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Rifugiati e migranti: l’ONU lancia il Global Compact

L'appello del segretario generale affinché l'ignoranza e la xenofobia non prendano il sopravvento

Rifugiati

Repubblica di Macedonia. Un padre bacia il suo bambino. Photo: UNICEF/UN012729/Georgiev

In Safety and Dignity: addressing large movements of refugees and migrants è il titolo del rapporto con cui Ban Ki-moon ha chiesto l'adozione di un patto globale che assicuri i diritti umani, la sicurezza e la dignità di tutti i rifugiati e migranti

Sicurezza e dignità sono le parole chiave del rapporto presentato al Palazzo di Vetro ieri, lunedì 9 maggio, nella giornata dell’Europa, dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon con il titolo In Safety and Dignity: addressing large movements of refugees and migrants, con cui ha chiesto l’adozione di un patto globale sulla ripartizione delle responsabilità che assicurano i diritti umani, la sicurezza e la dignità di tutti i rifugiati e migranti.

“Gli Stati membri hanno la responsabilità di assicurare che le loro procedure alla frontiera proteggano i diritti umani e siano conformi al diritto internazionale del rifugiato, oltre ad essere sensibili ai bisogni particolari di donne, bambini e altri che possono essere particolarmente a rischio” perché “questo è il momento di costruire ponti, non muri, tra le persone”, ha dichiarato Ban Ki-moon. Quest’ultimo ha poi sollecitato gli Stati membri ad affrontare le cause profonde di tali movimenti, a proteggere le persone sia in viaggio che alle frontiere, a prevenire la discriminazione e a promuovere l’integrazione, invitandoli ad adottare due Global Compact: uno sulla condivisione delle responsabilità rispetto ai rifugiati, l’altro su una migrazione sicura, regolare e ordinata.

“Affrontare tali cause significherà meno movimenti”, ha osservato il Commissario Generale Karen Abuzayd, sottolineando che l’intento “non è prevenire il movimento di migranti e rifugiati, ma dare loro una scelta: la maggior parte di loro vorrebbe rimanere a casa. Dovrebbe essere consentita loro la possibilità di scegliere e di poter rimanere”.

“Se si può trarre una lezione da questi ultimi anni”, ha osservato il segretario generale, “è che i singoli paesi non possono risolvere questi problemi da soli. La cooperazione internazionale e l’azione per affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti devono essere rafforzati”.
Il rapporto pubblicato ieri costituirà la piattaforma del summit del prossimo 19 settembre che, come riconosciuto dal capo dell’ONU, sarà un’opportunità unica per i leader mondiali per rafforzare e implementare quadri esistenti, così come per accordarsi sui nuovi approcci per affrontare la questione. Il meeting sarà il culmine di una serie di iniziative internazionali in risposta alla crisi globale di rifugiati e migranti, in merito al quale Ban Ki-moon ha espresso la speranza che l’incontro non solo galvanizzi gli impegni assunti in occasione di eventi precedenti, ma che serva anche a rafforzare la risposta collettiva ai grandi movimenti di rifugiati e migranti.

“Condividendo le responsabilità in modo equo, non ci dovrebbe essere alcuna crisi per le nazioni che ospitano i rifugiati”, ha aggiunto il segretario generale.

“Possiamo permetterci di aiutare, e sappiamo che cosa dobbiamo fare per gestire i grandi flussi di rifugiati e migranti. Tuttavia, troppo spesso, lasciamo che la paura e l’ignoranza prendano il sopravvento. I bisogni umani finiscono per essere oscurati, e la xenofobia parla più forte della ragione”.
La proposta del Palazzo di Vetro arriva mentre l’UE è divisa su come affrontare il problema. L’intesa con la Turchia, che ha accettato di ricevere rifugiati in cambio di una serie di concessioni, sta vacillando. Oltre 184.000 migranti sono arrivati in Europa via mare quest’anno, in rialzo dai quasi 49.000 registrati nei primi quattro mesi del 2015.

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