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Addio a Boutros-Ghali, leader dell’ONU indipendente

La scomparsa dell'ex ministro egiziano che guidò le Nazioni Unite dal 1992 al 1996

Boutros-ghali

Boutros Boutros-Ghali 1922-2016

Boutros Boutros-Ghali, egiziano copto, da ministro degli Esteri nel 1978 fu tra i protagonisti della pace di Camp David tra Egitto e Israele. Diventò Segretario Generale dell'ONU alla fine della Guerra Fredda. Ban Ki-moon: "Ha difeso l’indipendenza della sua Segreteria"

E’ deceduto martedì all’età di 93 anni Boutros Boutros-Ghali, figura di spicco della politica egiziana del XX secolo ed ex Segretario Generale delle Nazioni Unite in carica dal 1 gennaio 1992 al 31 dicembre 1996. Al momento della sua morte, lo statista egiziano si trovava all’ospedale Al Salam di Giza. Il presidente di turno del Consiglio di sicurezza dell’ONU, il venezuelano Rafael Ramirez, ha comunicato la notizia alla comunità internazionale mentre presiedeva una riunione ufficiale al Palazzo di Vetro: dopo averlo brevemente ricordato, l’ambasciatore sudamericano ha invitato i presenti ad osservare un minuto di silenzio.

Nato nel 1922, Boutros Boutros-Ghali apparteneva ad un’importante famiglia egiziana copta ed è diventato, soprattutto a partire dagli anni ’70 del ‘900, uno dei personaggi più in vista della diplomazia internazionale: celebre fu la sua partecipazione al summit di Camp David nel settembre del 1978, nel quale, oltre a discutere della situazione fra Israele e Palestina, furono poste le basi per il Trattato di pace israelo-egiziano, siglato l’anno successivo.

Prima di divenire il sesto Segretario Generale dell’ONU, il primo in assoluto proveniente dal continente africano, Boutros-Ghali era uno dei politici più influenti del suo Paese avendo ricoperto, tra il 1977 ed il 1991, la carica di Ministro di Stato per gli Affari Esteri; oltre alla già citata conferenza di Camp David, partecipò anche a numerosi convegni riguardanti i diritti umanitari, la questione Mediorientale, lo sviluppo dell’area mediterranea, la cooperazione Afro-Araba e il movimento dei paesi non allineanti.  

Il politico egiziano ottenne la carica più importante delle Nazioni Unite subito dopo la conclusione della Guerra Fredda, in un periodo dove il mondo sperava di vivere finalmente una condizione di maggiore stabilità, dopo decenni di paure e tensioni, ma nel quale, allo stesso tempo, scoppiarono tremendi conflitti etnici. Il mandato di Boutros-Ghali verrà ricordato sia per alcuni ottimi interventi, come quello nel Corno d’Africa, devastato dalla carestia, sia per le numerose controversie riguardo il suo operato: fu duramente criticato, ad esempio, per non essere intervenuto nel fermare il genocidio che si stava svolgendo in Ruanda nel 1994 e per aver sostenuto la sostanziale neutralità delle forze militari dell’ONU durante il conflitto nell’ex Jugoslavia. 

I non idilliaci rapporti con gli Stati Uniti furono fatali per la sua riconferma: il governo di Washington, infatti,  pose il veto alla sua rielezione e, nonostante vantasse già un forte sostegno da parte di molti altri membri del Consiglio di Sicurezza, nel 1997 venne scelto Kofi Annan come nuovo Segretario.                 

L’attuale Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, dopo aver espresso le sua tristezza per la morte del politico egiziano, ha dichiarato: “Boutros Boutros-Ghali era uno statista rispettato per il servizio dato nei confronti del suo paese, l’Egitto. Grazie alla sua grande esperienza e alla sue capacità, è riuscito a guidare l’ONU attraverso uno dei periodi più tumultuosi e pieni di sfide della sua storia.” Ban Ki-moon ha anche lodato il lavoro svolto da Boutros-Ghali, tra il 1997 e il 2002, alla guida dell’Organizzazione internazionale della Francofonia, che comprende tutte le nazioni dove la lingua e/o la cultura francese hanno una significativa rilevanza nella società, e ha ricordato il suo trattato intitolato “Un’agenda per la pace”, dove si analizzano i metodi che l’ONU può adottare per preservare la pace nel mondo.  

Il Segretario Generale ha poi concluso affermando: “Boutros-Ghali ha mostrato coraggio nel porre difficili domande agli Stati Membri e ha insistito, giustamente, per difendere l’indipendenza del suo operato e della sua Segreteria. Il suo impegno presso le Nazioni Unite è privo di errori e il segno che ha lasciato nell’Organizzazione è indelebile”.

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