato la città storica di Timbuktu e trafugato migliaia di opere di inestimabile valore.

Gentiloni e Judeh si sono quindi impegnati a costruire nel prossimo futuro una scuola di archeologia e restauro specializzata nella ricostruzione di siti danneggiati o distrutti in guerra, con uno staff altamente specializzato che riunisca esperti provenienti da entrambi i Paesi oltre che personale dell'UNESCO in modo da poter restaurare il patrimonio perduto e contemporaneamente formare nuovi archeologi ed esperti nei paesi coinvolti. Rappresentanti di diversi stati, tra cui lo stesso Mali, hanno accolto con apprezzamento la notizia del lancio dei programmi congiunti, il cui sviluppo è atteso nei prossimi mesi.

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