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Il Segretario dell’ONU Ban Ki-moon mediatore in Terrasanta

di La VOCE di New York
Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la conferenza stampa a Gerusalemme (UN Photo/Rick Bajornas)

Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la conferenza stampa a Gerusalemme (UN Photo/Rick Bajornas)

Di fronte alla nuova ma tragicamente consueta spirale di violenza esplosa in questi giorni tra israeliani e palestinesi, il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon si precipita in Israele per tentare di offrire la sua mediazione al conflitto e di riportare le due parti al tavolo dei negoziati. Qui di seguito, pubblichiamo la versione italiana del suo discorso. READ IN ENGLISH

L'ennesima riacutizzazione delle ostilità tra Palestinesi e Israeliani, che ha causato in questi ultimi giorni, la morte di circa cinquanta persone (circa otto israeliani e quaranta palestinesi stando alle più recenti stime), ha spinto il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon a compiere una visita a sorpresa in Israele per offrire la sua mediazione ad una possibile risoluzione del conflitto.

Parlando al fianco del presidente israeliano Reuben Rivlin, il Segretario ha usato parole molto chiare nell'analizzare la situazione attuale e ha esortato senza mezzi termini entrambe le parti a desistere dall'alimentare la spirale di violenza.

"Oggi vorrei parlare della pericolosa escalation a cui stiamo assistendo rivolgendomi direttamente alle popolazioni israeliane e palestinesi e, in special modo ai residenti di Gerusalemme.

Sono costernato – come tutti noi dovremmo essere – quando vedo giovani e bambini armarsi e cercare di uccidere.

Voglio essere chiaro: la violenza avrà solo l'effetto di compromettere sia le legittime aspirazioni palestinesi per uno stato indipendente sia il desiderio di sicurezza degli israeliani.

Ai giovani della Palestina dico: capisco la vostra frustrazione. Conosco le vostre speranze di pace che sono state espresse innumerevoli volte. La vostra rabbia nei confronti dell'occupazione continua e dell'espansione degli insediamenti. Molti di voi sono delusi dei vostri leader e di noi, la comunità internazionale, per la nostra incapacità di porre fine a questa occupazione.

Ai leader palestinesi dico: mettete a frutto l'energia del vostro popolo in modo pacifico per trasformare in realtà i loro sogni e le loro aspirazioni. Avete il diritto di vivere una vita decente e dignitosa fatta di mutuo rispetto e libertà.

So che questo è il vostro obiettivo. Ed è anche il nostro obiettivo. Ma può essere raggiunto solo attraverso la creazione di uno stato palestinese che viva pacificamente, fianco a fianco con Israele, non attraverso gli episodi di violenza a cui abbiamo assistito.

Esorto i giovani palestinesi, che rappresentano il futuro del vostro popolo e della società, a trasformare la loro frustrazione in una forte, ma pacifica, voce per il cambiamento. Pretendete dai vostri leader un'azione politica ispirata ad un senso di responsabilità che protegga il vostro futuro. Pretendete passi avanti concreti nella ricerca di una soluzione politica sia dai vostri leader, che dai leader israeliani e anche dalla comunità internazionale.

Io non vi chiedo di restare passivi, ma di deporre le armi della disperazione.

Ai leader e al popolo d'Israele, permettetemi di dire che apprezzo la vostra legittima preoccupazione per la pace e la sicurezza. Capisco anche la rabbia che molti israeliani avvertono.

Quando i bambini hanno paura di andare a scuola, quando ogni persona che si avventuri in strada diventa una potenziale vittima, la sicurezza è giustamente la priorità immediata.

Ma le barriere, i posti di blocco, le risposte dure da parte delle forze di sicurezza e la demolizione delle case palestinesi non costituiscono misure in grado di sostenere quella pace e quella sicurezza che meritate.

Non c'è una cosiddetta 'opzione sicurezza'. Voi, il popolo d'Israele, tanto quanto il popolo palestinese, avete bisogno di guardare ad un orizzonte politico che interrompa questo ciclo di violenza e di paura.

Le Nazioni Unite sono con voi. Noi continueremo a sostenere tutti gli sforzi possibili per creare le condizioni per un ritorno ai negoziati. In questo non abbiamo mai esitato.

E a tutti dico, non consentite agli estremisti di entrambe le parti di usare la religione per alimentare ulteriormente il conflitto. Esorto i leader palestinesi e israeliani a rimanere uniti contro il terrorismo e la violenza. Dimostrate con le parole e con i fatti che lo status quo per l'accesso ai luoghi santi di Gerusalemme sarà tutelato.

Riaffermate il vostro impegno per porre fine all'occupazione e per cercare una soluzione di coesistenza tra i due stati.

La non violenza richiede più coraggio e forza della violenza. In questo momento difficile, diciamo "basta". Fermiamo gli scontri. Smettiamo di ipotecare il futuro di entrambi i popoli e dell'intera regione.

Lavoriamo con serietà per raggiungere l'unica soluzione possibile che conduca ad una permanente cessazione delle ostilità, alla fine degli spargimenti di sangue ed eviti il pericolo di creare una spirale di violenza che si estenda all'intera regione.

Questo è il coraggio e la leadership che i popoli di questa terra santa chiedono e meritano.

 

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