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Putin va a vedere il “bluff” americano in Siria, cioè la Libia allo specchio

Una delle manifestazioni pro regime di Assad davanti all'ambasciata russa a Damasco

Una delle manifestazioni pro regime di Assad davanti all'ambasciata russa a Damasco

Se ha da iniziarsi una terza guerra mondiale, è dalla Siria che verrà. In gioco—oltre al ruolo dell’Iran—è l’intero Medio Oriente post-saudita. La strategia siriana della Russia di Putin è curiosamente speculare a quella della Nato che ha portato all’abbattimento del regime libico di Gheddafi. Con la cospicua differenza che l’intervento russo è a sostegno del dittatore anziché contro... 

Quello che succede in Siria, per quanto forse appare un fatto di cronaca come tanti altri, è invece molto serio e molto importante. Se ha da iniziarsi una terza guerra mondiale, è da lì che verrà. La Siria è una pedina. In gioco—oltre al ruolo dell’Iran—è l’intero Medio Oriente post-saudita. La Russia, com’è evidente nella natura di Vladimir Putin, è incline a “vedere” i bluff altrui. Gli americani però possono essere spinti solo fino a un certo punto—e ci siamo.

Oltre agli attacchi dei caccia-bombardieri Sukhoi alle posizioni degli oppositori dell’alleato Assad, sono entrati in azione anche elementi della Marina russa. Quattro “missile boats”, la Dagestan e tre unità minori operanti nel Mar Caspio, hanno lanciato 26 missili cruise Kalibr contro bersagli siriani. Secondo gli americani, qualcuno è invece caduto in Iran, uccidendo delle vacche. Però, il Generale Igor Konashenkov, del Ministero della Difesa russo, conferma: “I razzi lanciati dai mezzi navali hanno trovato i propri bersagli”.

La strategia siriana di Mosca è curiosamente speculare a quella della Nato che ha portato all’abbattimento del regime libico di Muammar Gheddafi, quando le potenze occidentali hanno condotto una campagna aerea a sostegno delle milizie ribelli a terra. Con la cospicua differenza che l’intervento russo è a sostegno del dittatore anziché contro…

Prima dell’intervento Nato in Libia, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva autorizzato l’alleanza a proteggere Bengasi dalle forze di Gheddafi—con il voto della Russia. I russi si sono invece astenuti al secondo voto che autorizzava la zona “no-fly” e l’implementazione con la forza di un cessate il fuoco. Poi, almeno nella visione del Cremlino, la Nato è andata davvero molto oltre, arrivando a sponsorizzare apertamente la caduta del “Colonello”, storicamente amico dei russi.

Quando nel 2012 anche il popolo siriano è andato in piazza chiedendo di liberarsi di Assad, la Russia e la Cina, memori della “mission creep” (l’allargamento graduale dello scopo) della Nato in Libia, hanno invece posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza di condanna al dittatore siriano.

Visto come i gruppi islamici salafiti—sicuramente ostili agli interessi russi—sono arrivati a dominare l’opposizione ad Assad, il Cremlino ha fortemente insistito che l’Occidente appoggiasse il dittatore, anche per evitare di ritrovarsi con un’altra Libia quasi sull’uscio di casa.

Non è successo, ovviamente, e ora Putin opera la sua vendetta. Non solo per la scarsa collaborazione avuta, ma anche per la Libia. Le notizie più recenti parlano anche di truppe di terra—pare “volontari patriottici”, come in Ucraina—in arrivo nella provincia costiera siriana di Latakia per proteggere le installazioni russe lì presenti.

Ora che le potenze internazionali si affrontano quasi apertamente in Siria, diventa sempre più probabile, non che non vinca nessuno, ma che vincano in troppi. “Lo scenario”, come scrive Michael Totten su Foreign Policy: “svolge all’esito peggiore, con sia Assad sia l’Isis che ne escono vincenti… Nei fatti lo Stato conosciuto come Siria è già stato smembrato. Iran e Hezbollah potranno pure tenersi il loro staterello sul Mediterraneo ora che è la Russia la garante di Assad, mentre Isis resta al sicuro nel deserto”.

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