Cerca

OnuOnu

Emma Bonino premiata a New York: l’identità nazionale deve evolvere

Emma Bonino riceve il premio Fred Cuny per la prevenzione dei conflitti da George Soros

Emma Bonino riceve il premio Fred Cuny per la prevenzione dei conflitti da George Soros

Ex ministro, ex commissario europeo e radicale, Emma Bonino ha ricevuto a New York un premio intitolato a Fred Cuny, eroe di Sarajevo. Con i giornalisti la leader radicale ha parlato di migrazioni, del preoccupante fenomeno delle sparizioni di minori non accompagnati, di un'identità europea che dovrà evolvere e dell'inutilità dei muri

Mentre gli assetti politici nostrani sembrano volerla mettere nel cassetto, il mondo continua a riconoscere e premiare l’incessante lavoro di quella che è probabilmente la donna più instancabile della politica italiana e uno dei volti più noti dell’universo internazionale dei diritti umani. Emma Bonino ha appena ricevuto a New York il Fred Cuny Award for the Prevention of Deadly Conflict dell’International Crisis Group, organizzazione non governativa no-profit indipendente che lavora per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti e che nel 2015 compie vent’anni.

“Fred Cuny, cui è intitolato questo premio –  ha spiegato Emma Bonino, membro onorario di Crisis Group dal 2008 – è stato negli anni ’93 e ’94 l’eroe di Sarajevo; inventò un sistema di pozzi intercomunicanti per cui anche sotto assedio Sarajevo non moriva di sete. L’ho conosciuto in quell’epoca. Poi si trasferì in Cecenia dove è sparito, più o meno nello stesso periodo in cui è sparito Antonio Russo, il giornalista di Radio Radicale. Nonostante tutti gli sforzi non siamo riusciti a  venire a capo di queste due sparizioni. […] Anche per questi motivi e per i ricordi personali, questo premio mi è particolarmente caro e mi ha emozionato in modo particolare”.

A consegnare il premio, lunedì 26 gennaio, nel corso della cena di gala annuale, è stato l’imprenditore e filantropo George Soros, membro onorario dell’International Crisis Group di cui sostiene le attività fin dalla fondazione. Martedì mattina, in un incontro con i giornalisti al Consolato di New York, Bonino ha ricordato che Soros fu uno di quelli che, quando lei a inizio anni Novanta parlava di Partito Radicale Transnazionale, la ritenne un’utopia, mentre oggi è iscritto al gruppo e ne sostiene la visione. Una visione che Bonino, parlando con i giornalisti, ha voluto collegare alla visione di un’Europa Unita accogliente e non chiusa dentro i propri confini. “La crisi di valori europea – ha spiegato la radicale italiana – è più pericolosa di quella finanziaria ed economia che comunque abbiamo gestito in modo molto confuso e spesso nazionalistico. È più profonda perché tocca i valori di fondo per cui abbiamo deciso di metterci insieme, che non sono solo il mercato unico, evidentemente, ma [l’identificazione di] una strada per arrivare a una comunità più coesa. E fa specie che siano proprio i paesi dell’Est europeo, che sono quelli che più hanno beneficiato delle convenzioni per la protezione dei rifugiati, ad essere oggi più nazionalisti e più resistenti. Questo ci dice che perdere la memoria non è utile, cancellare la memoria è anche più disutile e perdere la vista non aiuta. Se guardate a Sud del Mediterraneo, milioni di persone sono da anni bloccate in vari paesi dalla Giordania al Libano. E la storia ci dimostra che tutti i rifugiati preferiscono, per i primi tempi, rimanere vicini al paese d’origine, nella speranza di poter tornare. Ma quando perdono quella speranza nessuno li può più trattenere. L’abbiamo visto nei Grandi laghi, nella guerra dei Balcani eccetera. [..] La dinamica ci è molto chiara. E penso che non aver messo in piedi una politica coerente di integrazione abbia creato quel senso di disordine su cui prosperano razzismo e xenofobia”. Serve una politica europea dell’immigrazione e degli asili, ha quindi chiarito Bonino secondo cui proprio l’assenza di politiche coordinate sull’accoglienza rischia di far crollare i principi di base su cui si fonda l’Europa, nata proprio per “superare muri”.

Consolato

Emma Bonino (a destra) con il console generale Natalia Quintavalle, al Consolato di New York

Se il superamento di quei muri in molti suscita preoccupazione per una possibile perdita delle identità nazionali come dell’identità della stessa Europa, a queste preoccupazioni Bonino oppone il reale rischio del declino demografico europeo e un concetto di identità più fluida (liquida, direbbe qualcuno): “L’Europa è un progetto politico, non religioso, né geografico. Nasce, soprattutto, con il più grande rispetto dei diritti delle minoranze, perché la democrazia questo è: attenzione alle minoranze. E credo allo stesso tempo che anche le identità nazionali evolvono. Non voglio fare paragoni indebiti con gli Stati Uniti perché le cose non si ripetono in modo eguale, ma faccio presente che in uno stato come la Florida cambia la maggioranza linguistica e nessuno si è sentito defraudato delle proprie origini o cultura. Come ci ha spiegato Sciascia, la cultura, come le identità nazionali, o evolvono o rischiano di fossilizzarsi, come nel mondo arabo, dove hanno conservato l’identità ma sono fermi all’età del corano. […] Le società rigide e chiuse può darsi che mantengano la propria identità, ma è un’identità del passato, non è un’identità dinamica adatta ai tempi”.

