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L’ONU ricorda i giornalisti uccisi. Ban Ki-moon: basta impunità

Foto ONU/Eskinder Debebe

Foto ONU/Eskinder Debebe

Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon ha celebrato all'ONU la giornata che ricorda il lavoro dei giornalisti. Per la direttrice dell'UNESCO Irina Bokova, l'obiettivo 16 sullo sviluppo sostenibile è indispensabile per la protezione dei giornalisti. Per Federica Mogherini dell'UE gli attacchi contro i giornalisti sono contro "la libertà di espressione" di tutti

Il 2 novembre è stata proclamata Giornata Internazionale dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per evidenziare l'urgenza di proteggere i giornalisti, e per commemorare i due giornalisti francesi, Ghislaine Dupont, 51 anni, e il collega Claude Verlon, 58, uccisi in Mali il 2 novembre 2013. Il Segretario generale Ban Ki-moon ha voluto così onorare tutti i giornalisti e lavoratori uccisi semplicemente perché 'riportavano la verità', sottolineando quindi l'importanza della protezione dei propri diritti.

La paura tra i giornalisti è sempre più presente, appoggiata dall'impunità che, secondo dati statistici, prevale con circa il 93% dei casi. Il restante 7%, infatti, rappresenta la minima percentuale di casi di crimine realmente studiati e risolti.

"Più di 700 giornalisti sono stati uccisi negli ultimi dieci anni – uno ogni cinque giorni – semplicemente per portare notizie e informazioni al pubblico. Troppi sono stati deliberatamente messi a tacere per aver cercato di riportare la verità", ha detto Ban Ki-moon in un suo messaggio per celebrare questa giornata.

"Dobbiamo fare di più per combattere questa tendenza e fare in modo che i giornalisti possano riferire liberamente. I giornalisti non dovrebbero impegnarsi in auto-censura perché temono per la loro vita", ha continuato il capo delle Nazioni Unite.

Ban Ki-moon non è stato l'unico a partecipare attivamente a questa giornata così delicata. Anche Irina Bokova, direttore generale per l'educazione delle Nazioni Unite, la Scienza e la Cultura (UNESCO), ha infatti voluto esprimere la sua compassione verso tutte le vittime ingiustamente perseguitate, sottolineando come lei stessa, in prima persona, ha sempre e pubblicamente condannato ogni uccisione di un giornalista chiedendo un'indagine approfondita. "Negli ultimi sei anni, ho pubblicamente e inequivocabilmente condannato più di 540 casi di uccisioni di giornalisti, operatori dei media e dei produttori di social media", ha detto in un comunicato, aggiungendo: "L'impunità quasi totale per gli autori di crimini contro i giornalisti va contro tutto ciò che noi rappresentiamo, i nostri valori condivisi, i nostri obiettivi comuni".

La signora Bokova ha inoltre voluto ricordare quanto è facile entrare in un circolo vizioso della violenza se si permette ogni volta all'autore di un reato di sfuggire alla punizione che dovrebbe avere.

"Gli attacchi contro i giornalisti sono in aumento", ha avvertito, ma l'UNESCO sta lavorando per porre fine all'impunità attraverso la promozione di un'azione concertata tra le agenzie delle Nazioni Unite. 

"Questo lavoro sta dando i frutti", ha detto. "L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Consiglio dei diritti umani, così come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno tutti adottato risoluzioni che affrontano specificamente questi ostacoli – così come il Consiglio d'Europa a livello regionale". Inoltre Bokova ha ricordato come per assicurare la protezione dei giornalisti sia vitale il raggiungimento dell'Obiettivo Sostenibile Numero 16.10, che punta a facilitare l'accesso pubblico alle informazioni e a proteggere le libertà fondametali, nel rispetto delle leggi nazionali e accordi internazionali.

Fortunatamente sempre più Stati membri stanno istituendo leggi e meccanismi per contrastare l'impunità e migliorare la sicurezza dei giornalisti, e ha aggiunto che i sistemi giudiziari e le forze di sicurezza hanno aumentato il loro impegno su tali questioni. "Soprattutto da quando le società sono in fase di trasformazione, gli sforzi devono essere raddoppiati affinché si possa garantire l'impunità per gli attacchi contro i giornalisti", ha inoltre ricordato la signora Bokova.

Bisogna sostenere l'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, secondo cui "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere".

"Esorto tutti a stare in piedi il 2 novembre", ha concluso la direttrice dell'UNESCO, chiedendo così a tutti i paesi di adottare, attraverso la legislazione, meccanismi di protezione e nuove soluzioni per far sì che le indagini relative ai crimini contro i giornalisti siano realmente intraprese.

Dobbiamo fare in modo che non torni più il "2014", anno in cui vi è stato il più alto numero di violenze su giornalisti in tutto il mondo, con 71 morti contati, 119 rapiti. Tuttavia il 2015 non è iniziato proprio col piede giusto, con l'attentato avvenuto il 7 gennaio alla sede di Charlie Hebdo, fino ad arrivare per esempio al 6 aprile, giorno in cui quattro giornalisti italiani sono stati rapiti in Siria. Amedeo Ricucci della Rai e i freelance Elio Colavolpe, Andrea Vignali, Susan Dabous sono stati infatti sequestrati nel nord del paese, e anche dopo la loro liberazione non era chiaro chi fossero i loro sequestratori tra gli oppositori di Assad.

"I media sono lo specchio della nostra società, se sono liberi e critici siamo liberi e sicuri anche noi". Questo è quanto ha dichiarato il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, in occasione della Giornata Internazionale. A Bruxelles la Mogherini ha denunciato gli attacchi contro i giornalisti in tutto il mondo e ha esortato le autorità degli Stati a indagare in modo indipendente sui crimini assicurando i responsabili alla giustizia. "Gli attacchi non sono solo contro le vittime, ma anche contro la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione", ha spiegato Mogherini, in un momento in cui "i giornalisti affrontano intimidazioni e violenze sempre maggiori".

"Insieme dobbiamo porre fine al ciclo di impunità e salvaguardare il diritto dei giornalisti di dire la verità". Questa la frase con cui ha concluso il Segretario Generale, diventata ormai già motto per tutti i sostenitori degli RFS, "Reporters without Borders".

 

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