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Della Vedova sulla parità di genere e le crisi nel Mediterraneo

Intervista al Palazzo di Vetro dell'ONU con il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova

di Maurita Cardone e Laura Loguercio
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Benedetto Della Vedova (secondo da sin) con Emma Bonino (al centro) e la delegazione dei parlamentari italiani che ha partecipato ai lavori dell'ONU sullo stato delle donne

Benedetto della Vedova, insieme ad Emma Bonino, ha guidato la delegazione italiana alla conferenza ONU sullo status delle donne. Abbiamo raccolto il suo commento e poi gli abbiamo anche chiesto della crisi migranti e delle guerre in Siria e Libia.

Dal 14 al 24 marzo 2016 Il Palazzo di Vetro si tinge di rosa per ospitare la 60esima convention delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW) a cui hanno preso parte rappresentanti degli stati membri, delegati ONU e numerose organizzazioni non-governative. Il tema al centro del dibattito quest’anno è il legame tra la potenzialità delle donne e uno sviluppo globale sostenibile. Si discuteranno inoltre i risultati raggiunti rispetto agli argomenti sollevati lo scorso anno mirati all’eliminazione della violenza su donne e bambine.

Tanti i temi discussi in 10 giornate di workshop, conferenze e tavole rotonde: il dramma delle donne prese come ostaggio in zone di guerra, i crescenti casi di violenza fisica e psicologica, la situazione della donna in Medio Oriente, l’informazione riguardo alle malattie sessualmente trasmissibili.

Oggi le donne continuano a subire gli effetti devastanti di guerre e conflitti ed un numero sempre maggiore di esse mette la propria vita a rischio per proteggere figli o famigliari. Le donne sono inoltre i soggetti più vulnerabili nel traffico di esseri umani e continuano ad essere vittime di violenze sessuali, fuori e dentro le loro case. Nonostante i risultati ottenuti negli ultimi anni c’è ancora molto da fare in tutto il mondo per assicurare che ogni donna e ragazza possa godere di diritti equi e vivere libera da ogni sorta di discriminazione; prendere parte alla vita politica e sociale; avere accesso all’istruzione superiore e godere di un trattamento paritario in ambito lavorativo.

La delegazione italiana alla conferenza, quesst’anno era guidata dall’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, e dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che in un comunicato ha riconfermato l’impegno italiano nella salvaguardia dei diritti delle donne e della parità di genere in tutto il mondo, portato avanti tramite accordi multilaterali con istituzioni e paesi partner. “Tutti i paesi devono affrontare la cause strutturali che stanno alla base della discriminazione sessuale e delle violenze di genere – ha affermato Della Vedova –  per trasformare il nostro mondo in un luogo pacifico e equo. Riconoscere a tutte le donne un ruolo politico, economico e sociale di primaria importanza è necessario per rendere la nostra società più dinamica ed eliminare le barriere che impediscono uno sviluppo sostenibile”. Della Vedova ha proseguito ribadendo la necessità di potenziare le leggi e i provvedimenti a favore della parità di genere in modo da assicurare il pieno rispetto dei diritti. “L’Italia si trova in prima linea nel combattere pratiche degradanti e disumane quali la mutilazione genitale femminile, le gravidanze precoci, i matrimoni combinati e la violenza domestica” ha affermato.  Il nostro paese ha infatti adottato un approccio olistico nella lotta alla discriminazione che include la partecipazione attiva ad iniziative promosse da enti nazionali, regionali e dalla società civile. Non va trascurata la condizione delle donne che vivono quotidianamente in zone afflitte da conflitti: il primo Summit Umanitario Mondiale, che si terrà in Turchia il prossimo maggio, rappresenta un’opportunità unica per promuovere l’impegno in questa direzione. Per Della Vedova “le donne devono passare dall’essere vittime a protagoniste poiché possono dare un grande contributo nel superare le situazioni post-conflittuali, ricoprendo ruoli di mediazione nel delicato processo di ricostruzione della pace.” Della Vedova ha definito le donne “attori fondamentali del cambiamento” e ha ricordato che in Italia, negli ultimi anni, sono stati fatti importanti passi avanti per assicurare a tutti l’accesso ai vertici dei processi decisionali e al potere.

