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Il terrorismo in Europa dalle stragi di Fiumicino ai giorni nostri

Anche l’insorgente terrorismo dell’IS si spegnerà appena il mito della loro invincibilità inizierà a vacillare smettendo di essere il polo di attrazione ed emulazione per migliaia di nativi delle nazioni europee e americane che non si sono mai davvero sentiti cittadini del loro Paese

Le detonazioni, le grida, le sirene e il pianto sono uno scenario terribile, cui per fortuna non ci abituiamo, che sconquassa la vita quotidiana in tante parti del mondo coinvolgendo centinaia e, a volte, migliaia di uomini e donne inconsapevoli delle ragioni per le quali sono attaccati e uccisi. L’attentato di Parigi per numero di morti e l’indiscriminata scelta dei soggetti colpiti richiama stagioni lontane e, agli italiani, territorialmente molto prossime. Chi ricorda le due stragi dell’aeroporto di Fiumicino nel 1973 e poi nel 1985? Cinquanta morti, rivendicati il primo dal terrorismo non islamico, ma nazionalista di Settembre Nero e il secondo da Abu Nidal, un terrorista che operava come longa manus dei governi che lo proteggevano.

In Italia tra quei due attentati ve ne sono decine di origine interna che hanno provocato centinaia di vittime: Stazione di Bologna, Italicus, Piazza della Loggia, episodi terribili che hanno segnato la vita civile del nostro Paese. Se escludiamo Africa e Asia, Continenti martoriati in ogni epoca dal terrore etnico o religioso o politico, in Europa le organizzazioni terroristiche di matrice mediorientale e post coloniale agiscono da oltre 50 anni preferendo spesso azioni eclatanti e sanguinose verso obiettivi civili. L’esplosione di un aereo a Lockerbie, in Scozia, nel 1988 e di un altro sopra il deserto del Tenerè, nel 1989, con oltre 450 morti complessivi, furono ispirati e finanziati dalla politica terrorista della Libia che un decennio dopo, in cerca di salvacondotti e buone relazioni, pagò 1 miliardo e 700 milioni di dollari ai familiari delle vittime. L’utilizzo, dopo la rivoluzione iraniana, della religione come motivazione negli attentati terroristici aumentò moltissimo la capacità di far proseliti, rendendo meno identificabili finanziatori e mandanti e moltiplicando gli atti di emulazione dagli effetti devastanti.

L’attacco all’Afganistan poche settimane dopo l’11 settembre segnò la fine del regime dei Taliban in quella zona del mondo, ma ebbe come conseguenza la moltiplicazione degli assalti alla popolazione civile dei Paesi della coalizione internazionale impegnata in quel territorio. Gli attentati a Madrid del 2004 con 190 vittime e quelli alla metropolitana di Londra del 7 luglio del 2005 con 56 morti e 700 feriti furono progettati con la tecnica della simultaneità e la motivazione della rappresaglia, la stessa vista in opera nella capitale francese.

L’attacco di Parigi e l’esplosione dell’aereo russo sul Sinai sembrano la riedizione di passate stagioni. Negli anni ‘80 del secolo passato era la Libia lo stato canaglia che foraggiava e addestrava i terroristi di mezzo mondo; negli anni ‘90 al Queda trasformò l’Afganistan nella terra del terrore, facendo percorrere a quel Paese un salto indietro di mille anni, mutando le sue campagne e città in accoglienti luoghi per i foreigner fighter dei cinque continenti.

Oggi l’IS è il luogo fisico e ideologico dove si predica l’odio religioso e il ritorno alla grandezza smarrita tanti secoli fa. Reagisce alla presenza dell’unione internazionale che per lungo tempo li ha lasciati espandere senza muovere un dito, come ieri reagivano Gheddafi e Osama Bin Laden disturbati nei loro progetti.

Il terrorismo finanziato dalla Libia cessò definitivamente agli inizi degli anni 2000, quello di al Queda si è allontanato dallo scenario occidentale dopo la morte di Osama Bin Laden, quello dell’IS rischia di avere un’accelerazione proporzionale al timore che la coalizione decida un intervento di terra, esiziale per le fortune del Califfato.

La permeabilità dei media internazionali ai racconti del terrore, veri manifesti di reclutamento, spinge altri narratori dell’orrore a far passare manipoli di seguaci dalle parole ai fatti per conquistare nuovi palcoscenici e aumentare il fascino malefico che attrae altri adepti. E’ possibile proteggersi e debellare il terrorismo? Se si guarda alle strategie terroristiche estinte: Eta, Ira, Olp, i vari Fronti di liberazione e gli stragisti nostrani di ogni fatta e colore, tutte hanno avuto come base un insieme di più fattori: le defezioni, la trattativa, la repressione. Anche l’insorgente terrorismo dell’IS si spegnerà appena il mito della loro invincibilità inizierà a vacillare smettendo di essere il polo di attrazione ed emulazione per migliaia di nativi delle nazioni europee e americane che non si sono mai davvero sentiti cittadini del loro Paese.

La difficile costruzione delle democrazie nel Medio Oriente è il solo antidoto al riemergere di altre stagioni buie. Ma Europa e Stati Uniti devono mettere da parte l’opportunismo che ha consentito nel passato recente il consolidarsi di questi immensi fuochi dell’odio etnico o religioso. Disinnescare un focolaio prima che si trasformi in fiamme distruttrici è più efficace del contrasto affannoso e tardivo al largo fronte delle fiamme che, inevitabile, sorge e si diffonde.

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