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ONU: Ban Ki-moon fiducioso sulla COP21, “preoccupato” per la discriminazione dei migranti

Ban Ki-moon giovedì al Palazzo di Vetro risponde alle domande dei giornalisti (Foto ONU/Mark Garten)

Ban Ki-moon giovedì al Palazzo di Vetro risponde alle domande dei giornalisti (Foto ONU/Mark Garten)

Il Segretario Generale dell'ONU, in un incontro con la stampa al Palazzo di Vetro, ha espresso la sua fiducia nelle trattative in corso a Parigi per la conferenza sul clima. È intervenuto poi sulla questione siriana, annunciando un progetto per un dialogo che ad inizio gennaio includa anche un cessate il fuoco

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha incontrato i giornalisti al Palazzo di Vetro prima di ripartire per Parigi, dove assisterà ai lavori della COP21, la conferenza sul clima in corso in questi giorni. Il segretario si è detto ottimista per quel che riguarda lo svolgimento dei lavori della conferenza: “quel che ho visto durante le giornate di apertura della COP21 mi ha molto incoraggiato” ha detto ai giornalisti, affermando più volte che la presenza dei leader dei Paesi durante la fase di contrattazione favorisca lo sviluppo del dialogo. “I leader del mondo stanno facendo esattamente ciò che dovevano fare: dare un forte impeto alle negoziazioni” ha detto Ki-moon, che ha anche ricordato come quasi tutti i 195 Paesi partecipanti abbiano presentato i propri piani d’azione per il clima (conosciuti nel linguaggio tecnico come INDC = Intended Nationally Determined Contributions) e come tutti i paesi sembrino concordi nello sviluppare un piano comune.

Il Segretario Generale dell'ONU ha poi continuato ricordando l’impegno economico e normativo che coinvolge tutti i paesi per raggiungere l’obbiettivo di controllare il riscaldamento globale: “I paesi con le economie più grandi hanno preso impegni importanti per ridurre le proprie emissioni, e molti paesi sviluppati hanno stabilito nuovi impegni finanziari per aiutare i paesi più poveri e vulnerabili ad adattarsi agli impatti del cambiamento climatico”, “nell’economia globale, la transizione verso un futuro ad emissioni ridotte è già in atto” ha continuato Ki-moon, che sembra più ottimista di alcuni degli esperti intervenuti al summit.  

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Il Segretario Generale ha affermato comunque che c’è ancora “un sacco di lavoro da fare” nel corso dei negoziati, e che alcuni temi cruciali rimangono irrisolti “nonostante non sia rimasto molto tempo”. Per quanto riguarda le manovre per la riduzione delle emissioni, Ban è stato chiaro: “Continuo a fare pressione sui paesi sviluppati affinché riconoscano la loro responsabilità […] mentre incoraggio i paesi in via di sviluppo a fare di più, in linea con le loro capacità crescenti”. L’obiettivo, ha spiegato poi, “è un accordo che davvero faccia qualcosa contro il cambiamento climatico, e tenga il mondo sulla giusta strada verso un lungo periodo di pace stabilità e prosperità”.

Nella seconda parte della conferenza stampa Ban Ki-moon ha parlato anche della crisi Siriana e della conseguente ondata di profughi che sta investendo l’Europa. “La crisi dei rifugiati ed il terrorismo sono tra le nostre principali preoccupazioni in questo momento” ha detto Ban “e gran parte di questa crisi deriva dal conflitto siriano”. Ki-moon ha affermato che i negoziati in corso a Vienna stanno ponendo le basi per un nuovo dialogo, alla ricerca di una soluzione del conflitto. Riferendosi alle trattative in corso a Vienna ha poi affermato che all’inizio di gennaio verrà lanciata un’iniziativa volta a favorire un dialogo tra le parti in conflitto in Siria e ad assicurare un cessate il fuoco a livello nazionale.

Riferendosi ai rifugiati ha poi aggiunto che “la politica delle porte chiuse e la discriminazione stanno peggiorando la grave condizione delle persone costretta a fuggire in altre parti del mondo”. Il Segretario Generale ha poi lanciato un allarme riguardo l’integrazione dei rifugiati: “Sono particolarmente preoccupato dalla diffidenza immotivata nei confronti dei migranti e dei rifugiati, e dalla diffusa discriminazione anti musulmana” ha affermato. “il mondo deve restare unito contro il terrorismo” ha aggiunto, “nessun torto subito e nessuna causa possono giustificare le atroci violenze a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane”.    

 

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