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Benedetto Della Vedova interviene all’Assemblea Generale dell’ONU durante la conferenza dei ragazzi del Model UN 2016

Venerdì, durante una pausa dei lavori, La Voce ha posto alcune domande al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che rappresenta per la seconda volta l’Italia alle Nazioni Unite durante i lavori alla Commission on the Status of Women. Riassumendo i punti trattati durante la tornata di incontri dedicati alla parità di genere, Della Vedova ha anche risposto alle nostre domande sulle crisi nel Mediterraneo:

“I temi affrontati specificamente sulla condizione femminile hanno molto a che fare con la democrazia e lo sviluppo sostenibile, l’ambiente, il cambiamento climatico e le droghe. Noi abbiamo focalizzato l’attenzione sul coinvolgimento delle donne nella vita economica, lavorativa e istituzionale. C’è ancora molto da fare ma l’Italia si sta muovendo in modo rapido. Nell’ambito dei progetti di cooperazione internazionale, sia multilaterali che bilaterali (soprattutto con paesi dell’Africa), il dibattito sulla condizione femminile è sempre attivo poiché una delle chiavi per accelerare lo sviluppo economico e rafforzare i programmi di sviluppo è proprio il coinvolgimento delle donne nella vita pubblica”.

L’ex ministro degli Esteri Emma Bonino ha affermato che fino a dieci anni fa molti dei soprusi vissuti quotidianamente da migliaia di donne in tutto il mondo erano ancora percepiti come taboo anche nell’ambito delle associazioni tenute a fornire aiuti umanitari. Oggi il clima è cambiato e l’Italia è in prima linea nella lotta contro pratiche quali la mutilazione genitale femminile o il matrimonio precoce. Della Vedova concorda con la Bonino e afferma: “Ha ragione Emma. Attualmente l’impegno comune nel superare questi problemi è un obiettivo formale e ufficiale di molte organizzazioni. Lo sdoganamento di queste tematiche è un passo fondamentale verso la loro eliminazione”.

Abbiamo ricordato che nei corridoi del Palazzo di Vetro ormai si prevede  che il prossimo Segretario Generale delle Nazioni Unite sarà una donna. Anche Della Vedova pensa che “sembra ora essere l’orientamento prevalente, vedremo cosa succederà”. Il sottosegretario si dichiara positivo per quanto riguarda la prossima candidatura dell’Italia a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: “Il governo e tutta la rete diplomatica si stanno impegnando in questa direzione. I riscontri sono in generale positivi rispetto a ciò che il nostro paese sta portando avanti sul piano internazionale e sulla cruciale questione dell’immigrazione”.

Proprio riguardo al tema migranti abbiamo chiesto al sottosegretario un commento sul recente accordo Europa-Turchia. Nonostante l’accoglienza fredda delle Nazioni Unite, che ribadiscono la necessità di rispettare il diritto internazionale, Della Vedova crede che le preoccupazioni siano infondate e che le decisioni prese rispettino i principi del diritti internazionale ed europeo. “Devo leggere ancora il testo finale, ma credo che la legge internazionale sia stata rispettata”. Ma quando lo abbiamo chiesto lunedì durante il press briefing del portavoce del Segretario Generale dell’ONU, la risposta che ci è stata fornita invece è rimanga immutata: Ban Ki’moon resta seriamente preoccupato che l’accordo tra Turchia e UE violi la legge internazionale.

Passando alla questione libica infine, Della Vedova ha affermato, alla domanda della Voce se avesse ragione Renzi a ripetere che non ci sarà alcuna guerra, che “l’obiettivo è garantire sicurezza e stabilità al paese nell’interesse dei cittadini. Abbiamo sempre detto che qualsiasi tipo di impegno italiano nel paese si potrà inserire soltanto in una cornice che prevede un governo legalmente riconosciuto nella pienezza delle sue funzioni a Tripoli. In base alle richieste di questo governo legittimo si potrà decidere cosa fare. L’intervento in sé – conclude il sottosegretario – non è una scelta risolutiva”.

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