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Sustainable Development Goals: buoni propositi per i prossimi 15 anni

Il segretario generale ONU Ban Ki-moon ha aperto i lavori del UN Sustainable Development Summit. Foto: UN Photo/Kim Haughton

Il segretario generale ONU Ban Ki-moon ha aperto i lavori del UN Sustainable Development Summit. Foto: UN Photo/Kim Haughton

Nell'ambito del Summit sullo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, la comunità internazionale ha adottato i Sustainable Development Goals, diciassette obiettivi che l'umanità dovrà perseguire da qui al 2030. Grande spazio all'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici, in vista della COP21 di Parigi

Il 2015 segna una data importante per lo sviluppo dell’umanità. Scadono quest’anno, infatti, gli impegni presi nel 2000 dalla comunità internazionale all’interno del piano noto come Millennium Development Goals: otto obiettivi per favorire una sana crescita economica e sociale di tutte le popolazioni del mondo, senza lasciare indietro nessuno. Ora quegli obiettivi, che hanno già prodotto risultati importanti, vanno rinnovati, ampliati e rafforzati per un nuovo quindicennio di sforzi congiunti. Per questo dal 25 al 27 settembre si è tenuto a New York il Summit 2015 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, all’interno del lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che quest’anno festeggia i suoi 70 anni. Al Summit l’Italia ha partecipato con una delegaizone guidata dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti

Venerdì, i paesi del mondo hanno sottoscritto una nuova agenda fino al 2030. Diciassette obiettivi che vanno dallo sradicamento della povertà, all’istruzione, la giustizia, l’uguaglianza di genere, l’ambiente, la salute. Ognuno dei 17 obiettivi è suddiviso in ulteriori sotto-obiettivi per un totale di 169 punti che chiariscono come affrontare le questioni sul tavolo. Si tratta di uno sforzo collettivo e condiviso che non coinvolge soltanto i governi, ma anche i privati, le fondazioni e le istituzioni internazionali. I paesi industrializzati dovranno fare una grossa parte del sostenere e accompagnare lo sviluppo delle economie più fragili. Nella formulazione degli obiettivi resta, tuttavia, un certo senso di vaghezza, come si trattasse di buoni propositi, più che di un piano d’azione. Va detto, tuttavia, che, se i principi su cui si basa l’agenda sono intuitivi e in massima parte basati sul comune buon senso, la loro implementazione nei vari paesi (e rispettive forme di governo) del mondo, richiederà procedure e interventi assai diversi di caso in caso.

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Nel nuovo documento, alcuni degli obiettivi che nella formulazione originaria erano accorpati sono stati semplicemente divisi: sradicare la povertà e combattere la fame nel mondo, rappresentavano l’obiettivo numero 1 della formulazione originaria, mentre nel nuovo documento sono diventati l’obiettivo numero 1 e il numero 2. Altri obiettivi sono stati accorpati: ridurre la mortalità infantile, migliorare le condizioni di salute in gravidanza (e quindi ridurre la mortalità materna) e bloccare le epidemie, che erano rispettivamente gli obiettivi 4, 5 e 6 dell’agenda del 2000, sono ora racchiusi all’interno dell’obiettivo 3 che invita ad “assicurare una vita sana e promuovere il benessere a tutte le età”.

Una sintesi probabilmente dettata dal bisogno di fare spazio alle sempre più pressanti questioni ambientali. Nella nuova formulazione degli obiettivi del millennio è infatti apparsa la parola “sostenibili”: la nuova agenda è nota come Sustainable Development Goals e si basa sull’assunto che nessuno sviluppo sia possibile senza sostenibilità. L’aggiunta di questo aggettivo non soltanto chiarisce che la crescita economica non deve avvenire a scapito delle fasce più vulnerabili della popolazione, ma avvicina l’agenda sullo sviluppo a quella sui cambiamenti climatici. C’è stato, negli ultimi anni, un costante dialogo tra questi temi. E per questo il 2015 potrebbe diventare un anno storico: perché, mentre la definizione degli obiettivi del millennio è andata avanti, andavano avanti anche i negoziati internazionali sul clima che quest’anno, a Parigi, in occasione della COP21, si spera riescano a produrre un accordo definitivo in sostituzione dell’ormai semi-dimenticato protocollo di Kyoto.

