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Italia e UNESCO a difesa delle opere d’arte in pericolo

Ratificato l'accordo che attiva esperti italiani e Carabinieri in casi di emergenza

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Il sito archeologico di Palmyra in Siria (ph: ©UNESCO/F. Bandarin)

Con la firma del trattato con l'agenzia ONU, l'Italia diventa il paese guida nell'iniziativa UNESCO di tutelare il patrimonio artistico ed archeologico nei paesi, come la Siria e l'Iraq, in cui guerre e traffici illeciti minacciano il retaggio culturale

L’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite responsabile per lo sviluppo della cultura, dell’istruzione della ricerca scientifica ha in programma di ufficializzare con una firma definitiva l’accordo con il governo italiano per la creazione di una task force di esperti con l’obiettivo di tutelare il patrimonio culturale ed archeologico di aree afflitte da conflitti e da crisi nel mondo.
La collaborazione tra l’UNESCO e l’Italia è parte della campagna Unite for Heritage lanciata lo scorso anno e che prevede la possibilità da parte dell’organizzazione dell’ONU di chiedere l’immediato intervento di esperti italiani in aree di crisi per azioni volte a tutelare il patrimonio culturale.
Secondo la Direttrice Generale dell’UNESCO Irina Bokova: “Questo accordo rappresenta un passo fondamentale e innovativo per ribadire il ruolo della cultura nel tentativo di cementare un senso di identità, di creare coesione sociale e di promuovere unità in tempo di crisi. La collaborazione tra gli esperti italiani e la forza d’intervento formata da nuclei dei Carabinieri, specializzati nella lotta al traffico illecito di opere d’arte – ha continuato la Bokova – ci consentirà di rispondere in maniera molto più efficace alle emergenze future”.
La direttrice dell’UNESCO ha anche espresso la sua speranza che l’esempio dell’Italia sia presto imitato da altri paesi per elaborare una risposta adeguata di tutta la comunità internazionale alle gravi minacce al retaggio culturale ed archeologico dei vari paesi in crisi, secondo gli impegni adottati dagli stati membri alla conferenza generale dell’UNESCO dello scorso novembre.
L’iniziativa nasce dalla necessità di elaborare una risposta alle distruzioni su vasta scala e ai saccheggi verificatisi di recente in Siria. Una risposta che non si limiti alla difesa delle opere d’arte ma anche a quella dei diritti umani delle minoranze etniche e religiose dei paesi interessati.
Secondo il Statuto di Roma della Corte Internazionale, il danneggiamento intenzionale di opere d’arte e di tesori culturali può essere considerato un crimine di guerra.

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