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L’immigrazione al centro dell’agenda europea all’ONU

L'Unione Europea respinge al mittente le accuse di inerzia nei confronti del fenomeno immigrazione. L'impegno dell'UE per far fronte a questo problema è stato affrontato martedì dal Presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk, dal premier italiano Matteo Renzi e dalla Rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri Federica Mogherini

Tanti discorsi e tanti dubbi al Palazzo di Vetro. Nel pomeriggio di martedi all’Onu sono iniziate le discussioni sull’immigrazione, che avranno il loro completamento mercoledì con la alta riunione ministerale dedicata al problema e presieduta dal Segretario Generale Ban Ki-moon. Ma già il giorno prima è stato Donald Tusk, il Presidente del Consiglio dell’UE, ad aprire le discussioni affermando che gli immigrati scelgono l’Europa come destinazione non solo perché la vedono come fonte di “benessere economico, ma anche perché sono affascinati dai suoi valori: la libertà, la tolleranza, l’apertura mentale, il rispetto per la diversità e i diritti umani”. Certo, i problemi che sta affrontando l’Unione Europea sono sotto gli occhi di tutti. Si fatica a trovare un accordo comune e molte delle soluzioni proposte, come quella dell’asilo europeo, devono ancora essere discusse. Eppure, l’Europa è prima per numero di finanziamenti destinati agli immigrati su scala globale. Forse è proprio questa la molla che ha fatto scattare la polemica di Tusk contro “quei paesi che ci accusano di non accogliere abbastanza rifugiati siriani, quando sono loro stessi a non accoglierli. La soluzione di alcuni paesi è molto semplice: sbarrare l’ingresso ai migranti e ai rifugiati che vogliono varcare i loro confini. Questa è un’ipocrisia”.

Sicuramente tra i "paesi ipocriti" non rientra la Giordania, visto che i rifugiati rappresentano il 13% della popolazione. Su 6 milioni di abitanti, un milione circa è costituito da richiedenti asilo. Anche l’Europa, sotto questo fattore, non sembra ipocrita. Si stima, infatti, che entro la fine dell’anno i numeri dei richiedenti asilo toccherà quota un milione. Gli Stati Uniti invece prevedono di incrementare il numero di rifugiati siriani fino a 10.000, numero che sembra parecchio scarso se si considera la vastità del territorio americano. Eppure la risoluzione è pesantemente osteggiata dai repubblicani e la sua approvazione è in bilico.

Dopo il discorso di Tusk, all’Assemblea Generale, è stato il turno di Matteo Renzi. Il presidente del consiglio ha esordito parlando del ruolo strategico giocato dall’Italia, che costituisce un ponte tra Nord e Sud, tra Mediterraneo ed Europa. Renzi ha poi ricordato che “l’Unione Europea è nata con l’intento di distruggere la guerra, non di costruirla”. Per questo motivo “teniamo molto alla questione dei rifugiati e per questo sono orgoglioso di aver portato Ban Ki-moon al vertice nel canale di Sicilia lo scorso aprile, dove il Segretario ha potuto vedere con i propri occhi come si compiono le missioni di salvataggio marittime”. Renzi ha poi parlato dell’iniziativa “Unite4Heritage”, di cui aveva accennato già nei giorni scorsi, l’operazione “made in Italy” in partnership con l’Unesco che mira a preservare il patrimonio culturale in zone colpite da guerre. Come ha affermato Renzi, infatti, “proteggere la nostra cultura è importante”. “I terroristi che attaccano i monumenti non distruggono solo il nostro passato, ma anche il nostro futuro. L’Europa senza cultura rischia di far crescere il seme del terrorismo. Stiamo attenti a non sottovalutare questo aspetto. Molti attacchi terroristici avvenuti quest’anno in Europa sono stati compiuti proprio da coloro che sono nati e cresciuti in Europa. La cultura è un fattore chiave su cui tutti dobbiamo fare leva, altrimenti non c’è futuro per le nuove generazioni”.

Fuori dall’Assemblea si è tenuto invece un breve discorso della responsabile per gli Affari Esteri dell'Unione Europea Federica Mogherini insieme al suo collega giordano. Mogherini ha parlato di molte tematiche globali in generale e dell’operazione navale per la lotta ai trafficanti che partirà il 7 ottobre. La missione impiegherà 4 navi e vedrà la partecipazione di 1,318 persone provenienti da 22 paesi europei. L’operazione prenderà il nome di Sofia, in onore della bambina nata su una nave tedesca questa estate al largo della costa libica, nel corso di una missione di salvataggio. L’Europa ha insistito molto sulla tematica dell’immigrazione nel corso dei colloqui al Palazzo di Vetro. Il dibattito continua e vedremo se alla fine non sarannno soltanto parole. 

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