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L’ONU punta a un mondo fifty-fifty

Planet 50-50 by 2030: Step It Up for Gender Equality, è il tema di questo 8 marzo

festa della donna
Il 2030 è il termine ultimo per i nuovi Sustainable Development Goals che comprendono il raggiungimento della parità di genere e l'emancipazione femminile. Per realizzare questo obiettivo lavorano insieme le agenzie delle Nazioni Unite

Planet 50-50 by 2030: Step It Up for Gender Equality è il tema di questo 8 marzo 2016, internazionale della donna, celebrata dagli alti funzionari delle Nazioni Unite di tutto il mondo. Il 2030 è il termine ultimo per i nuovi Sustainable Development Goals che comprendono il raggiungimento della parità di genere e l’emancipazione femminile, nonché la garanzia di un’istruzione di qualità aperta a tutti e la promozione dell’apprendimento permanente.

“Dedichiamo un finanziamento solido, una difesa coraggiosa e una volontà politica inflessibile al raggiungimento della parità di genere in tutto il mondo. Non c’è più grande investimento nel nostro futuro comune”, ha dichiarato nel suo messaggio il segretario generale, Ban Ki-moon. Elencando i successi delle Nazioni Unite nell’ambito della parità di genere e dell’emancipazione femminile nel corso degli ultimi otto anni, Ban Ki-moon ha poi aggiunto di aver firmato circa 150 lettere d’incarico per donne nei ruoli di assistente del segretario generale o sotto-segretario generale.

H.E. Mogens Lykketoft, presidente della 70a dell’Assemblea Generale ha sottolineato nel suo di apertura i grandi passi in avanti fatti l’anno scorso dalla comunità internazionale, ponendo i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere al centro dell’Agenda 2030. “I 17 obiettivi sviluppo sostenibile e i 169 delineano molto chiaramente che cosa dobbiamo fare per  raggiungere 50/50entro il 2030. La domanda per noi, in questa giornata, è come”, ha dichiarato Lykketoft.

Quattro, secondo Lykketoft, le strategie da seguire: dare potere a donne e bambine, aumentandone la partecipazione non solo in politica, ma in tutta la società, nelle scuole, nelle comunità e nelle sedi di lavoro; affrontare gli stereotipi di genere a testa alta, rifiutandosi di accettarli come norma; dare il buon esempio, accettando la responsabilità di aumentare la parità di genere nel sistema delle Nazioni Unite, incrementando il numero dei rappresentanti permanenti femminili o nominando il primo segretario generale donna dell’ONU; lavorare insieme, andando oltre l’azione di esperti, di governi o delle stesse Nazioni Unite e coinvolgendo la società civile, il mondo accademico, i media, il settore privato, le istituzioni finanziarie.

Il tema scelto in questa Giornata fa riferimento anche a un’altra iniziativa, UN Women’s Step It Up, che chiede ai governi di impegnarsi con azioni concrete per colmare il divario di genere entro la scadenza prefissata. Come parte di questa iniziativa, più di novanta Stati membri si sono attivati “per risolvere alcuni degli ostacoli fondamentali al raggiungimento della parità di genere nei loro paesi”, ha spiegato Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttore esecutivo di UN Women. “La partecipazione delle donne a tutti i livelli e il rafforzamento del movimento femminile, con la collaborazione di uomini e ragazzi, non sono mai stati così necessari per costruire economie più forti e società più sane”, ha aggiunto.

Promuovere la parità di genere è anche una priorità assoluta dell’UNESCO in materia di istruzione, scienza, cultura, comunicazione e informazione. Nel suo messaggio, il direttore generale dell’UNESCO, Irina Bokova ha sottolineato che, nonostante i progressi, esistono ancora grossi ostacoli prima che una vera uguaglianza diventi una realtà per tutte le donne del mondo.

A Ginevra, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, ha parlato del suo incontro con le donne siriane colpite dalla guerra, raccontando di essere riuscito a vedere “la loro dignità e le loro enormi sofferenze”, nonostante non abbiano perso la speranza. “Le donne hanno, e devono avere, il diritto di essere parte del processo politico e delle trattative che noi, alle Nazioni Unite, prevediamo di avere. Loro sono parte del futuro della Siria, del presente e del passato. Hanno molto da dire e molto da insegnare a tutti noi”, ha aggiunto de Mistura, che ha stabilito uno speciale comitato consultivo composto esclusivamente da donne siriane per chiedere consigli sui provvedimenti politici necessari da adottare in Siria.

Oggi, inoltre, le Nazioni Unite hanno annunciato una nuova iniziativa portata avanti dall’UNICEF e dall’UNFPA, che porrà fine ai matrimoni precoci entro il 2030, in modo da tutelare i diritti di milioni di ragazze vulnerabili in tutto il mondo. La campagna è parte di uno sforzo globale che ha, inoltre, lo scopo di supportare le spose bambine provenienti da quei dodici paesi di Africa, Asia e Medio Oriente, dove i tassi di matrimonio precoce sono molto elevati. Il matrimonio precoce è una violazione dei diritti delle bambine e delle donne. Le ragazze che si sposano da bambine hanno maggiori probabilità di non andare a scuola, subire violenze domestiche, contrarre l’HIV/AIDS e morire a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Il matrimonio precoce provoca gravi conseguenze alle economie, portando a cicli intergenerazionali di povertà.

“La scelta di quando e chi sposare è una delle decisioni più importanti della propria vita. Il matrimonio precoce nega a milioni di ragazze questa scelta ogni anno”, ha dichiarato in un comunicato stampa il Direttore Esecutivo dell’UNFPA Babatunde Osotimehin. “Come parte di questo programma globale – ha proseguito – lavoreremo con i governi dei paesi ad alto tasso di matrimonio precoce per sostenere i diritti delle adolescenti, per aiutarle a raggiungere il loro potenziale e i paesi a conseguire i loro obiettivi di sviluppo sociale ed economico”.

Con il coinvolgimento delle famiglie, delle comunità, dei governi e dei giovani, l’iniziativa si concentrerà su strategie collaudate, come promuovere un maggiore accesso delle bambine all’istruzione e ai servizi sanitari, educare i genitori e le comunità sui pericoli del matrimonio precoce, aumentare il sostegno economico alle famiglie, e rafforzare e far rispettare le leggi che stabiliscono i diciotto anni come età minima per unirsi in matrimonio.

“Il mondo ha aperto gli occhi sui danni che i matrimoni precoci provocano alle adolescenti, ai loro futuri figli, e alle loro società”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’UNICEF Anthony Lake. “Questo nuovo programma globale aiuterà le giovani donne a realizzare il diritto di dettare il loro destino. È fondamentale agire ora perché, se le tendenze attuali continuano, il numero di ragazze e donne sposate da bambine raggiungerà circa un miliardo entro il 2030. Un miliardo di infanzie perdute, un miliardo di futuri rovinati”.

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