Non saranno i nazionalismi né il protezionismo culturale ad invertire la rotta delle migrazioni: “[L’Europa vista dal di fuori appare come] un continente ricco, in declino demografico e circondato da una specie di giardino d’infanzia (il tasso di crescita di molti dei paesi del Mediterraneo è del 3, 4 per cento) che non ha prospettive immediate di sviluppo. Il fenomeno di migrazione di massa è quindi ovvio e muri liquidi, o non liquidi, non riusciranno a fermarlo”, ha detto Bonino aggiungendo poi che uno dei dati più preoccupanti di questo fenomeno riguarda proprio i tanti bambini che attraversano il Mediterraneo per arrivare in Europa. “La grande presenza di minori non accompagnati, maschi e soprattuto femmine, che appena sbarcano dopo pochissimo tempo spariscono. Un fenomeno molto preoccupante perché è chiaro che questi ragazzini finiscono in una rete di trafficanti”, ha spiegato Emma Bonino spiegano che eventuali preoccupazioni riguardo presenze terroristiche tra i migranti dovrebbero concentrarsi proprio sul fenomeno di questi minori che potrebbero finire per essere reclutati dai gruppi terroristici o essere vittime di fenomeni di fanatizzazione. Sulle sparizioni di minori non accompagnati Bonino ha fornito i dati: circa un terzo dei minori non accompagnati che arrivano in Italia svanisce tra i centri di ricezione, spesso quasi subito dopo il loro arrivo. Solo il 24 per cento dei minori non accompagnati arrivati in italia nel 2014 ha fatto poi le pratiche per l’asilo. “Questo fenomeno spero apra un’ampia ricerca a livello europeo per capire dove sono finiti”, ha detto Bonino.

Ministro degli Esteri italiano dall’aprile 2013 al febbraio 2014, Bonino è stata anche vice presidente del Senato, commissario europeo e ministro (il primo ministro radicale della storia d’Italia) per le Politiche europee durante il secondo Governo Prodi. Una carriera politica iniziata negli anni ’70 con l’attivismo pro-aborto e i movimenti femminili, l’ha poi vista impegnata su vari fronti dei diritti umani, della risoluzione dei conflitti e delle politiche internazionali. Al suo personale impegno si deve, ad esempio, il forte ruolo sviluppato dall’Italia nella lotta alle mutilazioni genitali femminili. Tanto che alcuni la vedevano anche come possibile prima donna segretario delle Nazioni Unite. Oggi Bonino non esclude un incarico internazionale, ma i suoi recenti problemi di salute l’hanno costretta a rivedere le sue priorità, come ha spiegato anche in conferenza stampa. “Ci sono due modi per intendere questo tipo di premi. Si può vederlo come è un premio alla carriera: è stato bello, riconosciamo che al meglio delle sue capacità lei ci ha provato, poi avrà raggiunto o non raggiunto [i suoi obiettivi], ma riconosciamo che ci ha provato. Che è già una buona motivazione, anche se non troppo dinamica. Oppure lo si può vedere come un incitamento a essere ancora più impegnati. Preferisco questo secondo. Anche se sto attraversando un periodo, di cui sapete e su cui non voglio tornare, in cui è molto difficile fare progetti a medio termine perché ho qualche altra priorità. So far so good, però… Di certo non posso pensare neanche a una mia vita senza un impegno politico. [Andrò] ovunque mi chiameranno le possibilità del destino, potrò fare l’attivista, come sono adesso, o ricoprire qualche altro incarico, ma non dipende solo da me. Quello che io so per me è che continuerò, per quello che posso, ad occuparmi di queste cose”.

Council on Foreign Relations

Emma Bonino (seconda da destra) durante l’intervento al Council on Foreign Relations

Lunedì sera, Emma Bonino é stata premiata insieme ad altri sette leader, tra cui il presidente tunisino Béji Caïd Essebsi, e il leader politico Rached Ghannouchi, in rappresentanza di quella Tunisia del dialogo che ha appena ricevuto il premio Nobel per la pace.

Nella stessa giornata di lunedì, Bonino è stata ospite del Council on Foreign Relations, per un forum dal titolo Reality, Risk and Potential: Managing Today’s Conflicts, insieme a Javier Solana, ex presidente del Consiglio dell’Unione Europea e presidente dell’ESADE Center for Global Economy and Geopolitics.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter