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Ambiente: Le tecnologie Italiane salveranno il pianeta?

All'ONU, una rassegna di invenzioni italiane per la salvaguardia ambientale

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Un incontro con la stampa e con le organizzazioni ambientaliste organizzato dalla Missione Italiana alle Nazioni Unite e presentato dall'ambasciatore Sebastiano Cardi ha portato al Palazzo di Vetro il fior fiore della tecnologia italiana in materia di tutela ecologica

Alla fine, a salvare il pianeta dall’autodistruzione ecologica sarà l’Italia.
Ok, forse è un’affermazione un po’ eccessiva ma è quantomeno incoraggiante verificare che le possibili soluzioni “verdi” alle sfide ambientali prossime venture non mancano. Molte aziende italiane infatti, si stanno dando da fare per elaborare soluzioni tecnologiche mirate specificamente a monitorare e a mitigare gli effetti distruttivi dei cambiamenti climatici e alla produzione energetica priva di emissioni inquinanti.

A fornire un resoconto dettagliato di questi studi e di queste innovazioni ci hanno pensato la scorsa settimana i responsabili di alcuni dei maggiori gruppi industriali italiani che hanno presentato alla comunità internazionale i risultati delle loro ricerche in un incontro al Palazzo di Vetro dell’ONU. Organizzato dalla Missione Italiana alle Nazioni Unite e introdotto dall’ambasciatore italiano all’ONU Sebastiano Cardi, l’incontro con la stampa e con gli esponenti di organizzazioni ambientaliste, è stato moderato da Amir Dossal, presidente del Global Partnership Forum l’associazione di sviluppo globale dedicata alla creazione di collaborazioni internazionali per la realizzazione dei 17 SDG (Sustainable Development Goals) gli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dall’ONU.

Naturalmente, quando si parla di mutamenti climatici, si parla anche di innalzamento dei livelli del mare e quindi, nel caso dell’Italia, inevitabilmente, dell’emergenza acqua-alta a Venezia, un fenomeno che anche senza il recente inasprimento dell’effetto Serra, costituiva una delle più gravi minacce alla sopravvivenza della città lagunare. Da qualche tempo a questa parte tuttavia, il problema è divenuto ancora più grave in quanto la frequenza dei fenomeni di acqua-alta è aumentata marcatamente, come ha messo in evidenza il Professor Francesco Ossola, direttore del Consorzio Venezia Nuova.
Ossola tuttavia ha anche mostrato come questo fenomeno tipicamente veneziano e le devastazioni che esso infligge all’assetto strutturale della città, siano state mitigate ed efficacemente controllate dall’installazione del sistema MOSE, il complesso di barriere sommerse in grado di essere innalzate all’occorrenza per limitare il flusso di acqua proveniente dall’Adriatico settentrionale nella laguna veneziana e nelle strade cittadine.

A dispetto delle remore iniziali sull’impatto ambientale dell’opera inoltre, il controllo del fenomeno dell’acqua-alta sembra essere un sistema di protezione ben più vasto delle semplici barriere che costituiscono il sistema MOSE e che include anche la creazione di spiagge artificiali, il rinforzo dei canali di drenaggio, la bonifica dei danni ereditati dell’industrializzazione degli anni passati attraverso processi di fito-depurazione delle sostanze inquinanti.
Il MOSE inoltre è un progetto esportabile e utilizzabile per la protezione di altre aree a rischio come la città di New Orleans e l’area urbana di Bangkok.

Quella che si è succeduta per le restanti due ore dell’incontro è stata una vera e propria rassegna dell’italico ingegno che ha compreso la presentazione da parte di Claudio Moriconi di un “pesce robotico”, un vero e proprio “drone acquatico” concepito e realizzato dall’ENEA per il monitoraggio dei fondali marini. L’elemento innovativo di questo strumento è costituito dalla sua capacità di agire “in gruppo”, vale a dire con una coordinazione e uno scambio di segnali simili a quelli trasmessi all’interno di un banco di pesci veri e propri.

Riccardo Amoroso, direttore della sezione Innovazione e Sostenibilità dell’ENEL, ha invece parlato degli sforzi tecnologici dell’azienda per un tipo di produzione energetica che sfrutta le correnti marine. Una tecnologia che tende a rimpiazzare l’uso dei generatori a diesel ancora vastamente utilizzati su molte isole, arcipelaghi e altre località remote dove la costruzione di più vaste centrali energetiche non risulta possibile.

Nella lista di aziende presenti, anche Telespazio, rappresentato da Luigi Pasquali e presente all’incontro con i suo sistema di monitoraggio satellitare della superficie terrestre che si ispira al principio di una tomografia assiale computerizzata (TAC). L’ENI, che con Francesca Ferrazza, ha illustrato il suo approccio innovativo alla produzione di cellule fotovoltaiche stampabili e di pannelli solari concavi. E Il CAE, il cui vicepresidente Giancarlo Pedrini ha parlato del suo sistema di monitoraggio e controllo dell’assetto geologico e idrogeologico del territorio fondamentale per lo sviluppo di un meccanismo di soccorso e di reazione rapida contro incendi, frane e altri disastri naturali.
In un momento in cui l’Italia è stata chiamata a pronunciarsi sul futuro delle estrazioni di carburanti fossili dai mari della penisola è confortante notare che, a prescindere da risultati, il paese sta compiendo importanti passi avanti per stare al passo con i progressi tecnologici necessari per operare, almeno potenzialmente, un’autentica inversione di rotta in direzione della salvaguardia ambientale.

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