Per quanto in un sistema interconnesso come è quello umano sostenibilità economica e ambientale vadano di pari passo e quindi tutti i 17 obiettivi abbiano in qualche modo a che fare con la necessità di dare all’umanità un futuro nel rispetto del Pianeta, nella nuova agenda sono comparsi ben 7 obiettivi che fanno specifico riferimento a questioni ambientali ed energetiche: risorse idriche, salute degli oceani, tutela degli ecosistemi terrestri, sviluppo delle energie rinnovabili, consumo responsabile, lotta ai cambiamenti climatici, città sostenibili.

A quest’ultimo tema, quello della sostenibilità urbana, è dedicato l’11° obiettivo nella lista che fa molto affidamento sui legislatori locali per la definizione di politiche di sostenibilità nell’ambito delle città. New York sembra già pronta a fare la propria parte, tanto che il sindaco Bill de Blasio proprio lunedì ha annunciato un ambizioso piano che mira a ridurre drasticamente le emissioni degli edifici privati, con l’obiettivo, già annunciato in passato, di tagliare dell’80 per cento le emissioni complessive della città di New York entro il 2050 (e del 40 per cento entro il 2030).

E New York non è l’unica ad aver annunciato impegni concreti nell’ambito climatico. Proprio in occasione del suo intervento all’Assemblea Generale ONU, la presidente del Brasile Dilma Rousseff ha annunciato che il suo paese, il settimo al mondo per quantità di gas serra immessi nell’aria, ridurrà le proprie emissioni del 43 per cento nei prossimi 15 anni. L’annuncio è particolarmente importante in vista dell’appunto di dicembre a Parigi, se si considera che l’ultima volta che le speranze del mondo erano rivolte a un vertice ONU sul clima (a Copenhagen per la COP15 del 2009), il Brasile fu uno dei “paesi canaglia” che di fatto bloccarono l’accordo.

Al Palazzo di Vetro di New York, all’interno del summit durante il quale sono stati adottati i Sustainable Development Goals, ci sono stati diversi eventi dedicati ai vari temi in agenda. Alle questioni di genere e alla tutela della donna, su cui l’Italia è in primo piano in particolare con l’impegno contro le mutilazioni genitali femminili, è stato dedicato il Global Leaders’ Meeting on Gender Equality and Women’s Empowerment: A commitment to Action. All’evento è intervenuto Matteo Renzi che, con un breve discorso più volte disturbato da interruzioni di corrente che hanno lasciato l’Assemblea Generale al buio per qualche secondo, ha ricordato l’impegno dell’Italia per rafforzare il ruolo della donna in vista di uno sviluppo economico inclusivo. E l’Italia stessa, in patria, sta facendo dei grossi progressi sulla parità, ha sottolineato Renzi con un moto di orgoglio per un governo con un eguale numero di uomini e donne.

Renzi, che è a New York da sabato, quando avrebbe dovuto parlare a un evento per lo sviluppo sostenibile a a Central Park al quale tuttavia pare sia arrivato in ritardo, ha partecipato anche ad un vertice sul clima presieduto dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, nel pomeriggio di domenica è stato a un panel sulla crescita economica e poi all’annuale Clinton Global Initiative dove è intervenuto nell’incontro dal titolo The Tipping Point: Advancing Growth Across Greece and Southern Europe”, con Christine Lagarde e George Soros. Martedì mattina Renzi parlerà all’Assemblea Generale dell’ONU dove lunedì ha già parlato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

 

 

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