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Mentre all’ONU si discute di pena di morte, negli USA il boia è al lavoro

Nel riquadro Kelly Gissender

Nel riquadro Kelly Gissender

L'ultima giustiziata negli USA è Kelly Gissender, che lo stato della Georgia ha condannato per l'omicidio del marito che era stato materialmente assassinato non da lei ma dall'amante, poi condannato all'ergastolo. E mentre al Palazzo di Vetro il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni discute con altri colleghi di pena di morte e diritti umani, sono imminenti altre sentenze capitali nelle carceri americane

Martedì notte è stata giustiziata nel carcere della contea di Jackson, in Georgia, Kelly Gissendar, condannata nel 1998 per l’omicidio del marito, compiuto di fatto  da Gregory Owen, amante della donna all`epoca dei fatti. 

La Gissendar è la prima donna giustiziata in Georgia da 70 anni, nonché la prima persona in assoluto ad essere stata condannata a morte nello stato per aver ispirato un delitto che non ha poi commesso personalmente, mentre Owen, riconosciuto esecutore materiale dell'omicidio è stato condannato all'ergastolo ma potrebbe usufruire della libertà condizionata già dal 2022. 

Per fermare l'esecuzione si erano mobilitati i figli della donna, che l'avevano pubblicamente perdonata, nonché lo stesso papa Francesco, che nel suo discorso al Congresso aveva chiesto l'abolizione della pena di morte e, tramite l'ambasciatore della santa sede Carlo Maria Viganà, aveva inviato una lettera alla commissione responsabile di concederle la grazia, chiedendo che la pena venisse commutata in ergastolo. Tuttavia il suo appello è rimasto inascoltato.

Poche ore prima dell'esecuzione si era svolto alle Nazioni Unite un convegno organizzato da Italia e Francia, che mirava ad esporre i benefici sociali e legali derivanti dall'abolizione della pena di morte nei paesi in cui essa è in vigore.  Al convegno avevano partecipato il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, l'omologo francese Laurent Fabius e l'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra’ad Al-Hussein. 

Durante il meeting Gentiloni ha sottolineato come “la pena di morte è vista come l'unico metodo valido per garantire  giustizia e soddisfare il bisogno di vendetta delle famiglie delle vittime…ma non è con la pena capitale che si possono soddisfare queste necessità”, il ministro ha poi ricordato come da anni l'Italia sia in prima linea per una moratoria universale sulla pena capitale. 

All'incontro, durante il quale hanno parlato anche parenti di vittime di criminali condannati a morte, erano presenti delegazioni di vari paesi in cui vige la pena capitale, inclusa una delegazione degli Stati Uniti, ma nessun paese ha rilasciato dichiarazioni ufficiali al termine dell'incontro.

Intanto mentre scriviamo è stata sospesa dal governatore dell'Oklahoma l'esecuzione di Richard Glossip prevista mercoledì, che era stato condannato per omicidio nel 1997 e che da sempre si dichiara innocente. Mentre l'esecuzione prevista giovedì in Virginia di Alfredo Prieto, originario di El Salvador, colpevole di diversi omicidi ma dichiarato affetto da disabilità mentale, dovrebbe andare avanti anche se è stata chiesta alla Corte suprema la sospensione dell'esecuzione e si resta in attesa.

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