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Il conflitto israelo-palestinese e il pericolo di Hezbollah

L'ambasciatore israeliano informa l'ONU della presenza di 1.200 nuovi missili nel sud del Libano

L'ambasciatore israeliano Danny Danon presenta le nuove basi di Hezbollah nel sud del Libano

Durante le discussioni riguardanti il report rilasciato dal Quartetto per il Medio Oriente, l'ambasciatore israeliano Danon informa il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della presenza di nuove basi delle milizie di Hezbollah e di più di 1.200 missili pronti per colpire Israele

Durante la mattinata del 12 luglio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per discutere i possibili sviluppi della difficile situazione in Medio Oriente. Nonostante la riunione si sia concentrata principalmente sulle tensioni che minano il già precario rapporto tra Israele e la Palestina, l’Ambasciatore israeliano Danny Danon ha colto l’occasione per annunciare la presenza di nuove, preoccupanti basi delle milizie affiliate con il gruppo estremista Hezbollah situate nei pressi di Shakra, nel sud del Libano. I dati, raccolti dall’intelligence israeliana, attestano infatti la presenza nella zona di più di 1.200 missili pronti per colpire Israele. Le basi sono situate in un’area che conta circa 4.000 abitanti ed è circondata da 1.100 edifici, un terzo dei quali risulta ora utilizzato come centro di controllo per i missili. Le nuove basi sono inoltre strategicamente poste nei pressi di scuole, ospedali o luoghi di culto e ciò riflette il fatto che Hezbollah è intenzionato a usare i civili libanesi come scudo umano durante la preparazione dei suoi attacchi. Questo si pone in completa contrapposizione con la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, varata nel 2006, che prevedeva il cessate il fuoco tra Hezbollah ed Israele ed il disarmo di tutte le milizie in Libano ad eccezione dell’esercito governativo. La situazione appare anzi totalmente capovolta se consideriamo che Hezbollah non solo non ha iniziato le procedure di disarmo ma ha, al contrario, notevolmente aumentato il suo arsenale. Danon ha proseguito accusando il Consiglio di Sicurezza per il comportamento passivo mantenuto nei confronti dei fatti, affermando che nessuno dei tentativi di portare il caso all’attenzione del Consiglio ha mai avuto successo. L’Ambasciatore ha quindi invitato il Consiglio a riconsiderare l’efficacia della Risoluzione 1701, affermando: “Ci aspettiamo che il Consiglio agisca. Ci aspettiamo che il governo libanese riprenda il controllo su ciò che sta succedendo nel sud del paese. Invito il Consiglio ad impegnarsi per rimuovere, finalmente, il terrorismo nella zona di frontiera con Israele” (il commento a questo link, dal minuto 1:50). 

Sempre in occasione di quest’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza è continuato inoltre il dibattito sulla difficile questione israelo-palestinese. I rappresentati permanenti alle Nazioni Unite dei due paesi, rispettivamente Danny Danon per Israele e Riyad Mansour per la Palestina, si sono scambiati accuse di fuoco in particolare riguardo al report recentemente rilasciato dal Quartetto per il Medio Oriente (di cui fanno parte le Nazioni Unite, gli Stati Uniti, l’Europa e la Russia) mirato principalmente a fornire una descrizione esaustiva dell’attuale situazione nella zona. Mentre il Segretario Generale Ban-ki Moon ha definito ciò che viene detto nel rapporto come “inconfutabile”, l’ambasciatore palestinese Mansour lo ha criticato a causa della sua presunta riluttanza nell’ammettere le azioni terroristiche messe in atto da Israele. Durante il suo discorso per la stampa Mansour ha affermato che “i principali ostacoli nel percorso che porterà la pace e la giustizia nel Medio Oriente sono la negazione di diritti inalienabili ai cittadini palestinesi e il proseguimento dell’occupazione israeliana. Questa occupazione, iniziata il 4 giugno del 1967, deve finire con la formazione di due Stati, come indica la Risoluzione dell’ONU. L’occupazione deve finire e non può essere giustificata”.

Danon ha prontamente risposto affermando che l’attuale Presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha più volte rifiutato di iniziare i colloqui di pace con il governo israeliano che si è invece reso disponibile al dialogo. Inoltre, egli ha definito le accuse di avvelenamento delle acque rivolte a Israele dai palestinesi come “pure e semplici calunnie” ed ha approfittato dell’occasione per dichiarare che il principale motore delle violenze nel conflitto sono i commenti provocatori rilasciati da ufficiali palestinesi. “L’ondata di terrore in Israele è direttamente collegata con le ripetute incitazioni all’odio che troviamo nelle parole delle autorità palestinesi” ha proseguito Danon, sottolineando anche che, per permettere il raggiungimento della pace, il governo palestinese dovrà eliminare definitivamente i commenti diffamatori e istigatori.

Mentre la situazione in Medio Oriente risulta sempre più tesa e le speranze di pace si affievoliscono, l’argomento rimane al centro delle discussioni al Palazzo di Vetro. Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

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